A Roma sfilano i Borghi, tesoro d’Italia

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Terme Diocleziano:dal 6/5 quinte teatrali, touchwall, animazioni

Redazione ANSAROMA29 aprile 201711:18NEWS

(ANSA) – ROMA, 29 APR – Una suggestiva quinta teatrale che forma, lungo un percorso sinuoso, un “paesaggio ideale” di archetipi tipici dei borghi italiani. Un susseguirsi di facciate di chiese, palazzi nobiliari, porticati, rocche, abbazie, torri medievali, a simboleggiare, attraverso un coinvolgente gioco prospettico, il tesoro nascosto d’Italia. E’ il benvenuto della mostra ‘Ai Confini della Meraviglia’, allestita alle Terme di Diocleziano a Roma dal 6 maggio nell’ambito dell’iniziativa ‘Borghi – Viaggio Italiano’ cofinanziata dal Mibact e che vede protagoniste 18 regioni italiane con i loro splendidi borghi.
Un allestimento su una superficie complessiva di 450 mq, che oltre al “paesaggio ideale”, da percorrere proprio come se ci si trovasse all’interno di un tipico borgo, presenta un grande touchwall dell’Italia con i 1.000 borghi da scoprire, raccontati, uno ad uno, ad un semplice clic sul grande schermo.
E nella ‘Piazza del Borgo’, spazio alle animazioni giornaliere per un intero mese (www.viaggio-italiano.it).

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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