Mps torna in Borsa a fine settembre La banca di Stato parte da 7 miliardi.

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Dopo la «ricapitalizzazione precauzionale» da 8,1 miliardi Mps si prepara a tornare in Borsa. Il Tesoro avrà il 53% ma potrà salire al 70% se i risparmiatori ex obbligazionisti consegneranno le azioni. Le stime sulla capitalizzazione al debutto e le scommesse sui recuperi fiscali.

di Fabrizio Massaro

I soldi dello Stato sono arrivati, in Mps ormai attendono solo il timbro della Vigilanza Bce. Con i 3,9 miliardi versati dal Tesoro e i 4,3 miliardi derivanti dalla conversione dei bond l’istituto più antico del mondo ha di nuovo il patrimonio per stare in piedi e nuove forze per ripartire. L’ultimo passaggio saranno i conti del semestre, che registreranno una maxiperdita di 3,9 miliardi per la cessione degli npl. Il consiglio per approvarli è stato rinviato in attesa di Francoforte: dovrebbe tenersi in settimana anche se manca ancora la data. Il prossimo appuntamento importante sarà il ritorno in Borsa, atteso per fine settembre. Ma quanto varrà Mps?

I due aumenti di capitale

Nel salvataggio con «ricapitalizzazione precauzionale» Mps ha varato due aumenti di capitale, a prezzi diversi: uno per gli obbligazionisti subordinati a 8,65 euro per azione; un altro per lo Stato, più vantaggioso perché scontato del 25%, a 6,49 euro, che lo porterà subito al 53% di Mps. Il vantaggio per il Tesoro corrisponde al

L’amministratore delegato di Mps, Marco Morelli (Ansa)
L’amministratore delegato di Mps, Marco Morelli (Ansa)

contributo imposto agli obbligazionisti, il famoso «burden sharing» o «condivisione degli oneri» richiesto dalle norme europee. I titolari dei bond più rischiosi (Tier1) subiranno invece una penalizzazione maggiore perché saranno convertiti non al 100% ma al 75% del valore nominale. In un secondo momento Tesoro potrà salire fino al 70% di Mps in base a quanti risparmiatori possessori di bond subordinati per 1,5 miliardi accetteranno di scambiare le azioni con un bond più garantito. Non è detto che tutti i 40 mila clienti coinvolti aderiscano. La quota finale del Tesoro potrebbe essere quindi più bassa.

Le perizie sul valore

Per fissare i prezzi si è partiti dalle perizie previste dalla legge e realizzate da Pwc e da Mazars per conto della Banca d’Italia. Secondo gli esperti, prima dell’aumento di capitale Mps valeva 17,3 euro: un valore più alto dei 15 euro circa dell’ultimo prezzo di Borsa di metà dicembre, in quanto incorpora le prospettive di recupero del piano di ristrutturazione 2017-2021 approvato dalla Commissione Europea (DgComp). Questo è il valore delle vecchie azioni rimaste in mano agli attuali soci come Axa, Alessandro Falciai o lo stesso Tesoro. Quindi sono scattate le formule previste nella legge salvarisparmio.

La scommessa di Borsa

La media tra valori e numero dei titoli dà un prezzo teorico di 8 euro circa ad azione, pari a poco più di 0,7 volte il patrimonio netto (che è 11 miliardi) e a una capitalizzazione iniziale di oltre 7 miliardi che renderebbe Mps la quarta banca italiana per valore dopo Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca. Secondo gli analisti di Société Générale potrebbe quotare un po’ meno: circa 0,6 volte il patrimonio, pari a circa 6 miliardi iniziali. Il prezzo effettivo al primo minuto di quotazione dipenderà comunque da molti fattori, a cominciare dallo stato di salute a fine settembre quando ci sarà il prospetto di quotazione. Poi da quanto il mercato crederà al piano del ceo Marco Morelli. E infine dalla mano che potrà arrivare dal fisco.

La ristrutturazione avviata e i primi 1.200 esuberi

Il cantiere è partito. Nei giorni scorsi Siena ha ceduto a Cerved la gestione dei nuovi crediti in sofferenza (un dossier curato da Mediobanca) e ha siglato con i sindacati l’accordo per i primi 1.200 prepensionamenti volontari sui 4.800 esuberi previsti. Ma è solo l’inizio. La cartolarizzazione dei 28 miliardi di npl ceduti al fondo Atlante avverrà a fine anno e la garanzia dello Stato (Gacs) è attesa per aprile 2018.

Il «tesoro» nascosto delle perdite fiscali

Il piano vede il ritorno all’utile solo dal 2019, per circa 570 milioni, per arrivare a 1,2 miliardi nel 2021. È molto conservativo perché considera solo le variabili negative ma non quelle positive. In particolare sconta già una perdita di 1,2 miliardi legata ai nuovi principi contabili in arrivo («Ifrs9») ma tiene fuori ben 1,7 miliardi di vantaggi fiscali potenziali legate alle perdite passate, sotto forma di imposte differite (Dta) e di recuperi dagli «aiuti alla crescita economica» (Ace). Sono sconti sulle future imposte sugli utili, che non vanno a scadenza e che quindi la banca usare quando tornerà a guadagnare. Proprio nelle pieghe della complessa normativa fiscale potrebbe trovarsi la ricchezza nascosta di Mps.

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