Mandare i figli a scuola tra pillole e cetrioli

il

di Costanza Miriano Vorrei chiedere al ministro Fedeli se permetterebbe che a parlare di sesso nelle scuole andasse un mio amico sacerdote, bravissimo a spiegare che il sesso fuori dal matrimonio ti fa sbagliare mira nella vita – questa è l’etimologia della parola peccato – cioè rende più impervio il tuo cammino verso la felicità. […]

Vorrei chiedere al ministro Fedeli se permetterebbe che a parlare di sesso nelle scuole andasse un mio amico sacerdote, bravissimo a spiegare che il sesso fuori dal matrimonio ti fa sbagliare mira nella vita – questa è l’etimologia della parola peccato – cioè rende più impervio il tuo cammino verso la felicità. No. Non lo permetterebbe. Giusto. Perché la visione della sessualità è profondissimamente intrecciata al modo in cui vediamo la persona, quindi il nostro posto nel mondo, quindi il nostro rapporto con Dio.

La sessualità è profondamente religiosa, comunque la si veda. E dunque, come all’inizio dell’anno ci chiedono se vogliamo che i nostri figli usufruiscano o meno dell’ora di religione, allo stesso modo noi genitori pretendiamo di essere informati del fatto che si vada a parlare di sesso ai figli nelle scuole. Il sesso non è una materia tecnica, ha a che fare con le radici della vita e con l’amore, non è solo questione di raccontare un procedimento meccanico e biologico. Chiedere di essere informati su chi parlerà di sesso ai nostri figli è veramente il minimo, e non credo che interessi solo ai genitori cattolici. Vogliamo sapere chi e in che modo parlerà – se proprio è necessario – e pretendiamo il diritto di dare o non dare il nostro consenso. È un diritto sacrosanto come quello di non aderire all’ora di religione (per quanto rimanga un mistero come un ragazzo possa vagamente intuire qualcosa di Dante, Manzoni, Leopardi senza avere una minima infarinatura di cultura cattolica). Io per esempio chiederei delle ore di Dante in alternativa, e di Catullo e Orazio e Shakespeare, che spiegano il cuore umano meglio delle lezioni su come mettere un preservativo a un cetriolo (avviene nelle scuole statali).

Immagino, se il mio amico prete andasse nelle scuole a raccontare il sesso secondo il magistero di Giovanni Paolo II a scuola (la meraviglia delle meraviglie, un paradiso di piacere che le dark room non riusciranno mai neanche a sognarsi), immagino le grida isteriche dei giornaloni cosiddetti laici, in verità molto più confessionali dei cattolici perché noi non vogliamo imporre la nostra visione della vita a nessuno (tra l’altro la castità previene benissimo le malattie sessualmente trasmissibili e persino, pare, le gravidanze indesiderate), mentre il pensiero unico in ossequio alle linee guida dell’OMS e dell’Unione Europea ruba ai nostri figli le ore di studio a cui hanno diritto, e disperato bisogno, e le trasforma in una promozione di una sessualizzazione precoce.

Si va nelle scuole, oggi, lo scorso mese, a promuovere la masturbazione. Avete letto bene. Si va a dire alle medie, e sottolineo medie, che masturbarsi è bello, fa bene, serve a conoscersi. Lo si va a dire anche a ragazzini che probabilmente non ci stanno neppure pensando. Sono stata una ragazzina delle medie e nessuno mi ha privata del diritto al mio tempo, molto, che mi è servito poi per scoprire che mi sarebbero piaciuti gli uomini. Non mi è stata insegnata una sessualizzazione precoce e non richiesta, tanto meno all’insaputa dei miei genitori.

E invece oggi a Roma si presenta trionfalmente un progetto chiamato informiamici.it in cui 140 ragazzi di licei artistici (di Roma e Milano) sono stati messi al lavoro – nell’ambito del progetto di alternanza scuola lavoro, che non è facoltativo – per fare delle campagne pubblicitarie per promuovere la contraccezione di emergenza tra i loro coetanei. 450.000 utenti coinvolti, recita trionfale il comunicato stampa. Cioè a quasi mezzo milione di ragazzi sarebbe dovuto arrivare il messaggio che “non vi preoccupate, se avete paura che qualcosa facendo sesso sia andato storto, tanto c’è la pillola del giorno dopo, o dei cinque giorni dopo”.

È ufficiale: la scuola non educa più. Non istruisce un gran che, e certo non educa affatto. Non prova neanche più a educare il desiderio, quindi fondamentalmente a posticiparne la soddisfazione. Felici noi a cui hanno insegnato ad aspettare, perché l’immediata soddisfazione di tutti i desideri è la loro morte. Non insegna a prendere responsabilità. Non studi: vieni bocciato. Rimani incinta: te ne fai carico, magari con l’aiuto di qualcuno. Oggi bocciare è (praticamente) vietato per ordini superiori, quanto al figlio, la pillola del giorno dopo – una bomba ormonale – non solo non è vietata ma comunicata in modo smart e funny (una caratteristica di certi enti è che hanno molti problemi con l’italiano, forse pensano che dicendole in inglese le cose siano meno allucinanti, e così apprendiamo che la società medica per la contraccezione che è andata nelle scuole ha la mission della salute riproduttiva, per l’emporwerment della donna, per la libertà di scelta, il facile accesso e il counselling, per la formazione di un network di stakeholders. Aderisce inoltre alla rete del family planning, ma mi sa che funziona maluccio visto che la famiglia non esiste più).

Ovviamente la società medica per la contraccezione non si sogna minimamente di parlare di metodi naturali, che invece perfino certo femminismo sta rivalutando, e che non hanno effetti collaterali. Certo, non può tacere degli effetti collaterali della pillola: tensione mammaria, calo della libido, sbalzi di umore, mal di testa, ritenzione idrica e aumento di peso. Ma suggerisce degli integratori per arginarli. Anche questi, immagino, non gratuiti.

Quanto alle 700.000 confezioni vendute in un anno di pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo (chissà quanti bambini in meno ogni anno significano per il nostro paese, chissà chi li riempirà, fra qualche decennio, i banchi di queste scuole suicide), a occhio e croce c’era bisogno di tutto tranne che di promozione di questo prodotto.

E tante amiche insegnanti mi raccontano come nelle classi dopo le lezioni di sessualizzazione precoce la tensione fra maschi e femmine sale. Forse vale la pena di ricordare che nei paesi in cui da più tempo si fa questa “buona pratica” sono molto più alti i tassi di violenza sessuale e di aborti tra adolescenti. I ragazzi sono migliori di questi adulti. Lasciamoli crescere in pace.

 

articolo pubblicato su La Verità il 7 giugno 2016

via Mandare i figli a scuola tra pillole e cetrioli — il blog di Costanza Miriano

Annunci

Un commento Aggiungi il tuo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...