I ‘Quadri plastici’, le opere ‘viventi’

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La sera del 6 agosto, ad Avigliano, in provincia di Potenza

Redazione ANSA POTENZA 31 luglio 2017 15:22 NEWS

(ANSA) – POTENZA, 31 LUG – Un’istantanea sul genio di Caravaggio, portata in scena dagli abitanti di Avigliano (Potenza), che dagli inizi del secolo scorso riproducono le opere più belle, in particolare quelle del Merisi, immedesimandosi nei suoi quadri, rispettando “in scena” le tonalità di luce e le posizioni di ogni singolo personaggio per qualche minuto: sono i “Quadri plastici” che anche quest’anno, il 6 agosto dalle ore 21.30, rivivranno con tre opere – “La decollazione di San Giovanni Battista”, “Il martirio di San Matteo” e “La crocifissione di Sant’Andrea” – unite dal tema “La morte dei giusti”, dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
La tradizione della rappresentazione vivente dei quadri affonda le radici agli inizi del Novecento, quando gli aviglianesi utilizzavano questa sorta di scenografia, realizzata su alcuni carri itineranti per le festività religiose.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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