PERCHÉ IN ITALIA NON ABBIAMO ATTACCHI TERRORISTICI? LA RISPOSTA PIÙ CREDIBILE NON È FORSE QUELLA CHE PENSATE

Sono 15 i grandi attentati terroristici di matrice islamica in Europa, da quello in Spagna del 2014, causando oltre 600 morti. L’elenco mostra come la Francia sia stata la più colpita, con ben 6 attacchi, poi il Regno Unito, il Belgio, la Svezia, la Germania… L’Italia no. Per carità, neppure la Grecia, il Portogallo o l’Albania ma, chiaramente, la rilevanza strategica, politica e, specialmente, simbolica dell’Italia sarebbe incomparabilmente maggiore. Ci chiediamo un po’ tutti, di fronte all’intensificarsi degli attacchi terroristici in Europa, come mai noi siamo stati finora risparmiati. Merito, fortuna… cosa succede da noi, tanto da averci graziato per un lungo periodo che, naturalmente, speriamo continui per sempre? Ho letto molto di quello che si è scritto in Italia e all’estero e mi sono convinto della presenza di almeno due spiegazioni plausibili, di cui una – a mio avviso – preferibile (anche se, a ben pensarci, potrebbero coesistere).

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La prima spiegazione indica una chiara scelta dei terroristi a non attaccare il nostro paese in quanto “base arretrata”, area di passaggio (di ingresso e fuga), di logistica, di retroterra comodo; dall’Italia si arriva e si parte facilmente per Grecia e Turchia e nel nostro Paese ci sono importanti centri di reclutamento islamista. Abbiamo poi una storia tradizionalmente moderata nei confronti dei palestinesi e dei fronti caldi del bacino mediterraneo. Onestamente appaiono tutte motivazioni piuttosto deboli e smentite da diversi fattori, come il fatto che tentativi (sventati) di attentati ci sono pure stati, come stiamo per vedere. Insomma: se ancora non siamo stati attaccati non dipende, se non in maniera del tutto marginale, dalla nostra posizione geografica.

Una sottocategoria della scelta di non attaccare l’Italia riguarda quella che Lucia Annunziata chiama la porcata, vale a dire un possibile accordo fra lo Stato e i terroristi. Annunziata ricorda quello che fu chiamato “Accordo Moro”, o “Lodo Moro”, stipulato nel 1971 coi palestinesi: qualcuno sostiene che l’accordo riguardava l’assenza di attentati in Italia in cambio di libero passaggio e trasporto di armi per Al Fatah; occorre dire che questa versione complottista, molto cavalcata da taluni, trova precise sconferme in altre testimonianze onestamente più credibili. Comunque sia, naturalmente Annunziata fa riferimento a una possibile attuale porcata, indipendentemente dalla verità storica sul Lodo Moro, che mi appare assolutamente priva di consistenza; un accordo di questo genere non potrebbe essere tenuto a lungo nascosto alle intelligence degli alleati che sarebbero a dir poco furiosi mentre, come vedremo, hanno un atteggiamento molto benevolo e rispettoso dell’Italia in questo ambito. Una variante a mio avviso ancora meno plausibile è il controllo del territorio da parte della mafia: in un’intervista del Novembre 2015 un ex ufficiale dei servizi segreti italiani avrebbe dichiarato a Panorama:

Potenziali attentati potrebbero essere portati a segno solo da Napoli in su. Dal capoluogo partenopeo in giù la presenza delle organizzazioni criminali che controllano il territorio non permettono la permeabilità dei terroristi nelle loro zone. Le cellule legate all’estremismo islamico possono solo attraversare quelle zone, ad esempio, la Sicilia, la Calabria, la Puglia e la Campania ma non è permesso loro di fermarsi. La Camorra, la ‘Ndrangheta e la Mafia possono semmai solo guadagnare dal loro passaggio ma, sanno che la presenza in loco di questi soggetti, potrebbe solo danneggiarli. E viceversa. Anche gli stessi terroristi sanno che il controllo sul territorio esercitato dagli stessi mafiosi, rischierebbe di farli entrare nel mirino degli investigatori.

Con un po’ di logica si capisce che non ci può essere nulla di vero o, al massimo, qualche parziale e vaga verità non sufficiente a fare la differenza.

La seconda spiegazione, invece, fa preciso riferimento alle nostre capacità poliziesche e di intelligence. Dice per esempio il magistrato Nicola Gratteri:

In Italia non si sono finora verificati attentati terroristici perché c’è la cultura del controllo del territorio. Infatti  da noi opera probabilmente la migliore polizia giudiziaria del mondo (fonte).

Iacovino, responsabile analisi del Centro Studi Internazionali, precisa:

Nel nostro Paese abbiamo preso delle contromisure efficaci, in gran parte grazie all’esperienza della lotta antiterrorismo degli anni Settanta. Era un terrorismo di matrice molto diversa, ovviamente. Eppure in quel periodo abbiamo maturato una capacità di gestione della sicurezza e del territorio importante. Abbiamo un coordinamento tra forze di intelligence e di polizia che altri Paesi non hanno (fonte).

Abituati come siamo a considerarci sempre gli ultimi scansafatiche truffaldini, forse ci convince più l’idea che la mafia controlli il territorio o che Gentiloni abbia stretto un accordo coi terroristi, ma la conferma che la nostra intelligence sia una delle migliori al mondo ci viene niente di meno che dal paese di Ethan Hunt, che è certamente uno che se intende di queste cose. Scrive per esempio Stars and Stripes, il quotidiano delle forze armate americane:

Italian authorities have credited smart, focused intelligence and police work. But an expert on Italian foreign policy and international terrorism said there are other likely reasons Italy has thus far escaped an islamist terrorist attack: in particular, Italy’s restrictive citizenship laws and its ability and willingness to deport foreign nationals authorities see as threats.

Michael Ledeen, su PJ Media, scrive:

First, Italian intelligence, especially domestic intelligence, is a lot better than you might imagine. They are exceptionally good snoopers, since the state knows that the citizens don’t much like the powers-that-be, and so the agents of the state are forever peeking and listening. […] Second, Italian authorities have a lot of experience dealing with clandestine criminal organizations.

Infine, fra le tante analoghe testimonianze, citiamo quella di Luttwak ripresa da Laura Cesaretti su War is boring:

some analysts such Edward Luttwak argue that Italy’s tough enforcement is the real reason behind Italy’s success at preventing terrorist attacks. A long history of combating domestic left- and right-wing terrorist groups, as well as the fight against the Mafia, have prepared local intelligence and police forces to be more effective, albeit questionable from a humanitarian point of view. But this theory is perhaps too neat to explain the whole story.

Naturalmente, come notano molti commentatori, la capacità italiana è favorita anche da una minore radicalizzazione della popolazione musulmana nel nostro Paese, una condizione positiva che secondo alcuni va rapidamente scomparendo, ma questo non diminuisce la portata della qualità investigativa in Italia se tanti attacchi sono stati sventati (Luttwak sostiene addirittura centinaia).

Per molte ragioni, purtroppo, si può pensare che questa situazione privilegiata non durerà per sempre: la popolazione islamica nel nostro Paese aumenta, anche come seconde generazioni, facendoci somigliare sempre più agli altri paesi del centro e nord Europa; i centri radicali sono ben presenti malgrado la vigilanza e, più che la penetrazione in Italia di jihadisti provenienti dall’estero, bisogna ormai temere il terrorismo domestico; eppure, con tutte le cautele possibili, è possibile che anche il fenomeno domestico sia, in Italia, sottodimensionato grazie al lavoro investigativo e di contrasto. In una recente memoria dell’ISPI curata da Lorenzo Vidino, Home-Grown Jihadism in Italy l’autore segnala il ruolo decisivo delle autorità italiane:

It is noteworthy, then, that other than a few far-fetched plots, no attacks against Italy were planned by established networks in this period. A combination of factors can explain this, and the pressure Italian authorities put on established jihadist networks should be considered the most important. Continuous waves of arrests, beginning in 2000, dismantled several cells in the Milan area and throughout the country. Once the main targets of an investigation were arrested, Italian authorities focused on those who had been at the periphery, netting layers of militants. Thanks to this aggressive approach, dozens of militants were jailed for a few years and deported to their home countries upon release. Many more were simply expelled from Italy on national-security grounds with an administrative decree (pag. 38).

Sarebbe lungo sintetizzare tutta la lunga e minuziosa analisi. Diciamo in sintesi che

As in any other European country, radicalisation of jihadist inspiration in Italy seems to affect only a statistically marginal segment of the local Muslim population. But radicalisation in Italy also appears to be a limited phenomenon in relative terms when compared with other European countries. As seen, despite the fairly aggressive approach of Italian authorities towards the phenomenon and the availability of exible legal tools, only a handful of individuals with home-grown characteristics (Niriya, Jarmoune and el Abboubi) have been arrested in Italy, numbers signi cantly lower than in countries of similar size such as France, Great Britain or even smaller countries such as Denmark or the Netherlands. […] It is dif cult to explain this apparent cleavage between Italy and most other Western European countries. Yet, as this report seeks to document, home-grown radicalisation exists in Italy, albeit on a different scale. It is, arguably, impossible to predict in what direction this phenomenon will move, whether it will grow and, if so, how much. The experience of other European countries might provide some useful clues. But it is paramount that law enforcement and intelligence agencies (who, to be sure, have already largely done so), policymakers and the public at large familiarise themselves with this new development of jihadism in Italy (pagg. 105-106).

Se non avete avuto voglia di leggere le ultime due lunghe citazioni, Vidino, a conclusione di una lunga e documentata analisi, racconta come nel primo decennio di questo secolo siano state decapitate diverse centrali di propaganda jihadista in Italia e come l’home-growing jihadism esista anche da noi, certamente, ma in misura assai inferiore degli altri paesi europei e, parrebbe di capire, sostanzialmente sotto controllo.

Una verifica finale di questa qualità italiana potrebbe venire solo constatando che le unità, le forze, le intelligenze dell’antiterrorismo sono state potenziate in questi ultimi anni, diciamo dopo le Torri Gemelle. Come probabilmente sapete i finanziamenti dei Servizi, e altre notizie sensibili, sono coperte da segreto. Diciamo comunque che anche recentemente sono state varate norme che affidano strumenti legislativi più severi ai giudici e migliore operatività all’intelligence. Sul budget, unica vera voce che potrebbe dirci se si sta investendo in sicurezza, è difficile farsi idee precise anche cercando su siti specializzati.

Vorrei comunque che fosse chiara la conclusione di questo post; anche se fosse vero, come ritengo, che la nostra intelligence ha fatto finora la differenza, riuscendo realmente a proteggerci dal terrorismo, l’atomizzazione di questo terrorismo, opera sempre più di solitari sbandati, rende più difficile il controllo e la prevenzione di atti sanguinosi. Attendersi, prima o poi, un evento cruento anche in Italia, è la condizione per continuare a prevenire senza abbassare la guardia, senza distrarsi, senza ritenersi protetti da presunti accordi o da vaghi privilegi.

Tratto da:https://ilsaltodirodi.com/2017/06/07/perche-in-italia-non-abbiamo-attacchi-terroristici-jihadismo-intelligence-servizi-segreti/

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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