Declino e implosione di un cazzaro

Da parecchi anni e forse per primo, vox clamans in deserto ( vedi qui) , questo blog ha sostenuto la pericolosità di Renzi per il Pd e per la società italiana, dal momento che portava a sintesi due universi: il capitalismo opaco e immoralista del berlusconismo con la retorica vuota e il cinismo subalterno, ma vorace della politica politicante. Come si può vedere dai risultati dei ballottaggi ormai l’opera di Matteo sta arrivando a compimento: la vecchia destra dei comprati e dei ladri, degli zoccoli duri da televisione rialza la testa, conquista persino Genova una volta roccaforte della sinistra e altre città di vecchia tradizione democratica, si riallarga nel Paese non per merito proprio, ma per demerito complessivo del ceto politico, per disorientamento dell’elettorato che si trova a scegliere tra offerte politiche identiche, salvo alcune petizioni di principio del tutto astratte, rinnegabili a piacere e con una opposizione pentastellata che sembra altalenante, incerta, retrattile, meno credibile di prima.

Ma cio che è accaduto non è l’espressione di un’alternanza di facciata  come spesso accade nei sistemi maggioritari, è invece la chiara manifestazione della fine ingloriosa della seconda repubblica, per cui non basta dire che ormai l’onda del renzismo è terminata e che nelle reti del Pd  ci sono soltanto alghe dopo che si erano riempite di tonni, a tal punto che i sedicenti dem hanno perso persino a Trapani dove non avevano avversari. Questo è il dato immediato , ma il fatto è che non hanno vinto nemmeno gli avversari visto che la destra ha preso meno voti rispetto al 2013 grazie all’astensione massiccia giunta al 54 per cento di un corpo elettorale che si sente privo di qualsiasi rappresentanza, ma il cui capitale di rassegnazione e inazione sembra in via di esaurimento.

Si ha un bel cercare di rattoppare la realtà con dati frutto di manipolazione o messi nel tritacarne della comunicazione edulcorata: non escono salsicce, ma file di prese in giro che vorrebbero nascondere lo stato preagonico del Paese e il suo essere in preda alla corruzione più selvaggia: tutti sanno benissimo che la disoccupazione reale è drammatica, che i consumi calano, che il debito pubblico aumenta a dispetto di qualsiasi taglio mentre le infrastrutture sono sempre più vecchie e insufficienti, senza che vi siano risorse per modernizzarle. Nessuno può davvero pensare che le forze politiche tradizionali, principali protagoniste di questo epocale disastro possano davvero affrontare la situazione e se si somma l’astensione allo sfilacciamento delle compagini parlamentari, ai localismi incentrati su associazioni o su personaggi, si ha la miscela adatta alla nascita di nuove formazioni politiche con confini diversi da quelli finora praticati. Qualcuno per esempio ha fatto notare che le recenti mosse del commissario Cantone e le sue inaspettate critiche allo sponsor renzista potrebbero preludere alla formazione di un partito delle mani pulite.

Insomma siamo alla decostruzione del sistema politico accelerato dal renzismo e dalla sua vacuità che mette in moto allo stesso tempo nuove aggregazioni e inedite dissoluzioni e che per prima cose pone un enorme problema ai Cinque stelle inconsultamente riavvicinatisi al sistema proprio quando sarebbe stato imperativo rendere più netta l’azione di contrasto, specie sui temi sociali: un cruciale errore strategico che tuttavia racconta non solo di straordinari pasticci nella formazione delle liste, di rese sul sistema elettorale, quasi che si volesse essere cooptati e di una opaca democrazia interna, ma forse di una vocazione irrisolta di vertici più disposti al cachinno che all’elaborazione politica. In effetti la situazione dovrebbe e potrebbe aprire la strada a nuove elaborazioni e formazioni politiche in diretto e non equivoco contrasto con il pensiero unico e i suoi dettami, ovvero a una opposizione radicale e concreta allo stesso tempo, cosa che non si scorge nei tentativi di mettere assieme pezzi residuali della sinistra, profughi dal Pd e quinte colonne del capitale che appare già vecchio prima di nascere e del tutto inadeguato al nuovo panorama spalancato dalle urne.

La situazione del resto è tale che ormai non c’è più molto tempo prima dell’implosione del Paese o la sua occupazione, manu bancaria, da parte della Troika.  Questo è il momento per battere un colpo, sempre che qualcuno ci sia.

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via Declino e implosione di un cazzaro — Il simplicissimus

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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