BANZI -18 AGOSTO A.D.. 2000

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Immagine tratta da repertorio di Gerardo Renna

Tratto da:Onda Lucana by Gerardo Renna

Nulla di simile a Banzi c’era mai stato! in programma,

destava una gran curiosità, ma in alcuni anche apatia e scetticità.

Col passare dell’ore i primi movimenti,

i primi preparativi e qualche ritardata prova.

Già nel pomeriggio, insolitamente il centro si gremiva di gente che all’evento voleva almeno essere presente!

Al crepuscolo il via ed era già grande frenesia!

Niente e nessuno era più fermo…!

Ognuno si muoveva per cercar di vedere quello che sapeva ma che ancor non si vedeva! Tutto era in gran fermento!

Musiche e danze medievali aprirono la festa fra tanta gente sempre più cordiale.

Il corteo papale intanto era partito e procedeva dall’entrata sud del paese.

Solennemente avanzava tra du ali di folla che festosa acclamava!

Le tenebre eran ormai scese, ma la festa non scemava. Anzi sempre più aumentava!

Le luci dei lampioni accendevan ancor più il folclore!

Tutto provenir sembrava dal passato remoto (1): gli squilli delle trombe il rullo dei tamburi martellante, i nitriti dei cavalli!

Il papa, seguito e scortato da una moltitudine di prelati e autorità dell’epoca, lentamente, ma solennemente, incedeva verso il centro del paese!

La gente, festosa, applaudiva ed il papa con la mano benediva!

Uno stuolo di angeli i nostri monaci sembravano nei loro sai bianchi con i mano ciascuno un cero di luce gialla!

L’incontro all’inizio del corso.

Lì, uno per volta, c’è stata la presentazione con tanto di genuflessione e presentazione!

Il corteo e la folla, come una marea, sono entrati nell’Abbazia in uno scenario di stupefatta coreografia!

E qui dal loggiato del palazzo badiale Papa Urbano, come allora, ha parlat.o (2) Con affetto paterno verso i frati suoi diletti e con severità e rigore verso i signori predatori…!

Finito il discorso del Pontefice, del nostro Monastero protettore, iniziava a suonare e cantare un quartetto di musica medievale.

Alla fine il corteo riprende e per il corso si distende.

Nuovamente il clamore delle trombe squillanti, dei tamburi e degli armigeri i nitriti dei cavalli!

E avanti i ll Papa e in suo onore giocolieri, con torce accese ed estrosi sputa fuochi! Qualcuno, inoltre, a i suoi piedi si prostrava ad impetrar una grazia per sé o per qualche suo caro!

Banzi, 2o oagosto 2000 (1) passato remoto: il 24 agosto 1089, quando papa Urbano

II venne Banzi a consacrare l a nuova chiesa normanna, costruita su quella longobarda dell’ VIII secolo. (2)

Ha parlato: maledicendo e sconsacrando gli usurpatori dei possedimenti della “nostra” Abbazia, confermando alla stessa la diretta dipendenza e protezione del Laterano e concedendo ad essa ampi privilegi ed esenzioni dalle diocesi locali.

Tratto da:Onda Lucana by Gerardo Renna

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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