Renzi “con gli 80 euro ho sbagliato, sembravo Wanna Marchi”

«Sui migranti mi hanno messo in croce per “aiutiamoli a casa loro”, che è una frase da persone di buon senso». Insiste, Matteo Renzi, quasi in maniera masochistica, e

ribadisce quel pensiero contenuto nel suo libro, “Avanti“, a dispetto della valanga di polemiche che gli sono piovute addosso da sinistra ma anche da destra, che lo accusa di avere per anni criticato Salvini e la Meloni sul tema dell’immigrazione per poi copiarne gli slogan e le idee.

«Salvini lo dice con altro spirito, io lo dico pensando a investimenti alla cooperazione internazionale, la Lega la cooperazione l’ha tagliata», ha aggiunto il segretario del Pd. Poi parlando dell’Europa “Ho grande rispetto per l’Europa, ma inizino anche loro a far rispettare agli Stati membri i propri impegni”, ha detto il leader dem riferendosi alla questione dei migranti. La versione Masaniello d’Europa, ma sembra l’ennesimo bluff dell’ormai conclamato Pinocchio d’Italia. Che però ammette i propri errori fa autocritica, è questa la vera novità: «Nel mio libro prendo atto di difficoltà e errori. Faccio autocritica, per esempio, sugli 80 euro. Non perchè non fosse una cosa giusta ma per come l’ho presentata, sembravo Wanna Marchi». «La misura degli 80 euro “l’ho presentata come una offerta speciale, non con un ragionamento culturale di politica economica di redistribuzione del reddito che pure c’era -ha spiegato il leader del Pd-. L’avessi fatto con dei premi Nobel m’avrebbero attaccato meno».

via Renzi “con gli 80 euro ho sbagliato, sembravo Wanna Marchi” — Cagliari Post

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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