Incidente rilevante al Cova di Viggiano. Il ‘giallo’ della classificazione del greggio.

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I cittadini della Val d’Agri trattati come triglie e polipi

di Giusi Cavallo

Le cose stanno più o meno così. L’Eni estrae petrolio in Basilicata e classifica il greggio lucano con la Categoria 3 (sostanze pericolose solo per organismi acquatici). Lo stesso petrolio una volta arrivato nella Raffineria di Taranto viene invece classificato con la Categoria 2 (tossico per ambiente e organismo umano)

Eppure a Viggiano, prima di partire per la Puglia, l’oro nero, subisce un primo trattamento di desolforizzazione e di eliminazione dei mercaptani. Come è mai possibile che una volta arrivato a Taranto sia classificato come maggiormente pericoloso rispetto all’origine? E infatti non è possibile secondo il Ministero all’Ambiente che chiede a Eni di riclassificare il greggio della Val d’Agri con la Categoria 2. Alla luce di tutto questo deve essere rivalutato lo sversamento di petrolio avvenuto in Val d’Agri, per stessa ammissione della compagnia petrolifera tra agosto e novembre 2016. Si è trattato di incidente rilevante e quindi va applicata la Direttiva Seveso. La dichiarazione del Ministero è arrivata dopo una comunicazione del Comitato Tecnico Regionale, organo preposto all’attuazione della Direttiva Seveso, che, lo ricordiamo, impone agli stati membri di identificare i propri siti a rischio. La Regione Baslicata in tutta fretta ha convocato la solita conferenza stampa per annunciare la ‘novità’ che non fa presagire, a questo punto, nulla di buono. Anche se Pittella e Pietrantuono ci hanno tenuto a rassicurare che “non c’è alcuna correlazione tra incidente rilevante e danno all’ambiente e che prosegue l’attività di monitoraggio capillare messa a punto dalla Regione (con Arpa e Ispra) dopo lo sversamento”. Ora però due domande, due, a costo di apparire ripetitivi, dobbiamo farcele. Come mai, solo oggi, ci si rende conto della maggiore tossicità/pericolosità del petrolio lucano? Per vent’anni ci si è fidati delle classificazioni di Eni? Nessun altro, oltre la compagnia petrolifera, avrebbe dovuto fare valutazioni sul livello di tossicità del petrolio estratto? Regione, Arpab e Agrobios hanno qualcosa da dire in merito? Possibile che nessuno, ma proprio nessuno, sapesse in Basilicata, che il suo petrolio una volta arrivato a Taranto fosse classificato come pericoloso per l’ambiente e per le persone? L’Ente nazionale idrocarburi, dal canto suo, deve aver considerato gli abitanti della Val d’Agri delle triglie o dei polipi. Solo così si spiega ‘l’errata’ classificazione.

Mar, 20/06/2017 – 18:30
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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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