Incendio Londra, Gloria e Marco sono morti, ora è ufficiale

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L’incendio a Londra. Nel riquadro Gloria Trevisan e Marco GottardiRIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Riunione straordinaria del governo su misure dopo tragedia

Redazione ANSA

17 giugno 2017 01:22 NEWS

E’ arrivata l’ufficialità della morte di Gloria Trevisan e Marco Gottardi, i due giovani coinvolti a Londra nel rogo della
Grenfell Tower.
Lo ha comunicato l’avvocato della famiglia Trevisan. Gloria, 27 anni di Camposampiero (Padova) e Marco Gottardi, 27 anni di San Stino di Livenza (Venezia), abitavano al 23esimo piano del grattacielo che è andato distrutto nell’incendio divampatosi nella notte tra mercoledì e giovedì. I due ragazzi, entrambi architetti, si erano trasferiti a Londra da appena tre mesi per motivi di lavoro.

E’ stata contestata dai cittadini infuriati, che le urlavano “vergognati, codarda”, la premier Theresa May mentre era in visita in un centro di accoglienza per i superstiti nella tragedia della Grenfell Tower a Londra. Il primo ministro è rimasto per poco alla St. Clement’s Church e ha lasciato il centro ricavato nei locali della chiesa mentre la folla inveiva contro di lei.

Alta tensione anche davanti al municipio di Kensington e Chelsea dopo che decine di persone stanno protestando dopo l’incendio alla Grenfell Tower e chiedono notizie sulle vittime. Secondo SkyNews ci sarebbe almeno un arresto. Sul posto, sono arrivati diversi agenti di polizia per calmare la situazione che rischia di degenerare, in particolare quando escono dall’edificio i dipendenti del municipio.

Sale a 30 il numero dei morti accertati per l’incendio alla Grenfell Toweer di Londra. Lo rende noto Stuart Cundy, capo operazioni di Scotland Yard, precisando che un ferito è tra l’altro morto in ospedale per la gravità delle lesioni riportate. I feriti tuttora ricoverati sono 20, diversi dei quali in gravi condizioni. Per la Bbc sono almeno 76 le persone contate come “disperse”, precisando che nella cifra risultano compresi i 17 già conteggiati come morti sicuri. Ieri i pompieri avevano riferito di non aver più alcuna speranza di trovare sopravvissuti fra i resti carbonizzati del grattacielo.

Il governo britannico promette un primo fondo di 5 milioni di sterline per far fronte agli aiuti da destinare alle persone colpite dall’incendio che ha devastato la Grenfell Tower, a Londra, e rispondere alle proteste che peraltro continuano. L’annuncio e’ arrivato dalla premier Theresa May dopo una riunione interministeriale ad hoc svoltasi nel pomeriggio. Poi la premier si è spostata in una chiesa per una commemorazione per le vittime, passando vicino a Westminster dove si sta radunando gente per una manifestazione.

La polizia di Londra “al momento esclude” l’ipotesi dolosa nell’incendio alla Grenfell Tower. Lo ha detto in una conferenza stampa Stuart Cundy, comandante di Scotland Yard nelle operazioni della torre.

Intanto la regina Elisabetta e il principe William sono arrivati nella zona della Grenfell Tower per incontrare le persone coinvolte nell’incendio e i tanti volontari che lavorano in un centro di assistenza ricavato nel Westway Sports Centre. Ne dà notizia Sky News. La sovrana in precedenza aveva esaltato il coraggio dei pompieri. La premier britannica Theresa May ha visitato in ospedale a Londra alcuni dei feriti nell’incendio alla Grenfell Tower dopo le forti critiche ricevute per non aver incontrato ieri gli inquilini superstiti e la comunità locale a differenza di quanto fatto dal leader laburista Jeremy Corbyn, dal sindaco Sadiq Khan e oggi anche dalla regina e dal principe William. May presiederà più tardi un riunione interministeriale dedicata alle misure da prendere in seguito alla tragedia.

The Queen and Prince William are at to meet victims of the and emergency crews

Quella dell’incendio alla Grenfell Tower assume sempre i contorni di un’ecatombe. Non c’é più speranza fra i resti carbonizzati della Grenwell Tower. Se ad ammetterlo sono i vigili del fuoco, che da due giorni sfidano temperature insopportabili e fumi tossici, bisogna crederci. Se poi sono i genitori di due ragazzi poco più che ventenni, come Gloria Trevisan e Marco Gottardi, non resta che il silenzio.

Intanto resta alta la polemica sulla sicurezza del palazzo andato a fuoco. Il rivestimento finito sotto accusa nell’incendio – rivela il Times – era stato vietato negli Usa per l’utilizzo negli edifici alti. I pannelli in alluminio installati con funzione isolante ed estetica nella torre durante la recente ristrutturazione sono prodotti dalla ditta americana Reynobond e la società a cui era stato appaltato il lavoro ha scelto quelli più economici, con un’anima di materiale plastico. Un venditore dell’azienda ha spiegato al giornale britannico che questa versione negli Usa è vietata negli edifici che superano i 12 metri a causa del loro rischio di infiammabilità. La versione più economica dei pannelli viene quindi scelta per piccole strutture commerciali e non per condomini o ospedali. Intanto il leader laburista Jeremy Corbyn propone di mettere a disposizione di quanti sono stati evacuati dalla Grenfell Tower e non hanno più una casa le tante abitazioni dei ricchi vuote nella capitale.

Non c’é più speranza nel grattacielo ‘popolare’ di North Kensington, inghiottito l’altra notte a Londra in un rogo degno dell’apocalisse e ridotto a scheletro. Le fiamme dell’inferno adesso sono spente. Quelle della rabbia e della polemica no. Se ne farà un’inchiesta.

Ma la gente del quartiere, tanti esperti e l’intera stampa dell’isola – senza distinzione di credo politico – un verdetto l’hanno già dato: é stata una tragedia annunciata e, chissà, evitabile.

Una vergogna in grado di far cadere un cadere un governo, laddove il Regno ne avesse uno nel pieno delle sue funzioni. La portata del disastro prende forma a fatica. Nella mente di chi é chiamato a darne conto prima ancora che nelle complesse procedure d’indagine e riconoscimento delle vittime in uno scenario tanto devastato. Stuart Candy, capo operazioni di Scotland Yard sul terreno, non ha ancora una stima esatta dei morti. Ma ne ha un’idea. E ricorre a un giro di parole: “Speriamo che il numero non sia a tre cifre”. Un auspicio che nasconde il timore che lo sia, che i fantasmi della torre diventino alla fine 100 morti o più. Per individuare i resti di tutti ci vorranno “settimane”, precisa. E alcuni corpi – ma parlare ancora di corpi non rende probabilmente il senso di un orrore di fronte al quale anche pompieri esperti e temprati a tutto non hanno saputo trattenere le lacrime – potrebbero non essere riconosciuti mai più.

Uno strazio nello strazio. La conta ufficiale aggiornata si ferma per ora a 17 morti, e decine di feriti, 18 in condizioni “critiche”. Ma decine sono anche coloro che restano nell’elenco dei cosiddetti “dispersi”. Solo il pudore, e il richiamo al miracolo, trattiene dalla sentenza senz’appello. Una cosa comunque é certa: là dentro, fra le rovine, non c’é più anima viva, come é costretta ad annunciare la comandante della London Fire Brigade, Dany Cotton. Nessun altro é sopravvissuto fra coloro che abitavano in quella trappola su 24 livelli. Soprattutto ai piani alti, come il 23esimo, il piano in cui avevano trovato alloggio Giada e Marco, in un palazzone realizzato nello stile dell’edilizia popolare degli anni ’70, ma gestito come un business privato, con appartamenti neppure a buon mercato per gli standard di chi ci viveva campando di stipendi base, di pensioni, talora di sussidi: working class, immigrati, giovani in cerca di fortuna. Le storie di speranze annichilite sono tante.

E sembra un oltraggioso paradosso scoprire che la prima vittima identificata si chiamava Mohammed Alhajali, profugo dalla martoriata Siria e studente 23enne d’ingegneria che una foto restituisce nascosto dietro un sorriso appena accennato e con una camicia a scacchi. Ora gli interrogativi si fanno roventi. La polizia ha aperto la doverosa indagine penale, ma senza precisare per ora se le ipotesi di reato siano colpose o anche dolose. Il tam tam delle denunce, che in realtà un comitato di cittadini aveva sollevato da anni sulle condizioni della Grenfell Tower come di altri edifici, insiste sul fiasco dei sistemi d’allarme, delle norme di sicurezza, delle indicazioni di emergenza. Oltre che sull’effetto potenzialmente micidiale di un maledetto rivestimento in plastica isolante installato da poco.

TUTTE LE FOTO E I VIDEO DELL’INCENDIO

DRAMMA SFIORATO NEL 2013 ALLA GRENFELL TOWER 

 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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