Trasporti, il Frecciarossa accorcia i tempi ma manca ancora la fermata Matera

 

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08 Giu 2017

Scritto da Mara Risola

POTENZA – Il Frecciarossa “lucano“ varcherà “la porta per il Sud” soltanto a dicembre e chissà quanto tempo sarà necessario ancora attendere perché la fermata “Matera” possa finalmente avere il suo posto su quella lunga linea rossa che da Milano, passando per Roma, Napoli, Salerno, Potenza e Ferrandina arriva infine a Taranto.

L’opera faraonica, la stazione Napoli-Afragola un’architettura contemporanea inaugurata due giorni fa dal premier Paolo Gentiloni su un progetto di Zaha Hadid, consentirà all’alta velocità in partenza dalle fermate lucane, di arrivare a Roma con 32 minuti di anticipo rispetto alla tempistica ottenuta percorrendo l’attuale tratta che, comunque fino a dicembre, vedrà i treni dell’alta velocità provenienti dalla Basilicata fermarsi ancora a Napoli Centrale. Nonostante l’assessore alle Infrastrutture di Basilicata, Nicola Benedetto, avrebbe preferito l’aggiornamento della tratta con l’orario estivo.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

 

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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