Proteo

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immagine tratta da web.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

La percezione della ripresa economica dell’ex belpaese è narrata dagli analisti con l’enfasi tipica di un cinegiornale Luce degli anni ’30. Con l’unica differenza che al tempo esisteva uno Stato, e che una vera ripresa economica non ci sarà mai fintanto che lo Stato vivrà, come Persefone, ostaggio del mondo di sotto, il Regno dell’Ade economico; nient’altro che il regime plutocratico, e mi fermo qui, potrei proseguire ma non è il caso. Dunque soffermiamoci al dio compagno di Ade, Pluto, ricchezza nascosta: nel mito Pluto è figlio di Demetra e, da dio agricolo finisce a custodire le ricchezze minerarie, in pratica governa il mondo infero. I greci, come sempre, avevano capito già tutto. Ancora oggi il mercato, l’economia, domina di nascosto, scava mine sotto il castello del signore in armi e ne provoca il crollo. Al principe non resta che seguire Pluto, legato con catene d’Oro, come Artavasde re d’Armenia lo fu al carro di Marco Antonio. Ovviamente, in questo sperticar di elogi, antesignani sono sempre loro, gli utili sinistri liberal, lato illuminato, o se preferite affiorante dal regno del potere sotterraneo di Ade-Pluto. E’ bene ricordare che le sinistre italiane, e ne fanno gran vanto, sono quelle che più si sono prodigate nel privatizzare anche le corna dell’ex belpaese. Infatti la cornucopia dei beni statali fu letteralmente svenduta ai privati, spesso stranieri, con lo straordinario risultato di avere servizi più costosi e meno efficienti rispetto al tempo della prima Repubblica! E il guaio è che non sono ancora soddisfatti, non hanno finito il saccheggio; da Monti, uno che dell’Italia non gliene frega un emerito pil, in poi, si è registrata un impennata di investimenti esteri che fanno il popolo italiano ancor più servo di quanto fosse prima. Col risultato, utile per loro, di vedere oltre centomila giovani emigrare all’estero, per intenderci gente che è in età fertile, e che dovrebbe essere coccolata, (ma si sa che le 35 euro giornaliere sono “messe a disposizione” dei nuovi italiani dall’afrore esotico di savana), altrimenti gli irresponsabili di ogni ordine e grado come effettuano la sostituzione etnica? E poi, una volta compiuti i loro capolavori di ingegneria sociale, i sinistri “liberator” scappano in tivvù per far gara a chi le spara più grosse: Ci vogliono 8 milioni di immigrati, e di corsa! Abbiamo bisogno di 20 milioni di africani! Ma no, 30 forse è meglio, ma sì, dove mangiano in 30 possono mangiare in 50… e via discorrendo con simili deliri. A questo punto noi, che lo ricordiamo, siamo uomini semplici, non professoroni, ci chiediamo alcune cose, anche perché il disastro della nostra civiltà tocca da vicino, e in misura nettamente maggiore, noi semplici, humiliores si diceva un tempo, perché siamo noi dei ceti meno abbienti a costituire la prima linea nella lotta per la sopravvivenza a cui i poteri transnazionali, appoggiati in Italia dalla sinistra parlamentare, ci hanno costretti. E dunque è facile constatare alcune semplici situazioni: Innanzitutto, fin dall’alba dei tempi, in tutte le civiltà di ogni parte di questo globo terracqueo, si è sempre avuto un rapporto numerico tra i ceti sociali che vede una schiacciante maggioranza degli humiliores rispetto agli optimates; quindi, i ricchi hanno e continuano a rappresentare la minima parte di una popolazione. Ora, l’operazione che si è sempre fatta, nel corso dei secoli e nei regimi più responsabili, è stata quella di calmierare i prezzi dei prodotti di primo sostentamento, in modo da evitare rivolte delle plebi, ma, a volte anche di frenare le ambizioni dispotiche delle aristocrazie e dei sovrani: Famoso è stato il calmiere di Diocleziano, che frenò la crisi economica dell’impero romano. Dunque la chiave del successo risiede nel ridurre la forbice della ricchezza tra i primi e gli ultimi, non l’eliminazione di una delle due estremità della piramide sociale. L’operazione in corso ai nostri tempi, al contrario di quanto fatto fino ad ora, prevede la dissoluzione dei ceti meno abbienti autoctoni tramite l’immissione sine limite di milioni di africani e asiatici in Europa. I liberal insistono a dire che questa gente favorirà la crescita economica, se non altro la competitività sui mercati di tutto il mondo. In pratica, come loro uso, edulcorano una situazione che non è nient’altro che la riproposizione dello schiavismo! Immissione di milioni di esseri umani senza substrato assembleare e sindacale, privi di identità sociale, intesa come classe lavoratrice in grado di riconoscere il momento storico in cui la cosiddetta forbice dei redditi tra i fortunati e i meno abbienti si allarga smisuratamente, e per questo rivendica lotte salariali per adeguarli ai nuovi tempi. E qui ritorniamo ai temi di sempre: il bengalese che prende l’aereo, sbarca in Egitto e poi prosegue con i mezzi da fuoristrada lungo i deserti di Cirenaica per arrivare a imbarcarsi sui gommoni che partono per l’Italia, (E che agendo in questo modo commette un atto disonesto, perché ha i soldi per arrivare in aereo ma preferisce rischiare la vita in mare pur di usufruire dei benefici derivanti dallo status di rifugiato) è originario di un Paese dove non esiste un passato “parlamentare”, una Bulè, un Senato o dei Comizi Tributi, per cui gli sembrerà normale arrangiarsi a fare qualsiasi cosa i mercati (potenti come gli antichi numi!) gli chiedano: dal vendere la birra a tutte le ore del giorno e della notte, a lavorare nei campi e nelle stalle restando reclusi al loro interno H24. E’ progresso questo? Gli immigrati rappresentano la costante per abbassare i costi di produzione. Inoltre: quando inizieremo a tenere conto della densità di abitanti? Il rapporto, l’abbiamo detto prima, tra humiliores e optimates sarà sempre numericamente superiore nei primi, dunque, se non si applica un calmiere, e non si limitano gli ingressi degli allogeni, avremo l’identica periferia a perdita d’occhio, India style: megalopoli di baracche! E poi si chiedono esterrefatti, codesti sapienti: Chi sono questi miserabili (ricordo che così sono stati definiti dalla Clinton gli elettori di Trump) che votano Grillo in Italia, Trump in America, Le Pen in Francia e Corbin nel Regno Unito? Ebbene, dovrebbero saperlo che appartengono ad una stessa categoria di persone che non si distingue, o sarebbe meglio dire, che non vuole più sottostare al giochino destra-sinistra, tra le quali dividevano i popoli lorsignori ottimati. Semplicemente questa “plebe” è gente che è stata dimenticata dai veri grandi discriminatori, feroci discriminatori: i mercati! Gestiti questi, ovviamente, dagli stessi che favoriscono l’emigrazione degli africani e asiatici in Europa, che opprimono gli autoctoni del vecchio mondo, il tutto compiendo il capolavoro assoluto: l’eliminazione dello Stato! La popolazione che potrebbe essere ascritta in schiacciante maggioranza tra gli ultimi e che ha votato per i personaggi elencati sopra, è stata dunque progressivamente emarginata dai cicli di produzione perché sottoposta alla feroce selezione da aziende che non rispondono più a nessuno, né leggi pubbliche, né tribunali, perché inafferrabili come Proteo, e come questo dio mutano forma di continuo fuggendo in ogni angolo del mondo pur di non rispondere ad una sacrosanta vertenza sindacale, o ad un aumento di stipendio. Questo Proteo transnazionale avrà sempre il suo paradiso fiscale ove occultare i denari pubblici, i nostri, dei nostri stati nazionali! E se proprio qualcuno, eroico governante, ce ne sono ancora in giro, riesce ad incastrarli e legarli ad un suolo, ecco che Proteo reagisce scatenando i suoi ben prezzolati saputelli, che sul mainstream reciteranno la filastrocca del migrante utile; ovviamente continuando l’opera di mistificazione e demonizzazione dello Stato, e che bisogna privatizzare perché nel pubblico si ruba. Questo ultimo degli ultimi non solo non avrà mai una manifestazione glamour de sinistra in suo sostegno, in compenso viene regolarmente insultato con l’epiteto più idiota e del tutto gratuito mai inventato dai vari padroni del discorso: Populista! Che cacchio di gioco semantico vogliano sottintendere, con questo termine, resta un mistero. Di un cosa siamo certi, l’autoctono è stanco di angherie mascherate da progresso: del falso pubblico, di retrocedere agli ultimi posti nelle graduatorie di assegnazione degli alloggi popolari, di disoccupazione impostagli, di salari miseri e agenzie di lavori temporanei che lo chiamano a firmare tutti i giorni un contratto; come nel mito di Adone nasce e rinasce ogni giorno, per far statistica e quotare in borsa l’azienda che l’assume. Gli ultimi dell’Occidente hanno nostalgia dello Stato, non dell’assistenzialismo, del fascismo, comunismo e altre idiozie fuori tempo che farebbero spaventare i “mercati”, ma in realtà dette per rincoglionire i popoli e farli dimenticare del tempo libero dei padri: dei lavori, Pubblici, veri, di cittadinanza!

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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