Cova, annullate le diffide all’Eni. Il Tar: “I controlli spettavano all’Arpab”

 

regione
28 Apr 2017

Scritto da Fabrizio Di Vito

POTENZA – Che sia Tribunale, Tar o Corte dei Conti, la musica non cambia. Negli ultimi anni difficilmente la Regione Basilicata ne ha “azzeccata” una sul fronte giudiziario, tra atti e bilanci bocciati e richieste di costituzione di parte civile “pasticciate”.

L’ultima “stoccata” è arrivata nel tardo pomeriggio di mercoledì dal tribunale amministrativo regionale che ha accolto il ricorso dell’Eni contro le diffide dell’ente regionale intimate dopo lo sversamento di greggio all’esterno dell’impianto e riguardanti l’utilizzo dei serbatoi di stoccaggio del petrolio privi del doppio fondo. Nella sentenza breve favorevole alla compagnia petrolifera il Tar spiega che non spettava alla Regione esercitare direttamente il potere di evidenziare inosservanze da parte dell’Eni rispetto alle autorizzazioni ricevute negli anni precedenti.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

Tratto da:http://www.nuovadelsud.it/primo-piano/primo-piano-news/cronaca/11635-cova,-annullate-le-diffide-all-eni-il-tar-i-controlli-spettavano-all-arpab.html

 

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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