RIMEMBRANZE BANTINE

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Immagine tratta da Web-Banzi.

Tratto da:Onda Lucana by Gerardo Renna

RIMEMBRANZE BANTINE

Notte fonda. Il silenzio regna sovrano intorno!

In questo silenzio la mente si perde e nel tempo indietro torna!

Fanciullo or mi ritrovo a costruir casette (1)con i compagni d’infanzia,

con dei mattoni, sabbia o terra ed acqua,

e per cazzuola, un cucchiaio da cucina appiattito!

 

Ricordo un gioco, chiamato il piccolo” (2):

da un ramo di legna facevamo due bastoni,

uno di circa 20 cm., appuntito elle due estremità,

l’altro di circa 50 cm.

Si tracciava un cerchio sulla terra battuta

e nel mezzo si posava il bastoncino

e con l’altro si dava un colpo su una delle estremità,

sì che il bastoncino saltava, ma prima che si posasse a terra,

con il bastone gli si dava un altro colpo

forte nel mezzo, per lanciarlo il più lontano possibile.

Andandolo a recuperare, si contava,

facendo col bastone un semi arco aereo, per misurare la distanza dal cerchio.

Ovviamente vinceva chi aveva ottenuto una distanza maggiore degli altri.

Poi un gioco, chiamato“Banzi-Potenza”(3) alla mente mi viene:

su un marciapiedi si giocava, saltando su un piede solo nei quadrilateri

col gesso segnati o da lastroni di pietra formati.

Di un altro gioco mi sovvengo,

chiamato “A cavallo cavallina (4):

quattro o sei ragazzi formavano due squadre.

Tirato a sorte, una si disponeva come una cavallina

e, di questa, quello che stava in testa

appoggiava le mani su un gradino

e quelli dell’altra squadra saltavano ad essa cavalcioni,

dopo una breve rincorsa!

Uno dei tanti ricordi della mia infanzia bantina

è quello della “Processione dei Forenzoni” (5):

Ogni anno, nel mese di maggio,

essi arrivavano dal loro paese in solenne processione.

Dopo tre giri attorno alla nostra Abbazia,

in chiesa pernottavano. Questa processione,

della nostra madonna in devozione,

a tempi medievali risale (XI secolo)!

Un altro gioco era quello chiamato ”A truà truà” (6),

cioè a “trovare trovare”):

alcuni ragazzi formavano due squadre

con i rispettivi capitani. Tirato a sorte,

il “capitano”di una squadra, mandava la sua

a nascondersi in un posto con lui concordato.

Poi egli si dava ad una corsa sfrenata,

per distanziare gli avversari e raggiungere i suoi nel nascondiglio,

che abbandonavano solo se trovati dagli avversari

e, comunque dopo un certo tempo.

La squadra ricercatrice, però,

non poteva abbandonare il gioco prima d’aver trovato l’altra

o che questa si fosse manifestata.

Altri avvenimenti mi vagano nella mente.

Uno di questi era “lo sparo al capretto” (7):

 

Il giorno delle palme,

dal paese molta gente alla campagna scendeva,

nei pressi delle grotte-cantine,

ad est di Banzi, vicino ad una fontana rupestre, detta “Fontanella,

per vedere lo sparo al capretto sulla colina di fronte.

Ricordo pure, “l’incetta della legna”(8)

che, nella settimana santa, il venerdì ed il sabato,

quando le campane, legate per la morte di Cristo,

rimanevano mute fino alla mattina di Pasqua,

noi ragazzi giravamo per il paese, facendo tanto rumore

con due attrezzi (9) per farci dare, dagli abitanti,

legna, frasche e quant’altro

per accendere ed alimentare un grande falò,

davanti all’ingresso della“nostra” chiesa,

la notte di sabato santo,

fino alle prime ore della mattina di Pasqua,

cioè fino alla resurrezione di Gesù Cristo.

E poi, nella festa patronale (10), c’erano:

il palo della cuccagna (11), la corsa nei sacchi (12),

la corsa dei cavalli (13), e, come oggi ancora,

la processione religiosa(14) con la banda musicale (15)

che per le strade e sulla cassa armonica (16)

tutta illuminata a colori, in piazza suonava e tutti allietava!

Poi: le bancarelle colorate (17),

con gli schiamazzi dei venditori ambulanti (18)

ed il passeggiar molto dei paesani lungo il corso! (19)

In piazza si faceva pure la gara fra alcune persone

a mangiare un piatto di spaghetti

con le mani dietro la schiena! (20).

Infine, nel finale della festa,

il crepitar dei fantastici fuochi artificiali (21)ci faceva tutti esultare!

(Funo di Argelato, maggio 2003)

GIOCHI ED AVVENIMENTI CITATI NEL TESTO

  1. Gioco “a costruir casette”

  2. gioco del “piccolo”

  3. gioco, chiamato “Banzi-Potenza”

  4. gioco, detto “A cavallo cavallina”

  5. Processione dei Forenzoni: una delle processioni che annualmente, tra aprile e maggio, facevano da tempi antichi (xI sec.) alcuni popoli limitrofi di Banzi, tra cui, oltre ai Forenzoni, i cittadini di Acerenza (PZ) e Maschito (Pz).

  6. gioco, appellato “A truà truà”

  7. lo sparo al capretto

  8. l’incetta della legna

  9. due attrezzi: la “traccuola”, che consisteva in una tavoletta sulle cui facciate erano piantati dei chiodi, corti e con la testina larga, sui quali sbattevano delle astine di ferro, quando questa era impugnata e scossa; l’altro era la “carrozzella”, che facendola girare, impugnandola con il suo manico, produceva uno strano rumore graffiante!

  10. La festa patronale: di S.Vito, fatto martirizzare dall’imperatore romano, Diocleziano, assieme a Modesto e Crescenza.

  11. Il palo della cuccagna,

  12. la corsa nei sacchi,

  13. la corsa dei cavalli

  14. la processione religiosa

  15. la banda musicale

  16. la cassa armonica

  17. le bancarelle colorate,

  18. gli schiamazzi degli ambulanti

  19. il passeggiar molto dei paesani lungo il corso

  20. la gara a mangiare un piatto di spaghetti con le mani dietro la schiena

  21. il crepitar dei fantastici fuochi artificiali .

    Tratto da:Onda Lucana by Gerardo Renna

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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