Il disastro di ENI in Val d’Agri: composti cancerogeni nelle falde ben oltre il COVA

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Scritto il 7 maggio 2017 by

Vi alleghiamo alcune analisi pubblicate marginalmente, come sempre, sul sito della Regione Basilicata. Arpab in alcuni piezometri piezometri fuori il COVA rileva sforamenti da: manganese, ferro, sommatoria policiclici aromatici, benzopirene, dibenzo – antracene, indeno pirene, dicloroetilene, benzofluorantene ed altro. Sostanze cancerogene e tossiche ad ampio spettro, ma questo non lo dicono. Manca la georeferenziazione dei dati, le profondità, la modellistica di dispersione in falda, insomma difronte al disastro ambientale sta uscendo fuori tutta la miseria della regione Basilicata.

 

La barriera idraulica pare argini solo un versante del COVA, e non sapendo come sono fatte le falde non si conosce esattamente ancora la dinamica della contaminazione e la sua profondità, nonchè entità visto che Arpab non rileva tutte le sostanze che dovrebbe rilevare, infatti manca la ricerca di decine e decine di inquinanti previste per legge ed altre a scopo precauzionale

L’Arpab  solo adesso inizia a riportare in maniera sistemica e precisa, dopo 19 anni di omissioni, il giudizio di non conformità dei campioni, e nessuno spiega come sia naturalmente spiegabile, come i tenori di ferro e manganese arrivino in alcuni campioni a 13mila o 3300 mcg/l, superando di decine di volte la soglia di legge, prova che ferro e manganese non sono sempre contaminanti esclusivamente naturali come dicono da anni politici e tecnici proni alla politica. E chi inquina sa come giocare con i limiti di legge e con la presuntà “petrogenicità” dei metalli abbondanti in falda.

Ciò che la Regione Basilicata sta mettendo in campo è sempre sottodimensionato rispetto al problema: il disastro è più esteso e pericoloso di quello che ci stanno comunicando e le contromisure messe in campo sono comunque insufficienti. Come Cova Contro ci sentiamo di dire soprattutto alla popolazione locale, di consumare solo previa estesa, imparziale ed accreditata analisi i prodotti locali, dall’acqua agli alimenti, perchè le istituzioni locali non sono tecnicamente in grado di dirlo in maniera accurata, nè libere dal comunicare esiti gravi. Diffidate da chi, pezzo del sistema e finto oppositore, asserisce il contrario, tradendo il proprio territorio. E poi chi aiuta Arpab nelle analisi? L’Ispra, guidata da un condannato, amico storico del PD lucano, che collabora con ENI in altri progetti ambientali.

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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