la supertribù

“L’uomo è ingabbiato in una supertribù, dove ogni membro non conosce più personalmente tutti gli altri. Il risultato di questa organizzazione sono gli enormi vantaggi pagati in termini di disciplina, ma la legge vieta di fare agli uomini non ciò a cui li porterebbero gli istinti, ma ciò a cui li spingono le condizioni artificiose […]

“L’uomo è ingabbiato in una supertribù, dove ogni membro non conosce più personalmente tutti gli altri. Il risultato di questa organizzazione sono gli enormi vantaggi pagati in termini di disciplina, ma la legge vieta di fare agli uomini non ciò a cui li porterebbero gli istinti, ma ciò a cui li spingono le condizioni artificiose della civiltà.
Ci si lascia tentare dal mito del buon selvaggio, vagheggiando la vita semplice delle comunità primitive, ma sarebbe inautentico, dal momento che siamo individui che hanno assaporato le emozioni, insieme agli orrori dell’esistenza supertribale. Abbiamo perso l’innocenza e questo è un fatto irreversibile. L’uomo a causa della curiosità insaziabile e l’inventiva, prova piacere di essere scaraventato nel caos. Il tumulto urbano lo stimola, genera idee umane, non ne riesce più fare a meno. Se gli stimoli sono troppo deboli si aumenta alacrità comportamentistica creando problemi superflui, reagendo eccessivamente, inventando attività nuove. Se sono troppo deboli si riduce reattività alle sensazione in arrivo.”

Morris

https://noscesauton.wordpress.com/2017/06/14/la-supertribu/

via la supertribù — Nosce Sauton

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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