La giusta misura

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Immagine tratta da Web ed elaborata da Antonio Morena.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

La giusta misura

Il mito è la rappresentazione della norma vigente, un allegoria dei codici morali e giuridici di un mondo, quello arcaico, che mostrava ai popoli, tramite gli aedi, i cantastorie, come bisognava agire dinanzi alle varie problematiche che interessano le comunità. E mi riferisco solo a queste, dato che nel mondo greco primigenio non veniva concepita un etica privata. In una seconda fase della storia ellenica, quando l’apporto della scrittura e del pensiero socratico, ontologico, posero serie problematiche riguardo le esigenze dei singoli in rapporto alla vita civile, e più ancora nel mondo successivo romano, quando la persona dispose giuridicamente di diritti di proprietà ben separati dal destino comunitario, si può parlare di un inizio di vita a duplice livello, pubblico e privato, (e per questo motivo l’età romana fu vista da Hegel come momento di interruzione del cammino dello spirito verso l’assoluto). Dunque, fatta questa necessaria premessa, possiamo ora affrontare meglio la questione del rapporto che ogni singola comunità arcaica ellenica possedeva col resto del mondo, inteso anche come confronto, agonistico, con le altre comunità greche. Uno dei miti educativi che venivano diffusi ad esaltazione del Dio della giusta misura, Apollo, riguardava la storia di Coronide, madre del Dio della medicina Esculapio il cui simbolo, il serpente attorcigliato a una verga, per volere della massoneria dominante in occidente, campeggia sulle autombulanze e le farmacie in sostituzione della croce, ritenuta troppo escludente delle altrui realtà etniche! Ma non dilunghiamoci. Parlavamo di Coronide, ebbene, sul perché, per un greco arcaico la sua vicenda mitica risultò così importante ce lo spiega Pindaro nella sua Terza Pitica, una sorta di lettera a Ierone di Siracusa. Figlia di un cavaliere di Lakereia di Tessaglia, Coronide fu amata, come spesso accade nelle storie mitologiche greche, dal Dio Apollo. Ora, da lui fecondata restava in attesa che lo stesso Dio o suo padre scegliesse per lei il marito utile a fare da padre putativo del futuro bambino semidivino. Pindaro, nel descrivere la situazione che verrà a crearsi a breve, assume già le vesti di severo giudice morale, feroce custode dell’integrità etnica della comunità. Infatti, la fanciulla è descritta con i seguenti versi: << Essa (Coronide) vagheggiava l’ignoto, come tanti altri. La specie più stolta fra gli uomini è quella che disprezza il paese in cui si è nati e anela a cose lontane, inseguendo con folli, con vane speranze le ombre>>. Coronide si innamora di uno straniero, un arcade per la precisione, dunque appartenente alla stirpe preellenica rimasta isolata sui monti del Peloponneso settentrionale, la regione detta dell’Arcadia, e scampata alla furia degli invasori nordici achei e dori, ai quali appartenevano gli eroi dell’epopea micenea (ed anche i tessali della gente di Coronide). Lo straniero porta il nome di Ischi, e si congiunge con la tessala amata dal Dio. Apollo, che tutto vede, da qui l’epiteto Lossia, scopre l’atto che i greci definivano hybris, la contaminazione con lo straniero, e per questo motivo la punizione colpisce anche chi sta intorno alla fanciulla. Irato non per il tradimento, era consuetudine, come detto, che intervenisse un mortale a impalmare la fanciulla amata dal Dio, ma per il fatto che Coronide abbia sovvertito l’ordine unendosi ad uno straniero e per giunta barbaro, Apollo invia la sorella Artemide affinché trafigga con frecce giustiziere chi ha commesso l’ibridazione. In seguito, sulla catasta incendiata per il rogo funebre, torna ad intervenire il Dio Apollo, a spartire le fiamme che lambivano il corpo di Coronide affinché il divino seme che era nel grembo della sciagurata non andasse perduto. Tratto fuori il piccolo Asclepio, in seguito fu consegnato al centauro Chirone dallo stesso Apollo.

Una vicenda cruda, per noi inconcepibile, ma educativa per un antico greco. A questo punto però è ora di chiederci se anche noi agiamo nel giusto, se sia giusto l’esatto opposto di quanto facevano gli antichi greci, ossia spalancare le frontiere e devastare tutto. Manifestare contro i muri, come nella cialtronesca sfilata di Milano, è un azione responsabile? Contro quali muri hanno sfilato Bonino e Sala, vorrei tanto saperlo; dato che la protezione giuridica non solo è stata abolita per ciò che concerne le frontiere nazionali, ma anche per le abitazioni private, la cui violazione con annessa sovente brutalizzazione dei residenti, beneficia di un caleidoscopio di esimenti. Apollo, se non altro, nella sua crudeltà salvava il suo futuro e quello del popolo ellenico, Asclepio. La società occidentale salva tutti tranne i suoi. La signora Bonino ci spieghi perché ha fatto abortire tante ragazze, anche con la pompa di bicicletta da lei personalmente manovrata, ed oggi inneggia all’accoglienza di un miliardo di stranieri perché, dice lei, non ci sono più figli. Non era meglio che nascessero quegli innocenti la cui unica colpa fu quella di essere stati concepiti in un mondo dal tipo di crudeltà inversamente proporzionale a quella arcaica?

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Nico ha detto:

    Molto interessante questo articolo, complimenti all’autore!
    Buongiorno e buon lunedi. 🙂

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