C’era una volta una suggestiva vallata a Est di Oppido Lucano

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Oppido Lucano

di Redazione Basilicata24

I progetti di devastazione si sono avverati

Non bastava il petrolio, tra il 2012 e il 2013, con continue Autorizzazioni Uniche regionali si è deciso il salasso della Basilicata, svendendo tutto quello che si poteva cedere senza alcuna ricaduta di sviluppo sostenibile, sole, acqua e vento. Destinatario di tale politica anche il territorio di Oppido. I progetti di devastazione, in virtù di continue proroghe, concesse al limite della legalità, sembravano destinati a rimanere una sorta di maledizione aleatoria e, invece, in un solo anno dal giugno 2016 ad oggi, tutto si è avverato cancellando l’identità di un territorio e il futuro di tante famiglie rurali. Una vallata, destinata per secoli alla produzione dei migliori grani del Sud, di colpo, ha visto cambiare la propria destinazione d’uso da agricola ad area a vocazione eolico-industriale selvaggia con annesse opere di elettrodotti, cavidotti e stazione Terna il più vicino possibile all’unico Borgo rurale presente sul territorio, tutto ciò senza che l’Amministrazione comunale abbia mai tentato la minima opposizione o proposto soluzioni alternative. La stessa Amministrazione, poi, mentre non ha scrupoli per aver permesso la distruzione di ricchezze presenti e future, con un comunicato stampa, del 20 luglio, definendosi “ Sensibile e interessata al recupero di testimonianze artistiche”, con fierezza pubblicizza l’evento “Incanto e Suggestioni Rupestri”, preannunciando, per lunedì 24, la partecipazione del Presidente Pittella, del Direttore dell’APT, nonché del Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici della Basilicata. I lavori di recupero di una mulattiera e delle Grotte di S. Antuono che conservano un ciclo pittorico in cui sono raffigurate scene della vita di Cristo e della Vergine, guarda caso, sono stati finanziati dalla Regione nel 2014, praticamente dopo aver autorizzato il disastro territoriale. Fumo negli occhi! Dove erano tutte queste personalità quando si è deciso di dissacrare quella che il Sindaco definisce “Suggestiva vallata ad Est di Oppido”? Quale concetto di Paesaggio ha la Soprintendenza della Basilicata per rimanere inerme di fronte a quello che sta succedendo a causa dell’Eolico selvaggio? Quale ruolo ambiguo riveste nelle Conferenze di servizio dove prima nega il parere e poi conviene? L’APT è consapevole delle contraddizioni insite nella politica di sviluppo territoriale della Basilicata? Come mai il Presidente Pittella assicura la propria presenza per l’evento-inaugurazione, quando, invece, pur avendo promesso interessamento per la Trasversale Lucana non si è mai presentato sul territorio? “ Panem et circenses” era la tecnica dei Romani per distrarre il Popolo, ma essi, a differenza degli Attila moderni, migliorarono ogni Terra che conquistarono, dando priorità ad un efficiente sistema viario e a una rete capillare di acquedotti da suscitare rabbia per quello che si verifica attualmente. Benvenuti a Oppido Artisti e Autorità, godetevi il notturno, il “ Tentativo di conoscere noi stessi” come scrive il Sindaco, che, apprezzando la spiritualità del ciclo pittorico, non ricorda che si prega guardando le stelle e il sole senza l’intermittenza invadente dell’ eolico selvaggio. Infine, Artisti e Autorità, venendo da Potenza, potreste inaugurare anche la villetta comunale, costata 450.000 euro per disfarla e rifarla senza alcun miglioramento. Pensate pure a Matera 2019, vedremo se arriverete attraverso la mulattiera o le tante strade distrutte dalle imprese eoliche.

Porzia Fidanza

Dom, 23/07/2017 – 16:37

via C’era una volta una suggestiva vallata a Est di Oppido Lucano — Basilicata24

Fonte:http://basilicata.basilicata24.it/lopinione/interventi-commenti/c%E2%80%99era-volta-suggestiva-vallata-ad-est-oppido-25130.php

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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