Eni: “Basta fake news sulla Val d’Agri”

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L’ad: “Su tumori e inquinamento in Basilicata è disinformazione”

Redazione ANSAMILANO11 maggio 201717:45NEWS

(ANSA) – MILANO, 11 MAG – “Accettiamo tutto, ma non la disinformazione e l’accusa di essere dei mostri e degli assassini”. Lo afferma l’ad di Eni Claudio Descalzi rispondendo alle domande di studenti lucani in visita nella sede di San Donato Milanese. Descalzi ha parlato di ‘fake news’ delle quali “la più grande è sull’incidenza dei tumori in Basilicata, che è la regione italiana meno colpita dopo la Calabria. Le più colpite sono quelle del Nord, dove non c’è produzione di greggio”. Quanto al Lago del Pertusillo, “ci hanno accusato di inquinarlo ancora prima che iniziassimo le produzioni”, ha affermato spiegando che “non c’è nessuna correlazione tra produzioni contaminazione del lago”. Infine la Val d’Agri che, “già all’epoca dei romani presentava affioramenti superficiali di olio, ma oggi siamo noi a produrre e ci prendiamo le colpe”.
Quanto poi al centro oli di Viggiano, “da controlli effettuati non da noi, le acque esterne non sono contaminate, lo sono quelle interne e stiamo lavorando con Arpa, Regione e Ispra” per la bonifica.

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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