Un complotto internazionale risalente a 1900 anni fa!

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Immagine tratta da web.

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

Un complotto internazionale risalente a 1900 anni fa! Prima Parte

La vicenda in questione vede coinvolto, non si sa fino a che punto conscio di quello che stava per venir fuori, uno dei personaggi più noti del mondo antico romano: Gaio Plinio Cecilio Secondo, per semplificazione detto il giovane onde distinguerlo da suo zio, ammiraglio della flotta imperiale di Miseno, scienziato famoso per aver scritto la monumentale “Naturalis historia” e morto nella celebre eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Eruzione che proprio il giovane Plinio, trovatosi nella villa di famiglia a Capo Miseno, poté descrivere fin nei minimi dettagli, risultando per questo l’autore della prima testimonianza storica dell’intera umanità su un fenomeno del genere. Enorme riconoscenza gli tributano ancor oggi i geologi, i quali nominano il tipo di eruzione esplosiva, quella vesuviana, col nome di pliniana.

Ma non è di questo che tratteremo, tale presentazione è d’obbligo per pesare la caratura del personaggio in questione. E Plinio ebbe davvero una vita intensa; finendo col diventare uno dei migliori servitori dell’amministrazione imperiale. Da avvocato, sia pur di nobili ascendenze, soprattutto grazie al celebre zio, in breve tempo ha svolto un eccellente cursus honorum: dai diversi patronati ricoperti nella difesa dei provinciali vessati da governatori corrotti, alla cura delle vie fluviali, fino all’incarico maggiore, nelle casse dell’erario, il cosiddetto Tempio di Saturno; in pratica ministro del tesoro del tempo. Per questa sua predisposizione alla cura degli affari economici, nonostante la sua formazione professionale sia stata, come detto, forense, l’Imperatore Traiano volle inviarlo nel 111 d. C. nella provincia di Bitinia, attuale Turchia nordoccidentale, per ristabilirvi le casse dissestate di modo che, con il risanamento far ripartire una serie di lavori pubblici per migliorare le condizioni sociali ed economiche della provincia. A giudicare dall’epistolario tra Plinio il giovane, Legatus Augusti pro Praetore di Bitinia, e Traiano, il compito sembra essere stato svolto ottimamente. In esso si parla spesso di richieste di invio tecnici da Roma per il ripristino di un alveo di fiume o per una bonifica, per delle strade, o addirittura se sia possibile autorizzare la costituzione di reparti di vigili del fuoco con elementi del luogo. In mezzo a questa corrispondenza da rigido e fedelissimo funzionario, fino a rendersi petulante, capita di leggere anche l’altra grande testimonianza che Plinio fornisce alla storia e sempre ricoprendo tale incarico in Bitinia: Come comportarsi dinanzi alla presenza di una cospicua comunità cristiana, se perseguirla o astenersi. La risposta di Traiano in merito è mite al punto tale da fargli guadagnare, mezzo millennio dopo, le preghiere di S. Gregorio Magno affinché l’anima dell’Optimo Principe giunga in Paradiso. E certo il giovane Plinio doveva avere un forte potere di attrazione per i grandi eventi, gliene capitavano davvero di ogni sorta! Anche quella di trovarsi un giorno a Nicea, (città sempre nella provincia di sua competenza, la Bitinia) e siamo al nocciolo di questo racconto, ed essere visitato da un corriere proveniente nientemeno che dalla Crimea, inviatogli dal re di quell’area, un certo Tito Giulio Sauromate. Costui governava, per conto di Roma, i vasti territori che andavano dalla penisola fino al mar d’Azov e le foci del Don, nonché un’altra grossa fascia costiera a est del grande fiume. Questi territori rientravano nel regno detto del Bosforo Cimmerio, un’entità statale cliente di Roma, leggi vassalla, fin dal tempo in cui Pompeo mise piede in Asia alla rincorsa di Mitridate. Ora, questo Sauromate, pregava il governatore di inoltrare verso Roma, dall’imperatore, una lettera della quale purtroppo non conosciamo il contenuto ma sul quale diversi studiosi hanno avanzato suggestive supposizioni; ma intanto proseguiamo con l’esposizione dei fatti. Assieme al corriere del re cliente giunge, a poca distanza di tempo, anche il corriere del liberto Licorma, nient’altro che un funzionario del procuratore, di Ponto e Bitinia, Virdio Gemellino. Ricordiamo che la carica di Procuratore, ricoperta anche dal celebre Ponzio Pilato, era di natura prevalentemente fiscale, sovrintendeva al pagamento dei tributi delle provincie e degli stati clienti. L’ipotesi fatta, al proposito di questo viaggio da Plinio, è che il suddetto Licorma abbia avuto degli screzi con il re Sauromate, riguardo ai tributi che il regno del Bosforo versava a Roma, o addirittura alle sovvenzioni che lo stesso Impero Romano, a volte, versava agli stati clienti, (vuoi per la costruzione ed il mantenimento di fortezze e guarnigioni legionarie in suddetti territori, oppure per donativi utili a legare alla causa romana le élite del luogo). D’altronde la Crimea, penisola sempre al centro della storia così come sta geograficamente al centro del Mar Nero, ospitava sulle sue coste, e già da due secoli, diverse basi navali della flotta romana. Come stiano le cose, sono tuttavia ancora secondarie rispetto al grande disegno geopolitico che si stava dipanando sotto gli occhi del governatore Plinio. Le beghe, supposte o reali, intercorse tra Sauromate e Licorma, celavano gravi fatti di cui si chiedeva l’immediato intervento del principe Traiano. In una successiva lettera Plinio informa Traiano di aver concesso un salvacondotto al corriere del re Sauromate, perché costui aveva urgenza di informare Roma. (continua)

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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