I pesci del Basentello morti per “sesso”

In realtà c’è un batterio al loro interno, ma lo stress è causato dalla “riproduzione”.

I pesci morti al Lago Serra del Corvo, alias Diga del Basentello, sarebbero tutti carassi adulti. Stando alle indagini Arpab i pesci a monte dell’invaso starebbero bene, e la moria sarebbe monospecie e monotaglia ed interesserebbe solo gli esemplari, ambosessi, in fase riproduttiva e comunque un fenomeno “non riconducibile ad inquinamento ambientale” (lo scrivono i tecnici dell’Arpab il 25 aprile senza avere ancora le analisi chimiche o tossicologiche sui pesci che usciranno solo a maggio – ndr).

fonte Carlo Sacco

L’Istituto Zooprofilattico delle Venezie (IzsVE) ha analizzato nel suo centro di ittiopatologia, le carcasse dei carassi rilevando due batteri: l’aeromonas veronii biovar sobria e il plesiomonas shigelloides, refertando la morte per processo setticemico, senza dire esattamente le cause d’innesco del problema.

Quindi l’Izsve parla di “malattia infettiva” non di stress riproduttivo e degli sbalzi climatici come detto da Iannicelli in conferenza stampa, e comunque sono in corso i test biomolecolari per ricercare eventuali virus nei pesci, nelle acque invece pare che nessuno abbia preventivato analoghe ricerche.

Ma in soccorso alla vicenda è venuta anche Arpa Puglia, con analisi non più estese di quelle Arpab, infatti l’Arpa Puglia ha in totale ricercato una quarantina di sostanze complessivamente (i soli principi dei fitofarmaci sono oltre 100 – ndr) con tenori di azoto nelle acque non proprio bassi e trascurabili, oltre i 3 mg/l, Arpab invece va oltre i 4.

foto A. De Sanctis

L’Arpab non ha ecotossicologi nè ittiopatologi, eppure è serena e prudente ed esclude delle piste, ed entrambe le arpa non riportano nelle analisi nè i limiti di legge, nè i riferimenti legislativi adottati, che non sono pochi. L’Izsve ha svolto solo un’analisi microbiologica parziale e nessuno ha ricercato inquinanti antropici nei pesci.

Tutto appeso, tutto approssimativo, tutto da approfondire come sempre, ci dispiace soltanto che all’epoca dei fatti Cova Contro non avesse sufficienti fondi in cassa per affrontare emergenze o monitoraggi non concordati.

Come ha fatto l’Arpab nella persona del dott. Caricato a dire il 25 aprile che non poteva essere l’inquinamento la causa se le analisi chimiche sull’acqua e quelle sui pesci sono state pubblicate a maggio e ad oggi sono ancora parziali? Se la specie aliena del carassio è “resistente” ed adattabile, perchè è la prima moria riscontrata in quella diga e di questa entità? Come mai nessuna parla di inquinamento se secondo la letteratura scientifica già dal 2007 (pdf sotto allegato del Journal of medical microbiology) l’aeromonas veronii è stato studiato per la sua tossicità verso le vie respiratorie umane, soprattutto in contesti di acque dolci inquinate? Ma questi problemi se li pone qualcuno in Basilicata?

Documenti:

 Tratto da :http://analizebasilicata.altervista.org/blog/i-pesci-del-basentello-morti-per-sesso/
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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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