L’Italia è un’espressione geografica — Hic Rhodus

Posted on 19/07/2017 by 

Un disperato Galli della Loggia fa l’elenco dei mali d’Italia titolando che la realtà del Paese ci sta scappando di mano; il Ministro Minniti è informato dell’invivibilità delle nostre strade? chiede retoricamente; la Magistratura ha voglia di occuparsi, come dovrebbe, degli interessi dei cittadini o vuole continuare solo a criticare l’esecutivo quando tocca i suoi interessi? chiede ferocemente.

Galli della Loggia parla di quartieri di grandi città in mano allo spaccio, pericolosi per i cittadini dopo certe ore, fuochi che divampano prendendo rarissimamente i piromani (in questi giorni, eccezionalmente, le autorità si sono mosse un po’ di più), privati che si approfittano impunemente di spazi pubblici, stazioni ferroviarie diventate luoghi da affrontare con sprezzo del pericolo. Ma molto altro avrebbe potuto dire l’Autore. I treni stessi – non solo le stazioni – in mano a bande di teppisti dopo certi orari; l’abuso dei bancarellari, centurioni, imbroglioni vari che molestano sistematicamente i turisti, non solo a Roma, con la sostanziale copertura della autorità; tassisti osceni; albergatori da campo di rieducazione, fra i principali artefici del declino dell’Italia nel mercato turistico internazionale; abusi a tappeto, nello spregio della sicurezza, del paesaggio, della logica; ufficiali pubblici di un’arroganza stratosferica, quasi superiore alla loro ignavia e incapacità; diritti sanciti per legge mai certi, mai assicurati, da riconquistare ogni volta solo assumendosi l’onere dello scontro con l’Autorità; scuole desolanti quanto i gruppi Whatsapp di mamme che cicaleggiano supponentemente di quanto sia sbagliato il menù scolastico con tutte quelle verdure; antivax; servizi pubblici da terzo mondo; Fondi europei gettati – a miliardi di euro – dalla finestra, anno dopo anno, decennio dopo decennio; riforme impossibili perché si erge sempre un blocco, una lobby, una categoria provvista debitamente di legittimo sindacato che si mette di traverso; una politica estera che fa ridere i polli, che si regge su diplomatici e funzionari fra i più pagati al mondo che usualmente non conoscono neppure la lingua del paese in cui operano; i bambini più maleducati del mondo; i genitori più vacui del mondo; il debito pubblico che continua a crescere come le buche delle strade, e ci si chiede dove finiscono questi soldi; la sagra del tortello sponsorizzata dal Comune mentre strutture d’eccellenza vivono di elemosina o chiudono; giovani che vanno all’estero e migranti analfabeti che entrano disperati e chiudiamo nei lager; le mafie che prosperano; i politici ladri e quelli nani, tertium non datur; una burocrazia cieca e devastante, una legiferazione continua e capillarmente assurda; alluvioni e frane d’inverno, incendi e mancanza d’acqua in estate, segni di un’abbandono della tutela del territorio che anno dopo anno ci ripropone gli stessi disastri; i furbetti del quartierino; i furbetti del cartellino; i capitani coraggiosi; i diritti acquisiti (miei) e quelli egoistici (degli altri); il Papa che ci spiega l’economia, la CEI che ci insegna cosa fare coi migranti o fra le lenzuola; Macron, Merkel, Trump e i pochi altri che contano che non ci filano neppure di striscio; Di Maio che ambisce al titolo di premier italiano più ignorante e stupido della storia italiana; Renzi che ha perso totalmente la bussola; Gentiloni; i cani che scacazzano ovunque senza che gli altri cani (quelli che li tengono al guinzaglio) si sentano in dovere di pulire; gli scontrini fai da te per gonfiare i rimborsi spese; l’evasione sistematica, la furbizia elevata a sistema, tutti contro tutti e a me che me ne frega?

Se sono stato troppo pessimista ditemelo pure ma credo di avere, come voi, decine di aneddoti sull’Italia che non funziona; e non funziona non per colpa di altri, ma per la colpa di ciascuno di noi. Ciascuno di noi è un commerciante, un insegnante, un operaio, un giornalista, un amministratore di qualche cosa, che vede il malaffare, l’irregolarità, il profittare, il parassitismo nel proprio ambiente, e che semmai lo denuncia indignato su Facebook, semmai chiama le Iene, ma raramente si prende la briga di farsi attore di una azione di censura, di un comportamento esemplare, di una qualche pressione sociale da agire sui cattivi comportamenti pubblici e privati per stigmatizzarli, isolarli, bandirli. Insomma, ho la penosa convinzione che i magistrati arroganti, i politici disonesti, gli impiegati pubblici lazzaroni, i ferrovieri indolenti, gli insegnanti ignoranti, i giornalisti falsificatori, i bottegai evasori, i medici scorretti, i preti puttanieri, i comici capipopolo, insomma, come dicevo, ho la penosa impressione che siamo noi, tutti noi, chi consapevolmente chi no, chi scientemente e chi non credendo, poi, di far male a nessuno per quell’abusivino, per quella frode insignificante, per quel piccolo profittare, ma sì, dai, se non lo facessi io lo farebbe qualcun altro; ma sì, dai, non lo fanno forse tutti? Ma sì, dai, siamo italiani. Brava gente.

Hic Rhodus parla da sempre di questa minorità italiana, questo limite antropologico che appare insormontabile e che è noto da secoli; siamo eccezionali, creativi, straordinari, ingegnosi, simpatici (per non dire dell’arte amatoria!); ce lo diciamo fra noi, sia chiaro, mentre la capitale dell’arte, della cultura, della moda, dell’architettura, del turismo, dell’accoglienza, dell’artigianato, della competenza tecnologica, del cinema, etc. etc. è ovunque tranne che in Italia. Una volta, sì, avevamo la compagnia aerea più innovativa al mondo, l’industria cinematografica più invidiata, una letteratura di spessore, una politica estera importante almeno nel cortile di casa, degli statisti di livello internazionale, degli imprenditori eroici e capaci… ero bambino io, figuratevi! Dove sono finiti tutti? I pochi eroi civili, oggi, dove sono? Cosa fanno? Ho mente dei nomi, sì, perché ci sono; hanno quasi tutti un inutile ruolo di testimonianza, gridano al vento, racimolano retorici assensi dall’alto e inutili like dal basso. Siamo preda di familismo, personalismo, clientelismo, affarismo di rapina, Francia o Spagna purché se magna, … Ne scriviamo da tanto, dicevo, e non so se convenga ribadire qualcosa. La Mappa 26 che trovate qui sotto vi offre certamente una buona selezione di testi, su vari argomenti, ciascuno dei quali capaci di togliere l’appetito, o il sonno, a chi vorrebbe un’Italia per niente straordinaria ma, semplicemente, normale.

Ed ecco la Mappa 26, che vi proponiamo con l’importante avvertenza che abbiamo scritto molto di più per ciascuna sezione; i testi qui riepilogati sono veramente solo un piccolo campione. E questo, naturalmente, è un ulteriore motivo di tristezza.

Mappa 26 Antropologia italica

Questi i link ai post citati:

Alle Origini

Il male dell’anima

Una povera politica

Conseguenze strutturali (e veramente qui trovate decine di articoli su HR!)

Conclusioni?

via L’Italia è un’espressione geografica — Hic Rhodus

Fonte:https://ilsaltodirodi.com/2017/07/19/litalia-e-unespressione-geografica/

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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