Ecco la vera emergenza italiana  I migranti meno istruiti d’Europa — Media Financial Credit

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I dati Istat rivelano che il numero «percepito» di stranieri in Italia è più alto di quello reale. Ma non riusciamo ad attrarre quelli qualificati, diretti altrove. Come molti nostri laureati

Numero «percepito» e numero reale

Nelle loro lezioni non richieste all’Italia sugli sbarchi, Viktor Orbán e Sebastian Kurz sfoggiano il tipico populismo europeo di questi anni. Per il premier di Budapest e il giovane ministro degli Esteri austriaco le regole del gioco sono chiare: fingi sempre che esistano soluzioni semplici a problemi complessi e danne fino all’ultimo la colpa ad altri, altrove. L’Italia, spesso poco assertiva e ancora meno organizzata, è un candidato ideale. Di sicuro il paternalismo interessato di Vienna, Budapest, Praga o Varsavia, come i silenzi a Parigi e a Berlino, sono pensati per platee interne. In nessun angolo d’Europa gli elettori hanno fretta di accogliere rifugiati di cui non è chiaro il diritto all’asilo, lo stato di salute e spesso neppure il Paese d’origine. Dietro le frasi sprezzanti e le omissioni potrebbe però esserci anche altro: una gara. La grande competizione europea per selezionare — non impedire — l’afflusso di stranieri. Si cercano strategie per lasciare ad altri i meno preparati e meno produttivi, sperando di scremare per sé i migliori e più istruiti.Se questa è la posta, anche nelle schermaglie politiche non tutto è come sembra. Per esempio l’ultimo aggiornamento della banca dati dell’istituto Istat, il mese scorso, mostra che in Italia non c’è un’«invasione» di migranti. Al contrario: per la prima volta da un quarto di secolo, negli ultimi tre anni il numero di stranieri sul territorio nazionale ha smesso di aumentare. Fra il 2015 e quest’anno si è praticamente stabilizzato. Gli immigrati erano due milioni nel 2004, quattro milioni nel 2012, sono saliti a cinque milioni nel 2015 ma da allora il loro numero è cresciuto di appena trentamila. Dal calcolo sono esclusi i circa 50 mila sbarcati ai quali ogni anno viene rifiutato un permesso, ma spesso in passato l’afflusso di irregolari era stato anche più robusto di così.

Quota stranieri più alta dell’Italia in 24 Paesi Ocse

Dunque il numero di stranieri non cambia, perché molti stanno lasciando o mandano via i figli pur avendo un permesso di soggiorno. Ciò che cambia è l’esplosione degli approdi dalla Libia, dunque delle richieste di asilo (12 mila nel 2010, 26 mila nel 2013, 124 mila nel 2016), e lo sforzo per farvi fronte. Paradossalmente proprio le immagini drammatiche degli sbarchi hanno reso l’Italia un Paese normale: come in tutte le democrazie mature, adesso anche qui gli elettori si stanno convincendo che gli stranieri siano molti di più di quanto risulti vero nella realtà. Percepiamo che siano il 27% dei residenti — così mostra un sondaggio Ipsos Mori del 2015 — quando invece sono l’8%; ma succede ovunque. Impressioni simili si registrano in Francia, Gran Bretagna, Svezia, Spagna, Australia. La realtà è invece che almeno 25 dei 34 Paesi dell’Ocse, il club delle economie avanzate, hanno una quota di residenti stranieri più alta dell’Italia.Tutto bene dunque? No. Quando vede gruppi di migranti accampati alla stazione in condizioni terribili, un italiano in genere non si rassicura consultando una banca dati. Anzi quest’ultima a volte ne aumenta la preoccupazione, come accade se si studiano i numeri dell’agenzia europea Eurostat su come cambiano i migranti e rifugiati in Italia rispetto a quelli negli altri Paesi. I nostri sono sempre meno qualificati, meno istruiti e meno produttivi, mentre nel resto dell’Unione europea è in corso una trasformazione in direzione opposta. L’Italia in effetti spicca perché registra la più alta quota di stranieri con al massimo la licenzia media (e spesso molto meno di quella): queste persone compongono il 47% della popolazione residente nata all’estero, mentre in Francia e Germania sono un terzo.

Il 47% non ha fatto le superiori

Spesso il livello di qualifiche degli immigrati è vicino a quello dei cittadini di un Paese, in media, perché ogni economia attrae persone compatibili al proprio modello. E l’Italia ha da sempre pochi laureati, sia nati qui che all’estero. Ma in questi anni inizia ad accadere qualcosa di nuovo e di diverso: mentre il livello di istruzione degli italiani sta lentamente crescendo, quello degli stranieri residenti cala rapidamente. Nel complesso l’apporto degli immigrati al potenziale di crescita del Paese è dunque minore, in confronto al passato recente. Se nell’Italia del 2017 vivessero stranieri con qualifiche pari a quelle registrate anche solo nel 2009, oggi avremmo 120 mila persone in più con un diploma delle superiori e 100 mila persone in meno che, al meglio, hanno raggiunto la licenza media o magari non hanno finito la primaria. Questa caduta nell’istruzione dei residenti stranieri si spiega anche con gli sbarchi. I richiedenti asilo sono in gran parte privi di istruzione, dunque in prospettiva poco produttivi, e rappresentano esattamente il tipo di persone che gli altri governi europei preferiscono confinare in Italia. È quanto suggeriscono i dati di Eurostat sul titolo di studio degli immigrati da Paesi extra-europei: la quota di stranieri con al massimo la licenza media si è impennata del 3% (al 53%!) negli ultimi tre anni, mentre nel resto Europa si affermano le tendenze opposte. Negli ultimi anni la quota di persone senza istruzione nate all’estero è scesa del 5% nell’Ue, mentre quella di diplomati e laureati è salita.

Questa caduta nell’istruzione dei residenti stranieri si spiega anche con gli sbarchi. I richiedenti asilo sono in gran parte privi di istruzione, dunque in prospettiva poco produttivi, e rappresentano esattamente il tipo di persone che gli altri governi europei preferiscono confinare in Italia. È quanto suggeriscono i dati di Eurostat sul titolo di studio degli immigrati da Paesi extra-europei: la quota di stranieri con al massimo la licenza media si è impennata del 3% (al 53%!) negli ultimi tre anni, mentre nel resto Europa si affermano le tendenze opposte. Negli ultimi anni la quota di persone senza istruzione nate all’estero è scesa del 5% nell’Ue, mentre quella di diplomati e laureati è salita.

I nostri laureati in fuga

Negli anni, gli sbarchi minacciano dunque di contribuire ad abbassare il contenuto medio di conoscenza e il potenziale di produttività e crescita del lavoro in Italia. Rischiamo di diventare sempre meno qualificati, nel complesso. E sarebbe un guaio perché — secondo la Commissione Ue — già oggi il livello di istruzione degli italiani stessi è poco compatibile con la complessità di un’economia avanzata. Aiuterebbe molto uno sforzo nazionale per migliorare l’accesso alla scuola, e c’è spazio per farlo. Persino fra i giovani, ancora nel 2016 l’Italia presenta la percentuale di laureati più bassa dell’Unione Europea: appena il 25% di chi ha fra 25 e 34 anni.Conta anche il fatto che un quarto di coloro che ogni anno lasciano il Paese in cerca di lavoro all’estero siano laureati, e potrebbe trattarsi di un numero più alto dei centomila emigranti in totale ufficialmente contati dall’Istat: molti non emergono nelle statistiche perché non cancellano la residenza d’origine (infatti Germania e Gran Bretagna, prime destinazioni degli italiani, registrano dall’Italia ogni anno il quadruplo degli arrivi che invece risultano all’Istat). Così il Paese è stretto da forze pericolose: in parte assecondate senza alcuna innocenza dal resto d’Europa, in parte generate e alimentate al proprio interno. È in gioco il futuro. E per il prossimo governo, un programma di legislatura.

Fonte:http://roma.corriere.it/politica/cards/ecco-vera-emergenza-italiana-migranti-meno-istruiti-d-europa/numero-percepito-numero-reale_last.shtml

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