Centrale a biogas di Picerno, arriva la condanna per deposito di rifiuti speciali

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Il Comitato cittadino Boscotrecase è parte civile: “In beneficenza eventuale risarcimento”

Nel 2012 il Corpo Forestale dello Stato, nel corso di servizi di specifica competenza, ha denunciato alla Procura della Repubblica Donato e Dario Curcio, successivamente indagati nell’ambito di un’inchiesta legata alla Centrale a Biogas di Picerno.  Nel 2013 il Comitato Cittadino Boscotrecase, insieme ad alcuni abitanti della zona, si è costituito parte civile nel processo per i reati ambientali loro ascritti. Sui fatti portati a processo si è pronunciato da qualche settimana il Tribunale di Potenza che, con la sentenza n. 1091/17, condanna in primo grado Dario Curcio per il deposito incontrollato di circa 400 metri cubi di rifiuti speciali. A renderlo noto è il Comitato cittadino Boscotrecase, che prende il nome dalla contrada di Picerno in cui si trova la centrale. “La sentenza- spiega il Comitato Boscotrecase- dà agli abitanti della contrada la possibilità di vedere riconosciuto il diritto a vivere in un territorio sano, dopo decenni di segnalazioni e denunce contro la “gestione” dell’ambiente da parte di queste persone. Finalmente- aggiunge il Comitato- si apre uno spiraglio in quello che fino ad oggi sembra essere un muro di gomma. Dall’inizio di quel processo ad oggi, alle stesse persone – denunciate all’epoca dal Corpo Forestale dello Stato – sono stati ascritti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, e confermati dalla seconda sezione penale della Suprema Corte di Cassazione (cfr. sentenza 9203 – udienza del 16/12/2016), reati di tipo associativo riguardanti la illecita gestione della Centrale a Biogas di Picerno, l’indebito percepimento di fondi pubblici e lo smaltimento illecito di rifiuti. Il processo inizierà a breve e il Comitato Cittadino Boscotrecase sarà di nuovo presente, in qualità di parte civile, per tutti i danni arrecati alla qualità della vita delle persone che vivono stabilmente nella contrada ma, soprattutto, per salvaguardare ancora una volta il diritto che ha ogni cittadino di vivere tranquillamente e con le proprie famiglie in un ambiente sano”. Il Comitato, inoltre, ribadisce la volontà di devolvere in beneficenza le eventuali somme che dovessero essere stabilite quale risarcimento danni alle parti civili.

Mar, 04/07/2017 – 17:15
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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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