Sversamento Cova, l’Arpab esclude la contaminazione dei corsi d’acqua

 

agri_fiume
04 Mag 2017

Scritto da Daniele Corbo

VIGGIANO – “Tutti gli analiti determinati hanno valori di concentrazione inferiori oppure leggermente superiori alla concentrazione espressa dal Limite di Determinazione Analitico (Lda)”.

È quanto si legge nella relazione dell’Arpab sui risultati delle analisi dei campionamenti effettuati sugli affluenti del fiume Agri, pubblicata sul sito istituzionale dell’ente. Tradotto? Dovrebbe significare che le quantità di inquinanti trovati nei corsi d’acqua non sono così elevate da far pensare a una contaminazione. Le sostanze cercate sono metalli pesanti, idrocarburi (frazione estraibile e volatile, totali e policiclici aromatici), composti organici volatili e ammine filmanti da inibitore di corrosione. I prelievi dei tecnici dell’Ufficio Risorse Idriche del Dipartimento Provinciale di Potenza risalgono al 18 e al 24 aprile, quindi dopo il rinvenimento di acqua contaminata fuoriuscente dal dreno della zona industriale sulla SS 598.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

 

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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