Davigo: “Per 20 anni l’attività principale della politica italiana è stata rendere più difficile i processi sulla corruzione”.

di  | 19 luglio 2017

Per vent’anni l’attività principale della politica non è stata rendere più difficile la corruzione, ma i processi e le indagini sulla corruzione. Vi devo ricordare le leggi che i politici hanno fatto per essere processati?”. Così il magistrato Piercamillo Davigo, intervenendo a In Onda Estate (La7), si esprime sul difficile rapporto tra magistratura e politica e sull’annoso tema della corruzione. E non si risparmia una stoccata al leader Pd, Matteo Renzi: “Da un lato, è ovvio che chi ricopre cariche pubbliche sia più esposto a denunce, perché assume obblighi e doveri che un normale cittadino non ha. Altro è dire che ci sia un complotto per dare la caccia al presidente del Consiglio. Insomma, alla fine, in questo Paese di detenuti per reati di colletti bianchi ce n’è un ventesimo rispetto alla Germania. Quindi, che la smettano di dire queste sciocchezze“. E rincara: “C’è un ‘giornalaccio’ secondo cui non è vero che l’Italia è un paese corrotto perché il numero di condanne è inferiore a quello della Finlandia. No, l’Italia è un Paese in cui i farabutti la fanno franca. Non dico quale giornale sia, perché tanto si auto-identifica. In realtà, c’è un indice assolutamente affidabile: l’indice del costo delle opere pubbliche. I professori Golden e Picci hanno elaborato questo indice. Le opere pubbliche in Italia costano in media almeno il doppio di quanto costano negli altri Paesi d’Europa. Vorrà dire qualcosa o no?”. Poi racconta alcuni aneddoti risalenti a Mani Pulite: “Ricordo le scemenze che venivano dette quando sono stati scoperti i gravissimi fatti di corruzione emersi dal ’92-’94. Ad esempio, dicevano: ‘Lo sapevano tutti’. Io, tanto per cominciare, non lo sapevo. E credo che non lo sapesse nessuno. E quando un politico veniva preso, chiedeva: ‘Perché processate me e non gli altri?’. Noi prendiamo circa il 3% dei ladri d’auto. Io non ho mai trovato un ladro d’auto che, una volta arrestato, abbia detto: ‘E gli altri?’”. E aggiunge: “C’è ancora chi parla di violazione del segreto istruttorio: è fantastica. Ce ne sono pochissime di vere violazioni del segreto, visto che non esiste più da quando non c’è più l’istruttoria. Esiste il segreto investigativo che, però, cede, salvo provvedimenti di secretazione, quando l’indagato può avere notizia dell’atto. Quell’atto non è più segreto. Ne è vietata la pubblicazione, che è un altro reato. Io però” – continua – “faccio una riflessione diversa: se domani un giornale titola in prima pagina “Davigo è un ladro”, posso dire mai che è una grave violazione del segreto? Cioè, sono un ladro, ma non si deve sapere. Devo dire: ‘Non è vero. Io non rubo’. Ma pochi dicono così. Di solito dicono che è una grave violazione del segreto”

via Davigo: “Per 20 anni l’attività principale della politica italiana è stata rendere più difficile i processi sulla corruzione” – Il Fatto Quotidiano — Notizie Dal Web

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/19/davigo-per-20-anni-lattivita-principale-della-politica-italiana-e-stata-rendere-piu-difficile-i-processi-sulla-corruzione/3740268/

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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