LE ULTIME MEMORIE DI IGNACIO, IL TORO ASSASSINO.

Mi chiamo Ignacio e sono colpevole! Colpevole di essere nato bello e forte e di essere cresciuto più degli altri.

Mi hanno allevato insieme ai miei fratelli e agli amici di merenda, senza lasciarmi presagire quale sarebbe stato il mio destino.

Sono stato allevato selettivamente perché per me fosse garantito un sacrificio spettacolare. Ciò che rende tragica e per qualcuno follemente bellissima la mia vita è quel destino di morte che mi attende, una fine cruenta e violenta che mi immortalerà alla memoria dei posteri, un destino che fa parte del mio patrimonio genetico di animale “feroce” (è questo che di me pensano gli umani!).

Non morirò banalmente in un comune macello, ma in un duello epico, in una danza sublime e tragica, tra l’acclamazione della folla nel bel mezzo di un’arena, per mano di un apparentemente abile torero.

Non tutti sanno che, in fondo, io sono un essere pacifico e mansueto; molti non mi conoscono e oggi che è arrivato il grande giorno del mio sacrificio, mi vedranno per la prima volta.

Mi sento insicuro e fragile in questo giorno che profuma di morte, mi hanno prelevato proprio ieri dall’allevamento dove beato e spensierato stato bivaccando con i miei fratelli, sono da solo adesso, impaurito, spaesato e senza più alcun punto di riferimento. E’ per questo che mi dimeno ed emetto versi feroci. In realtà sono versi di paura, non è colpa mia, ma del senso di insicurezza che hanno voluto infondere in me.

Mi hanno rinchiuso in un cassone oscuro, senza darmi da mangiare, né da bere, sono terrorizzato perché non so se mai uscirò da qui, né cosa mi accadrà una volta fuori da questo spazio angusto e senza aria.

Sono crudeli gli umani, mi stanno malmenando, mi percuotono con sacchetti pieni di sabbia e tavolette di legno, mi hanno anche riempito gli occhi con un unguento viscido che mi pare aver sentito chiamare vasellina e sulle mie zampe hanno cosparso un liquido di nome trementina, che brucia molto e mi impedisce di star fermo; mi hanno anche infilato una stoppia in gola e nelle narici e mi hanno somministrato una sostanza che mi fa sentire strano e senza discernimento, sono come un po’ tra le nuvole e non riesco a stare in piedi, ma nemmeno ad accasciarmi in terra perché il cassone in cui sono tenuto prigioniero mi impedisce di muovermi e non riesco a distendermi.

Sento anche scorrere qualcosa sul mio corpo, qualcosa di liquido e caldo, sarà il mio stesso sangue, che sgorga dalla ferita sul dorso che mi hanno inflitto con una lama.

Sono trascorse ormai diverse ore, comincio a perdere la speranza di riconquistare la libertà, che ne sarà di me?!

Aspetta, sento qualcosa, un suono, più suoni, una musica trionfale, cosa succede? E poi dei passi…e qualcuno che batte sul cassone in cui sono contenuto.

Ecco che vedo improvvisamente uno spiraglio, vedo la luce! Qualcuno ha aperto il cassone, vorranno forse liberarmi finalmente.

Esco di corsa, sono felice, finalmente posso ritornare a correre libero…ma dove sono?!E chi è tutta questa gente attorno a me vestita in modo strano? Cos’hanno in mano? E chi sono tutte quelle persone che acclamano?! Pensavo mi riportassero a casa, dopo aver resistito a tutte quelle torture, pensavo di averlo meritato…e invece sono in un luogo alieno, rotondo, chiuso e pieno di gente che scalpita.

Ed io che pensavo di aver riconquistato la mia libertà, povero illuso!

Resto fermo, sono atterrito ed il mio spazio è circoscritto, sono trattenuto dagli umani che mi impediscono ancora una volta di muovermi e mi costringono a guardare quello che sta accadendo.

Questo è un luogo di terrore, c’è un’aria macabra che mi aleggia attorno, e questi umani hanno l’espressione del volto deformata dalla libidine, dal desiderio di violenza e di morte che pervade la loro anima.

Non sono solo, c’è un altro toro nell’arena ed altri cassoni chiusi come quello dal quale sono appena uscito io; il toro nell’arena si sta dimenando, sta cercando di proteggersi dalla furia assassina dei toreros, dei picadores a cavallo e dei banderilleros; quelle che hanno in mano questi ultimi sembrano solo colorate bandiere, ma in realtà sono arpioni appuntiti.

Il mio amico toro, che prima di me è stato portato qui sta subendo le torture più inaudite; i picadores a cavallo hanno affondato delle lance nella sua schiena e le hanno spinte con veemenza fino a farle entrare nella carne del mio compagno, spezzandogli i muscoli del collo e delle spalle; lo hanno ferito due volte ciascuno, fino ad impedirgli di alzare la testa per via delle fratture e delle lacerazioni inflitte.

Ed ecco che arrivano gli uomini a cavallo, i banderilleros con le loro terribili armi ipocritamente camuffate dietro simpatiche bandieruole che sventolano a destra e a sinistra. I cavalli hanno gli occhi bendati e le orecchie piene di cotone, sono evidentemente intontiti ed incapaci di nitrire perché gli sono state tagliate le corde vocali. E’ così che vengono sodomizzati anche questi animali; ed è solo così che è possibile farli avvicinare al mio amico toro impazzito che si dimena per il dolore.

I banderilleros si avvicinano al toro, lo punzecchiano ulteriormente con quelle bandieruole appuntite facendogli uscire molto sangue.

L’arena si macchia di rosso, il sangue è cosparso ormai dappertutto. E’ l’ora del sacrificio, l’ora dell’esecuzione.
Ecco che si avvicina il torero con la sua spada lunga un metro, si appropinqua al mio amico toro ormai sfinito ed inerme e gliela conficca in mezzo alle scapole.

Il mio compagno emette un gemito, dalla sua gola viene fuori un sussulto soffocato, i suoi occhi piangono senza lacrime.

Non muore immediatamente, la spada ha trafitto i suoi polmoni e lui comincia a vomitare sangue, quello stesso sangue che gli riempie i polmoni e gli toglie l’aria, fino a farlo soffocare, fino a che non crolla a terra quasi esanime.

Per assicurarsi che sia finito un assistente del torero lo accoltella alla base del cranio per spezzargli la colonna vertebrale. E per terminare lo spettacolo, in segno di disprezzo per l’animale e di affermata supremazia per l’uomo, il torero ripulisce la daga insanguinata sul pelo del toro, quasi a sottolineare la dignità spettacolare di questa danza di morte.

Si inchina il torero davanti alla folla impazzita mentre il toro viene trascinato via da una pariglia di muli.

E’ giunto il mio turno, è arrivato il mio momento, un nuovo torero si avvicenda al precedente nell’arena, è lui il mio giustiziere.

Ma se per una volta non finisse come da copione? Se potessi ribellarmi a questo folle sopruso? Certo parto svantaggiato, sono ferito, drogato, atterrito e già sfinito, ma devo provarci, devo lottare per la sopravvivenza.

D’altronde non volevano tutti questi spettatori riempirsi gli occhi della ferocia del toro Ignacio?!

Devo tentare, sebbene in svantaggio, di lottare contro i picadores, i banderilleros ed il mio matador.

Comincio a scalciare, a dimenarmi e a correre impazzito, mi lancio contro i picadores che affondano le lame nelle mie carni. Sgorga molto sangue, sono sempre più debole e dolorante, ma devo correre, devo andare verso di lui, il torero che – spiazzato dal cambio di programma – mi guarda attonito e si prepara a farsi aiutare.

Arrivano i banderilleros, ma io con foga corro anche contro di loro, atterro un cavallo, calpesto un umano e finalmente ho di fronte il mio aspirante carnefice.

Non ha più l’aria così sicura e altezzosa, ma nonostante la paura non può deludere il suo pubblico e sventola il suo vello rosso porpora.

Io incalzo, mi avvicino, lo sfioro, poi torno indietro e conficco le mie corna nel suo torace.

Cade in terra il torero, senza un lamento. Il sangue sgorga e arrossa l’arena, è il suo sangue questa volta, non il mio.

Accorrono altri umani immediatamente, giungono per portargli soccorso, afferrano anche me, mi bloccano, mi conficcano altri arpioni nella schiena, mi legano e mi trascinano via.

Ma io non sento più niente, la mia giustizia ha vinto questa volta.

Morirò comunque, sono colpevole, colpevole di aver invertito le regole, di aver sfidato un grande torero e di averlo sconfitto…e morirà anche mia madre, colpevole anche lei di aver partorito un feroce toro assassino, un irriverente che non si è fatto sacrificare in maniera spettacolare nel bel mezzo di un’arena.

Il mio aspirante matador è gravemente ferito, probabilmente non ce la farà, ma in fondo l’uomo ha vinto comunque.

E’ questa la verità, è questo il triste destino di noi tori in un paese in cui il senso di civiltà stenta a trovare una piena e vera affermazione.

In Spagna molti provvedimenti e molte leggi vietano le torture sugli animali, ma gli spagnoli – anche se solo una minima parte di essi – sembra proprio che non riescano a fare a meno di questa antica e crudele tradizione.

A Salamanca, presso una delle Università più antiche di tutta la Spagna, è stata addirittura istituita una Cattedra di “Taurologia” nella quale si insegna “l’esaltazione della corrida”, perché a detta del docente della cattedra, un frate francescano, sarebbe una pratica bella ed utile, che tiene i giovani lontani dall’ozio.

C’è un giro di affari gigantesco dietro la spettacolarizzazione del sacrificio dei tori, un giro di denaro enorme, maneggiato da una piccola cerchia di uomini (un po’ come la mafia italiana) che tenta di convincere la gente che i tori non soffrano, che siano animali feroci e che meritino il sacrificio.

Oggi che il matador è perito per colpa mia questo giro di affari ha subito un duro contraccolpo e mentre mi trasportano al macello, nel luogo in cui io, Ignacio, il toro assassino, sarò sacrificato, sulla radio nazionale sento le note di una canzone che parla proprio della corrida.

Li riconosco, sono gli Ska P e cantano “Verguenza”.

Non morirò in un duello epico, ne’ in una danza spettacolare, ma banalmente, in un comune macello…nonostante ciò oggi sono felice.

BULLFIGHTING-ESP-ROCA-REY

Copyright foto: http://toscananews24.it/?p=44713

Copyright foto: https://www.gqitalia.it/news/2016/07/11/corrida-stavolta-muore-il-torero-incornato-in-diretta-tv/

via LE ULTIME MEMORIE DI IGNACIO, IL TORO ASSASSINO —

Fonte:https://metismagazine.com/2017/08/04/le-ultime-memorie-di-ignazio-il-toro-assassino/

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Autore: ondalucana

Dialetto: Basilicata GENTE LUCANA Addonne la sconto la canosco subbito dda facci, si è 'nna facci nosta, re gente re Lucania. Dda facci porta stampati inta l'uocchi e segnati 'ncoppa le mmano le pene e l'affanni ca ra megliara r'anni se port'accovati 'mpietto. Scurnuso, inta ddi silienzii suoi tene 'mmescati ruluri e speranze. Li cieli, le terre, li sapuri, le feste, li lutti, l'amuri, sempe se port'appriesso inta la sacca ca sulo iddo nge pòte rozzolà. So' 'mmiriane ca re sfilano ppe 'ncapo com'à li grani re 'nno rosario e se stampano 'nfacci e chi lo tenemente nun sape mai si chiange o si rire. Tène l'uocchi ruci tène la facci aperta, puri si è scura. E' la facci re gente re Lucania ca se 'mpotào cca venenno ra terre lontane, tanto lontane. Traduzione in italiano GENTE LUCANA Laddove la incontro la conosco subito quella faccia, se è una faccia nostra di gente di Lucania. Quella faccia porta stampati negli occhi e segnati sulle mani le pene e gli affanni che da migliaia d'anni porta stipati in petto. Timido, nei suoi silenzi nasconde mescolati dolori e speranze. I cieli, le terre, i sapori, le feste, i lutti, gli amori, sempre se li porta dietro nella tasca e soltanto lui può rovistarvi. Sono fantasmi che gli sorrono in testa come i grani di un rosario e si manifestano in faccia e chi lo osserva non sa bene se piange o se ride. Tiene gli occhi dolci tiene il viso aperto, anche se scuro. E' il viso della gente di Lucania che si fermò qua venendo da terre lontane, molto lontane. Poesia inviata da: Giuseppe De Vita

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