AI FRATELLI CAIROLI

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Tratto da :Onda Lucana by Gerardo Renna

AI FRATELLI CAIROLI

Cinque erano, cinque volontari alla Patria votati!

Tutti e cinque

per l’Italia, dello straniero schiava, coraggiosamente han combattuto!

E quattro di loro, per la patria cara, la vita in gioventù han perduto.

Enrico, a Villa Glori, nel 1867, per liberare Roma, valorosamente combattendo.

Giovanni, per le ferite riportate nello stesso combattimento glorioso di Villa Glori!

Ernesto, nella battaglia di Varese, a Bimmo inferiore, nel 1859, lottando con ardore!

 

Luigi, uno dei mille del leggendario Garibaldi,

nel 1860 a Napoli, per le ferite in un duro scontro con i borbonici riportate.

Benedetto, il quinto dei valorosi cinque,

che, invece, il primo per età era, più  lunga vita ebbe,

pur a molti combattimenti avendo partecipato:

  • nel 1859 nel reggimento dei Cacciatori delle Alpi, (*)
  • nel 1860, con Bertagni ed altri, Garibaldi aiutò

ad organizzare la Spedizione dei Mille,

  • ancora nel 1860 della Compagnia dell’Onore di Garibaldi fece parte
  • e nella strenua battaglia di Calatafimi ed a Palermo fu ferito;
  • nel 1866, sempre con Garibaldi, nel Trentino combattette e nel 1867 a Mentana.

Fu poi Presidente dei Ministri e Ministro degli Esteri e dell’Agricoltura

nel Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II.

Nel novembre 1878, nell’attentato di Passannante al re Umberto I,

gli fece scudo col suo corpo, venendo così ferito ad una gamba.

 

Morì a Napoli l’8 agosto 1889.

Per tanti atti di eroismo, di medaglia d’oro fu decorato.

Anche gli altri quattro meritevoli erano di medaglia d’oro.

La nostra medaglia d’oro per tutti e cinque, invece, è

l’onore della loro memoria,

che sempre ai posteri dev’essere tramandata,

affinché chi la vita per la patria ha sacrificato, non sia mai dimenticato!

Funo di Argelato, 30 dic. 2012 ore 24,36, in via Bellini, 4

Tratto da :Onda Lucana by Gerardo Renna

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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