Consumo del suolo, rapporto Ispra: il cemento avanza. La Basilicata resiste

 

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23 Giu 2017

Scritto da Michelangelo Russo

 

POTENZA – E’ come se in mezzo secolo circa avessimo perso i territori di Genzano di Lucania e Tolve (338km quadrati) e contestualmente in Italia fossero scomparse Campania, Molise e Liguria (23mila km quadrati).

Basterebbero questi dati per comprendere quanto preoccupante continui ad essere il fenomeno del consumo del suolo in Italia (incremento dello 0,22% dal 2015 al 2016), a differenza della Basilicata dove il dato è comunque in crescita, seppur in maniera molto contenuta (0,05%). La perdita di suolo dovuta ai processi di edificazione, di urbanizzazione e di infrastrutturazione del territorio, continua a crescere nel nostro Paese, anche se a velocità più ridotta rispetto al passato. L’Unione Europea ci chiede di fermarlo entro il 2050. Ma su questo fronte gli appelli sono rimasti inascoltati. Da novembre 2015 a maggio 2016, nonostante la crisi economica che ne ha rallentato la velocità, l’Italia ha infatti consumato quasi 30 ettari di suolo al giorno, per un totale di 5mila ettari di territorio. E il 7,6% del territorio nazionale è stato praticamente cancellato. In oltre mezzo secolo il consumo del suolo è cresciuto del 184%. Dulcis in fundo, le previsioni sul futuro non sembrano delineare nulla di buono. A fornire le stime del fenomeno, sia al 2016 che in previsione al 2050, è l’Ispra che ha presentato ieri i dati del rapporto sul consumo di suolo del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa), una raccolta di dati aggiornati, prodotti con un dettaglio a scala nazionale, regionale e comunale.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

 

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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