Petrolio, petizione popolare per impugnare l’intesa del ’98

 

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24 Mag 2017

Scritto da Mariolina Notargiacomo

 

POTENZA – Dal petrolio solo grane. Accordi istituzionali e leggi nazionali non hanno rappresentato una garanzia per i lucani, i quali si sono ritrovati alle prese con problemi gravi. Senza tralasciare le inchieste giudiziarie – l’ultima in ordine di tempo è di l’anno scorso e vede al banco degli imputati il cane a sei zampe – la storia di oggi non è molto differente da quella di ieri.

Lo sversamento di greggio al Centro Olio di Viggiano ha fatto risuonare il campanello d’allarme. E’ chiaro che c’è chi continua senza remore a infischiarsi delle regole, che a questo punto vanno riscritte e non solo. E’ necessaria una pianificazione e riprogrammazione dell’intero sistema di produzione energetica in regione, che prescinda dal petrolio. L’istanza non è nuova: avanzata da tempo da più parti e in svariate sedi. Non ultima quella che ha visto di recente a Spinoso numerose associazioni ambientaliste, compresa Libera, alzare la voce in tal senso. Ed è un obiettivo diventato nucleo dei manifesti stilati in modo unanime dalle organizzazioni sindacali. Ai numerosi appelli fa seguito un’iniziativa che, questa volta, chiama in causa direttamente i cittadini, ai quali “Comunità Lucana – Movimento No Oil” si rivolge invitandoli a sottoscrivere una petizione popolare, con la quale “viene chiesto al presidente della Giunta e al Consiglio regionale di Basilicata la messa in mora e l’impugnativa degli accordi sottoscritti con Eni nel 1998.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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