L’acqua e l’aria fritta dei politicanti .

Il razionamento dell’acqua a Roma è stato scongiurato: lo ha fatto il governo autorizzando la continuazione dei prelievi dal Lago di Bracciano per evitare lo scandalo della capitale senz’acqua e accollandosi il rischio della morte fatturale del lago stesso che da molti anni è sotto lo zero idrometrico, anche se nella solita confusione italiana sia Acea che la Regione hanno registrato dati contrastanti, partendo ognuno da una diversa quota sul livello del mare. Adesso al netto delle baruffe politicanti siamo a – 165 centimetri, con un abbassamento di 10 centimetri in pochissimo tempo a causa della stagione siccitosa.

Ma questo è solo un incidente di percorso perché la situazione è stata creata da moltissimi anni di emungimenti sconsiderati che hanno abbassato costantemente il livello dello specchio d’acqua: la situazione ha assunto termini drammatici con la diminuzione e l’erraticità delle precipitazioni determinatasi in maniera consistente nell’ultimo decennio, però anche senza questi fattori la distruzione lacuale era solo questione di tempo visto che l’Acea succhiava da Bracciano una quantità d’acqua quasi doppia rispetto alla “ricarica” naturale del lago dovuta alle pioggie  e agli afflussi di falda. Un dato ben noto da almeno 15 anni. Certo se la rete idrica colabrodo non disperdesse il 44 % del contenuto trasportato si sarebbe potuto significativamente diminuire l’emungimento, se si fosse messo mano per tempo ad investimenti significativi per approvvigionarsi altrove, probabilmente si sarebbe potuta evitare l’agonia del lago. Ma nulla di questo è stato fatto e men che meno da quando i privati sono entrati nell’Acea per godere dei profitti senza scucire nemmeno un soldo. Adesso voglio proprio vedere Suez e Caltagirone aprire il portafogli. Magari lo faranno, ma pretendendo la parte del leone sui profitti. Del resto se il Campidoglio è stato capace di svendere ai privati sei linee extraurbane semplicemente in cambio di un mese di bus navetta tra le fermate Arco di Travertino e Termini, tratto della linea A chiusa ad agosto per lavori, tutto è possibile.

Tornando alla questione  adesso si è arrivati sostanzialmente a un punto di non ritorno perché ancora 35 centimetri di abbassamento e il lago perderà delle sue capacità di autodepurazione, ovvero la capacità di attivare la fitodepurazione delle sostanze organiche il che significa che le sue acque dovranno essere pesantemente trattate prima di poter essere immesse nella rete idrica di Roma. Per questo occorreranno comunque più prima che poi altri investimenti che faranno solo levitare le bollette e peggiorare l’acqua al rubinetto senza salvare il lago e senza risolvere i problemi alla radice. Ma è il conto da pagare per decenni di incuria e di noncuranza la cui responsabilità va cercata proprio nel ceto dirigente tradizionale della capitale e che non può certo essere risolta con polemichette idiote sugli epigoni.

Ora non occorre avere una laurea in ingegneria idraulica per raccogliere i dati necessari per queste considerazioni: essi sono agevolmente disponibili in rete da due decenni, comprese le ricerche del Cnr comprese quelle assai peggiori che riguardano il lago di Albano, messo peggio di Bracciano perché il suo bilancio idrico, anche senza tenere in conto gli emungimenti umani è già negativo, ma che subisce un calo di 30 centimetri l’anno a causa dei prelievi della città di Albano, della Snam e del Vaticano. Nel 2006 queste indicazioni provenienti dalla comunità scientifica e che prevedevano la trasformazione di Albano in una pozza inquinata (oggi a bagnarsi si becca una dermatite) e di Bracciano in una sorta di deserto sono state all’origine dell’adozione di teoriche linee di salvaguarda da parte della Regione Lazio, ma come al solito non si è fatto proprio niente forse perché non si volevano disturbare gli illustri e potenti sottrattori di acqua e men che meno si voleva turbare il sereno raccolto di profitti.

via L’acqua e l’aria fritta dei politicanti — Il simplicissimus

Fonte:https://ilsimplicissimus2.com/2017/08/02/lacqua-e-laria-fritta-dei-politicanti/

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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