“Una Musica può dire” è un progetto di due narratori musicali di Potenza.

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 28 luglio 2017

“Una Musica può dire” è un progetto di narrazione musicale basato sull’interazione tra racconto e musica. I due che portano in scena questo tipo di rappresentazione sono:

Dino De Angelis, autore di testi letterari e teatrali, e Gianni Mercury, polistrumentista proveniente da una lunga esperienza di concerti e musica dal vivo.

Raccontano in modo singolare delle storie intrecciate con brani musicali, mescolando la parte orale con quella musicale in un mix che si rincorre dentro trame ben definite e strutturate.

Particolarmente attenti alle problematiche connesse con l’emarginazione sociale, i due spaziano dalla proposta di testi letterari (come “Cuore di tenebra” di  Conrad o “Il collezionista di Tramonti” di Kondrotas) alla letteratura di viaggio, ad esempio esaminando le peculiarità di artisti-viaggiatori come Edward Hopper, Gustave Flaubert e Vincent Van Gogh, fino a toccare temi di interesse sociale e culturale (come la storia tra John Lennon e Yoko Ono), o altre storie particolarmente toccanti come quella di due disabili cinesi che riescono a compiere un’impresa folle quanto commovente).

Nel corso del 2016 sono stati ospiti di una trasmissione radiofonica laziale nella quale, con lo stesso format, hanno parlato di aneddoti e curiosità dei miti della storia della musica rock (James Taylor, Simon & Garfunkel, Cat Stevens, Sting e Police, America, Keith Carradine, ecc).

Fonte:http://www.gazzettadellavaldagri.it/una-musica-puo-dire-e-un-progetto-di-due-narratori-musicali-di-potenza/

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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