Sversamento Cova, inquinati e pure provinciali. Anche Gentiloni minimizza l’accaduto

 

descalzi_gentiloni
13 Mag 2017

Scritto da Michelangelo Russo

POTENZA – Un racconto per lunghe fasi agevole quello che l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi ha fatto a San Donato Milanese, in occasione dell’incontro intitolato “Eni con l’Italia”.

Gli unici passaggi più delicati sono arrivati proprio in risposta alle tre domande degli studenti lucani, in merito alle misure per preservare e risanare l’ambiente (su tutti il caso Pertusillo), all’attendibilità dei controlli, alla presunta accentuazione di malattie cancerogene legate all’attività estrattiva in Val d’Agri e ai provvedimenti intrapresi a seguito della chiusura del Centro Olio. Risposte di cui vi abbiamo dato conto nell’edizione di ieri. L’ad del cane a sei zampe ha infatti parlato di “fake news” e affermato come solo le acque interne sono contaminate, respingendo le accuse in maniera perentoria. “Non siamo dei mostri e degli assassini”.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

 

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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