Alla radice.

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Vignetta tratta da repertorio di Marco De Angelis. Si ringrazia l’autore.

Alla radice I parte

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

Ciò che segue potrebbe essere giudicato come retorica populista di semianalfabeti, ignoranti afflitti da sindromi ricorrenti di complottismo… e ancora: delirio di frustrati internauti dediti all’umanismo, nullafacenti o bamboccioni perditempo… e via con la sequela di insulti di tal genere provenienti da quelli che hanno sempre ragione. Per chi non avesse ancora capito, mi riferisco a coloro che, magnifici accademici, esperti economisti del mondo libero global e che, pur continuando a non azzeccarne una, vanno in giro a divulgare la verità rivelata del “tutto senza frontiere” e della crescita continua. Ma, dato che simili fesserie, dogmi incrollabili per codesti, attraggono sempre meno persone, avvertono la necessità di avvalorarle tramite figure messianiche in grado di guidarle in questa difficile guerra al populismo. Ecco perché si recarono a Davos a plaudire il cinese Xi Jinping, oppure si sono precipitati in massa ad omaggiare l’Obama milanese perché costui è il giusto, l’ultimo messia di un mondo nuovo in corso di realizzazione, che si presenta ai convegni di questi sapienti accademici dal rigore facile (però da applicare solo allo spendaccione e miserabile parassita popolaccio) si toglie la cravatta e tutti corrono ad imitarlo sbracandosi. L’ex presidente USA (e getta) è diventato come il Bay di Agapur del film di Totò “L’imperatore di Capri”, (in quest’opera cinematografica da rivedere, sempre, il finto Bay lanciava tutte le mode bizzarre: tuffo in acqua vestito, serpente nel cappello e mille altre furfanterie….). Così si presentano gli accademici-imprenditori, e sapienti a vario titolo che giocano a mostrarsi finti casual sempre più facili all’endorsement nei confronti di mammona: in definitiva null’altro che pseudopolitici pret a porter.

E poi parlano male di Ezra Pound, quando invece dovrebbero farlo studiare in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Questa necessaria premessa è utile a introdurre la materia che noi ignoranti proveremo a spiegare nelle righe seguenti e che, in questa sede, abbiamo definito per semplificazione di linguaggio: radice. Specificatamente la radice del cambiamento europeo in atto e che, tanto cara alle illuminate menti delle oligarchie al potere in questo angolo di mondo volutamente chiamato, sempre da loro, occidentale, a noi sempliciotti è sempre sfuggita; almeno fino a pochi anni fa, quando l’informazione pare essere sfuggita al controllo del politicamente corretto. E allora ci chiediamo: Possibile tutta questa libertà improvvisa? Eppure da oltre 200 anni i volti di questi illuminati sono trasfigurati dalla luce della sapienza e della ragione, ne hanno fatto pure un culto nella loro culla geografica, l’ex regno di Francia! Potremmo asserire che, eccessivamente allampanati fino all’accecamento, codesti nostri padroni, che tutto sanno e prevedono, in anticipo sui secoli, non si siano resi conto che la radice del loro mondo pian piano si sarebbe svelata e dunque rivelata anche agli umili con rischi, a questo punto esiziali, per le élite illuminate? Di Satana non bisogna mai sottovalutare gli stratagemmi, e se dunque oggi chiunque può scoprire le radici: origini ed evoluzione di quella creatura pseudopolitica chiamata Unione Europea, è perché crediamo, nella nostra mente semplice, che oramai gli illuminati si sentono così al sicuro del fatto che i giochi siano chiusi, da poter favorire la diffusione pubblica delle loro intenzioni malefiche.

E purtroppo sembra, anche a giudicare dalle ultime elezioni “francesi”, che sia una strategia giusta, perché ormai più nessuno ha la forza né la volontà di scrollarsi dal collo il giogo paneuropeo. Non resta che elencare i dati, e non “fakke nius”, di una lenta ma inesorabile marcia, (en marche!) effettuata nel corso degli ultimi due secoli dagli ambienti massonici i quali  hanno in mente, e questa è la radice di tutti i mali, di eliminare i popoli europei e con essi la stessa cultura del continente.

Non stiamo qui a riprendere le teorie più ardite riguardo le origini del grande progetto di genocidio europeo, ci limitiamo a ripercorrere le fasi salienti di un processo iniziato nel cosiddetto secolo dei lumi che portò al trionfo delle realtà imprenditoriali a scapito delle antiche feudalità militari e terriere. Quando le élite borghesi riuscirono ad innestarsi negli antichi casati nobiliari; ma le differenze rispetto all’ancien regime si mostrarono da subito sostanziali. I parvenue erano ben lontani dal contentarsi del semplice sussidio che gli garantiva il possesso di un feudo, e che rappresentava l’ordinarietà per tutta l’antica aristocrazia. Questi borghesi puntavano al profitto, al divenire, all’accrescimento delle ricchezze, in linea con una visione del mondo non più circolare, come nell’evo antico, ma puntato a folle velocità verso una sola direzione, il futuro, il progresso. Per il raggiungimento del quale tutto il passato è visto come un fardello più che una ricchezza. In linea con i principi produttivi nuovi, facilitati dalla rivoluzione industriale, i nuovi “nobili” mostrarono da subito la loro pericolosità, Napoleone e i suoi massacri giacobini ne furono solo l’inizio. E tutto sommato il genio corso era ancora un nemico facilmente battibile, quel che è arduo combattere sono le azioni subdole, passate sotto traccia, che scavano come mine sotto le cinte murarie, e purtroppo l’assediato, il mondo tradizionale, se ne rese conto solo quando si aprirono le brecce per via dei crolli. Fu così che le azioni della massoneria continuarono a svolgersi nei palazzi dell’antica nobiltà, occupati nei più svariati modi, ad esempio acquisendo titoli per via matrimoniale, cosa che fece Saint Yves d’Alveydre dopo aver sposato la contessa Keller. Ovviamente il titolo di conte doveva essere sfruttato per far approvare le direttive del nuovo mondo tra le corti europee. Ridotti allo stremo, impauriti e decimati dagli orrori giacobini, i superstiti delle antiche nobiltà pur di sopravvivere accettarono qualsiasi diktat loro imposto. Ebbe così gioco facile il Saint Yves d’Alveydre nel far recepire alla “gente che conta” la necessità, tutta massonica, di un governo mondiale retto da élite di banchieri e tecnici, con addirittura un ruolo primario da affidare al popolo ebraico, guida delle nazioni!

In questo grande progetto rientrava, come era prevedibile, anche la riduzione del cattolicesimo ad una semplice organizzazione umanitaria attraverso lo svuotamento di tutti i suoi contenuti trascendentali. Fatto curioso è che tra i centri di guida di questo governo tecnico europeo, teorizzato dall’Alveydre, oltre alle comprensibili Londra e Parigi, veniva indicato anche un piccolo borgo di mercanti, Bruxelles; anche dal fatto che, nel secondo dopoguerra, i padri dell’UE l’abbiano eletta a capitale, si comprende la pedissequa, sinistra e inesorabile prosecuzione dei piani degli antichi maestri… (continua) 

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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