I FIGLI DEL SOLE

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Immagine tratta daWeb by Ivan Larotonda

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

I figli del Sole-parte seconda

Un’altra conferma dell’origine nordico-europea degli Hyksos, o almeno della loro aristocrazia militare, risiede oltre che nelle attestazioni linguistiche dei nomi di Re, anche in strani reperti come carri egizi risalenti all’epoca della loro dominazione o poco posteriore, costruiti con telai o timoni di legno di betulla, (albero che cresce a latitudini ben superiori a quelle mediorientali). Ad esso si accompagnava anche, quasi sempre, il solito metallo “esotico”; quel bronzo le cui  primitive fornaci sono state rinvenute lungo il Danubio e oltre, addirittura a nord della Crimea, nell’Attuale Ucraina. Questi Re nordici, dappertutto, in qualsiasi luogo giungessero a dominare, usavano giurare patti su divinità solari, ed al proposito è magnifica la preghiera del Re Hittita Muvatallis, (anche gli hittiti sono europei), che tradotta assume un senso quasi protocristiano:

Dio del Sole del cielo,

Mio Signore, pastore del genere umano!

Tu sorgi, o Dio del Sole del cielo, dal mare e Sali in cielo.

O Dio del Sole del cielo, mio Signore,

giornalmente tu siedi a giudizio

dell’uomo, del cane, del porco, delle bestie selvagge dei campi.

Questa primitiva speculazione teologica è tipica degli europei, e sarà un carattere essenziale nella trasposizione della ricerca sulla spiritualità-divinità nei cieli, in seguito nell’oltre-cielo, l’Iperuranio di Platone.

Ma intanto questi conquistatori europei, o sarebbe meglio dire indoeuropei, dato che i loro regni si stendevano dall’Indo all’Atlantico, erano destinati a forgiare, tramite le loro scorrerie e fondazioni di regni, la coscienza religiosa dell’intero medio oriente, risultando determinanti anche per la nascita delle religioni semitiche. Spazzate via le sovranità delle città stato del nord Mesopotamia, i mitanni, altro ramo dell’invasione Hittita,  vi fondarono il loro regno nell’attuale ansa dell’Eufrate. L’aristocrazia che impera su queste terre non solo è europea, ma consolida la sua politica tramite guerre coi vicini e stringendo accordi commerciali e politici con l’Egitto, nel quale l’indipendenza dagli Hyksos è recente, ma dove è rimasta forte l’impronta degli invasori ex padroni. Infatti oltre all’evoluzione tecnica nell’uso dei metalli e di quanto già detto sopra, i membri delle dinastie che si susseguono nel nuovo regno, (1500-1200 a.C.), presentano una spiccata fisionomia europea. Inoltre, trovano naturale imparentarsi con principesse hitttite e mitanne. Come se si trattasse della nobiltà normanna del nostro medioevo. Una in particolare, di queste regine europee, ha impresso una svolta epocale riguardo al credo tradizionale in uso lungo le sponde del Nilo, con ripercussioni che giungono fino ai nostri giorni. Un antica tradizione, valida in tutte le epoche e le latitudini, vuole che siano le madri a insegnare ai propri figli le preghiere e dunque il credo nazionale. A questa regola non sembra sia fuggito il giovane Amenophis IV, figlio di una principessa Mitanni di nome Tije, dipinta con gli occhi azzurri. E’ interessante vedere come le preghiere al Sole, recitate dagli europei Mitanni e Hittiti saranno molto simili a quelle che farà recitare il faraone Amenophis IV, una volta assunto il potere. E’ lui il celeberrimo eretico che si muterà il nome in Ekhnaton, che vuol dire “Prediletto figlio del Sole”, che scaccia tutti gli dei del tradizionale Pantheon egizio; è lui ad introdurre il primo grande culto monoteistico della storia, e questo grazie alle influenze materne e di tutto il popolo che le era dietro. Ecco uno stralcio del suo inno al Sole-Aton:

Sorgi bello all’orizzonte del cielo,

Aton vivente che hai dato inizio alla vita…

Sei lontano, ma i tuoi raggi sono sulla terra

Sei davanti agli uomini, ma essi non conoscono la tua via…

Sembra scritto dalla stessa mano del poeta di Muvatallis, eppure li separano trecento anni. Il dato oggettivo è che, semplicemente, appartenevano alla stessa civiltà.

Come sposa, l’”eretico” Ekhnaton non poteva che scegliere una principessa Mitanni, l’ennesima; la celeberrima Regina Nefertiti, la cui eccellente scultura, capolavoro assoluto dell’arte dell’antico Egitto, ci ha fatto conoscere come del tutto europea. Ora, è interessante scoprire che nel periodo in questione, (il regno di Ekhnaton risale agli anni 1353-1335), in Egitto dimorasse una cospicua minoranza cananea, insediata soprattutto nel delta ed impiegata anche come milizia ausiliaria dell’esercito del faraone. Facile intuire che la crescita numerica di elementi stranieri, ospiti sul territorio, susciti sempre in ogni epoca il malcontento della popolazione locale, soprattutto se si ha a che fare con persone per niente integrabili nel tessuto sociale indigeno. Ne conseguì l’insorgere di sempre più diffuse lamentele dei visir del faraone, i quali non facevano altro che fungere, a corte, da cassa di risonanza di un malessere generale che esacerbava gli egizi. Alla fine si optò per una forzatura nei confronti di queste genti cananee che iniziavano a definirsi israeliti, discendenti del patriarca Giacobbe, (detto Is-ra-el, colui che ha combattuto con Dio). Ma in cosa consisteva questa forzatura? Pare di intenderla in una richiesta, ai suddetti israeliti, di lavorare nella costruzione delle opere pubbliche, dalla quale erano stati fino ad allora esentati. In pratica si chiedeva un ulteriore sforzo affinché potessero usufruire dei sussidi in grano forniti dai silos del faraone. Agli israeliti non dovette piacere questo cambio, avrebbero preferito continuare a fare i mercenari, e così ebbe inizio il periodo di aperte ostilità che portarono alla fuga di questi che saranno chiamati più comunemente ebrei, con conseguente guerra mossagli contro dai “traditi” egizi. E’ più che probabile che gli israeliti abbiano trafugato ingenti tesori nella loro dipartita dall’Egitto. Fatto sta che, e qui interviene a nostro soccorso il libro dell’Esodo, gli ebrei non rubarono solo i tesori materiali; dalla terra del Nilo presero come modello per la loro idea di divinità anche il culto solare. Culto che era stato da meno di un secolo rovesciato da una rivolta dei sacerdoti nazionalisti di Amon Ra. Mosè trovò un senso nella sua vita, e come credente ritengo certa la rivelazione catafatica che Dio gli ha fatto, ma è anche vero che il Dio unico fu chiamato dagli ebrei dell’Esodo Adonai, direttamente da Aton aj. Mio signore, inteso al Sole. Da qui il cammino sulla via per la verità prese un’altra strada. Ma tutto ebbe inizio nelle steppe uraliche, e sui carri che portavano i primi europei. Coloro ai quali sarà ancor più che naturale accettare un Dio sceso in Terra, e che prima portava il Sole libero e bello, Come cantava Orazio.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

PIANIFICAZIONE E ARRAMPICATORI SOCIALI E PARADOSSI.

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Immagine tratta da Web by Salvatore Loviso

Tratto da :Onda Lucana by Salvatore Loviso

Sospesi tra il “NON più e il NON ancora” in un indefinibile “ TERRA di MEZZO”

Mi ritornano in mente immagine e parole. Di gente che hanno costruito carriera e posizione. E qui si aprono questioni etiche, sociali, politiche (ed economiche) . Il denaro ha reso ancora più feroce oggi nel discriminare, e poiché la vita ha un costo chi non ha i mezzi è due volte discriminato, uno per quando cerca lavoro e uno per eventuali bisogni o malattie. La vita ha un prezzo e il denaro è il mezzo per assicurarsela. Abbiamo dunque un paradosso, c’è un parte che ricorrendo a favori e raccomandazioni vive senza sudare e quindi con maggiori qualità e aspettative di vita. Gli esiti sociali e politici sono sotto gli occhi di tutti.
Io e Dio, permeato di prepotenza del potere e la cecità della gente <<Per bene>>, comprese le autorità ecclesiastiche.
Gente che vive nel delirio di onnipotenza di non morire e magari di non ammalarsi e se si ammala ha i soldi per curarsi. Chi sono quelli che possiamo definire umani?
Pianificazione significa: banalizzare, relativizzare, normalizzare e negare la realtà.
Magari modello P2?
Se questi sono uomini?

Il RAGIONIERE E PIANIFICAZIONE

Eichemann costruì la sua carriera e posizione pianificando la soluzione finale, era bello alto, ariano, donnaiolo. E per colmare l’irridente la saponetta come esercizio imbonitore, e la vivisezione.Affascinato dalla conoscenza del nemico, Eichmann intuì che una reale possibilità di fare carriera all’interno delle SS fosse proprio quella di presentarsi come esperto di ebraismo.
Nonostante si presenti per sua esplicita dichiarazione, come un “grigio burocrate che eseguiva solamente gli ordini dei gerarchi importanti” (come Himmler o Heydrich, o lo stesso Hitler) – e così è descritto anche da Hannah Arendt – era in realtà un fervente antisemita.[4]
Secondo la scrittrice Bettina Stangneth , Eichmann non era affatto un mero e fanatico esecutore, ma un uomo spietato.
Qui la soluzione finale possono essere indurti a disagi esistenziali, e se poi scoppi in un dissenso un TSO non si nega a nessuno- pianificazione sociale modello P2.
E nonostante si presentino come banali, sono degli spietati arrampicator.

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

I FIGLI DEL SOLE

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Immagine tratta daWebby Ivan Larotonda

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

I figli del Sole-parte prima

Nell’odierno immaginario collettivo gli europei, dopo essere stati sottoposti ad un rituale quaresimale della durata di ben settanta anni, risultano a tal punto ridotti al mutismo penitenziale da celarsi dietro un indefinito aggettivo geografico, Occidentale. Pur di farli scomparire, come insieme di popoli dalla ben definita nazionalità, è stato inventato di tutto; dalla negazione stessa della Patria Nazionale, in luogo della quale si è imposto di chiamarla, immancabilmente e definitivamente, Paese, (come se si trattasse dell’ultimo dei villaggi), per poi diluirne i componenti, gli autoctoni, in mezzo a miriadi di individui provenienti da ogni angolo del pianeta. Ridurre, alla maniera di Metternich, un continente e una civiltà intera, che dovrebbe chiamarsi ancora e sempre, e questo sì a ragione, romana e cristiana, ad un generico “Occidente” vuol dire buttare nella cloaca maxima della storia tutto ciò che è stato fatto, fin dagli albori dell’umanità, da un insieme di popoli che entrarono nel processo di civilizzazione nei modi, certo tra i più irruenti, (ma chi altri s’è risparmiato dall’usare violenze, in passato e ancora oggi?), ma il cui apporto al miglioramento delle condizioni di vita dell’intera umanità è stato di gran lunga innegabile nonché maggiore rispetto a qualsiasi altra gente. Un dato da cui iniziare per comprendere i primi europei risale innanzitutto alla negazione che esso sia, o fosse stato, esclusivamente “occidentale”. Esistevano aree geografiche del tutto estranee, tanto all’Europa che al resto del cosiddetto emisfero occidentale, all’interno delle quali insisteva la presenza di elementi europei, e già da alcuni millenni prima della nascita di Cristo. Va dato atto, tuttavia, che le comunità cittadine, le prime nate nelle grandi aree fluviali: Indo, Yang Tze, Mesopotamia, Nilo, con l’elemento europeo non ebbero nulla a che fare, almeno durante la fase iniziale della loro formazione, (affermare il contrario significherebbe comportarsi come chi tende ad escludere l’esistenza stessa degli europei), ma furono proprio queste grandi città Stato, come la famosissima Babilonia che, già entrate nell’età della registrazione-catalogazione scritta degli eventi, ci ha fatto conoscere i lontani progenitori di coloro che abiteranno stabilmente l’estrema appendice occidentale dell’Eurasia. A cominciare dai resoconti inerenti l’anno 1740 a. C., quando i Cassiti, preceduti dai Gutei, (il cui nome pare significasse i biondi), invasero la Mesopotamia portando quello che i primigeni babilonesi definivano “l’asino delle montagne”, il cavallo, (per montagne intendevano la catena montuosa del Caucaso, a Nord del quale erano le prime sedi degli europei); animale del tutto sconosciuto nel medio oriente prima dell’arrivo degli europei. E non era tutto, ai cavalli, questi primi europei, aggiogavano i carri da guerra, dalle ruote alleggerite per poter correre più veloci; a bordo di questi si trovavano guerrieri alti e dalla pelle chiara, che utilizzavano archi e frecce dalla punta di bronzo nonché, dello stesso metallo, erano fabbricate anche le asce che brandivano, (anche il bronzo, al pari dei cavalli, risultava del tutto sconosciuto in Mesopotamia). I babilonesi ci informano che questi invasori nordici veneravano il Dio Surias, (il cui significato è Sole, nella lingua vedica). Siamo venuti a conoscenza anche che la tipica titolatura dei Re arcaici europei, come del resto la lingua stessa parlata da queste genti, risaliva a un comune ceppo etnico: “Abirattas” (che in sanscrito vuol dire l’uomo dal carro perfetto), oppure Indara, Mirtashil e Nashartyanna; rispettivamente rifacendosi alla triade maschile dell’arcaica India vedica: Indra, Mitra e Varuna, il cui eco della comune origine si riverberava all’altro capo del mondo, tra gli italici, i quali avevano come triade: Iou, Mars, Vofonio, di qui la triade romana arcaica: Iuppiter, dal vedico Iou Pitar, che in Italia come in India  significa Dio Padre; e poi Marte, Dio guerriero dalle proprietà simili al sanguinario Mitra, in ultimo il Dio pacifico Quirino, da Co-Viri, la terza persona, nient’altro che il Dio vedico Varuna. Questi invasori europei dunque, presero a sciamare dappertutto, partendo da regioni situate nell’odierna steppa uralica, e dopo aver invaso l’India e il Medio Oriente puntarono alla terra delle due annuali mietiture di frumento: Il ricchissimo Egitto. Qui, nel 1680 a. C. giunsero col nome di Hyksos, e vi dominano per ben 200 anni. Se i faraoni del nuovo regno ameranno far scolpire la propria immagine sempre a bordo dei carri, lo devono a questi invasori europei.

continua….

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

La libertà del XXI secolo

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Immagine tratta da repertorio Web by Iva Larotonda

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

Si parla giornalmente delle espansioni economiche prodotte dalla finanza speculativa, di una forza che immette nel mercato globale milioni di dollari che non hanno reale corrispettivo cartaceo o in metallo prezioso. In questa bolla, medesima, si può inserire l’illusione di appartenere a un villaggio globale, teoria molto in voga nei “rampanti” anni ’90, per intenderci quelli con il “democratico” Clinton: che suonava il sax, frequentava giovani stagiste, e preparava la fine dell’economia occidentale! Oltre che a bombardare misera gente dei paesi poveri, con la scusa del terrorismo. Ovviamente, complementare a tutto ciò, erano l’abbattimento delle frontiere, inutile orpello, un qualcosa di retrò che procurava angoscia nei giovani dinamici che corrono a lavare piatti a Nova York e tornando in Patria, (scusate, giovani rampanti, per il maschilista titolo di terra dei padri, so bene che voi la terra d’origine tutt’al più la definite: Paese!), quando tornano, dicono a tutti che è bello conoscere il mondo! Immagino la grande soddisfazione per il genitore che ha speso centomila euro per farlo studiare. Sarebbe stato molto più onorevole che quel giovane non avesse mai scavallato il colle che racchiude l’orizzonte del suo borgo natìo. Che mille tramonti avessero continuato ad arrossare il suo volto di giovane cameriere nell’osteria locale. Comunque, con la speranza che i tempi del “multi” (culturale, etnico, religioso ecc.), siano giunti al tramonto, (la riedizione Clinton l’abbiamo scampata ed è già molto!), scostiamo ora lo sguardo alle migrazioni di un tempo, quelle vere! Dettate da seri motivi, non organizzate dai miliardari “project” umanitari “no profit”. Ci fu un tempo in cui le migrazioni erano spontanee, per davvero si fuggiva dalle guerre, per davvero si cercavano luoghi meno aridi se non verdi pascoli sui quali far ingrassare gli armenti, e di conseguenza allevare nuove generazioni. Se poi si dice che le migrazioni, sia quelle antiche che le contemporanee, rappresentano l’alba di un nuovo mondo, ne siamo consapevoli tutti: come si fa a sostenere il contrario? Il punto è che i cambiamenti non sono sempre stati favorevoli a tutti, persino riguardo ai sopraggiunti, dato che si tengono a cuore, solo ed esclusivamente, gli ultimi arrivati. Le onde di marea generano nuovi campi, o ne sottraggono altri preesistenti. La palingenesi, in natura, si forma nei tempi e nei modi che abbracciano distanze superiori non solo alla nostra esistenza biologica, personale, ma anche culturale, di un intera civiltà. Chi infatti assisterà al, a detta dei geologi, ritorno della Pangea? La riunificazione di tutti i continenti. Ci sarà ancora l’uomo, o la terra, o finirà tutto prima del ricongiungimento? L’identico sistema si applica all’elemento propriamente antropologico. L’uomo con tutte le sue attività. Ebbene chiarire, una volta per tutte, cosa comporta per l’umanità intera lo sradicamento di milioni di esseri umani, trasportati da un capo all’altro della terra come fossero merci su mega-navi container, e per giunta in un tempo talmente breve che abbraccia, spesso, una sola generazione! Come nel caso dell’Europa meridionale, già devastata dal brigantesco sistema capitalistico di borsa ed ora invasa anche da milioni d’individui. Che poi l’enorme massa non porta a nulla di duraturo, l’unica cosa che perdurerebbe, col passare degli anni, è il caos, i cui prodromi sono sotto gli occhi di tutti: le comunità sono state devastate e, col plauso di chi ha voluto lo sconquasso migratorio, (ripeto, che è voluto da entità economiche superiori agli stati nazionali), si è scatenata la guerra dei poveri: per un casa popolare, corsi e ricorsi per l’accaparramento delle prestazioni sanitarie gratuite, gli asili e le mense scolastiche. Qui non siamo di fronte a nulla di spontaneo, niente è genuino nel mondo odierno occidentale, un luogo più simile al cesto di aspidi che alla terra delle libertà. Che poi questa libertà dovrebbero spiegarcela in cosa consiste, intanto sugli altari di questa nuova religione occidentale sono tornati gli antichi sacerdoti, come Tony Blair, che ha definito praticamente degli imbecilli i suoi concittadini, rei di aver votato contro la libertà che ci dona l’UE, e della quale gioiscono i greci e noi italiani. Ad esso si unisce, in una azione congiunta che è nello stile “casuale”, tipico di quest’epoca delle libertà occidentali, l’altro grande profeta ammantato dall’iridescente bandiera dell’”umanità unita”, Mark Zuckerberg, pronto a salvarci dal mostruoso stato-mostro “trumpiano”, il retorico sovranista che pretende ancora di profanare tutta questa libertà raggiunta, rialzando muri e confini, abominio delle genti “progredite”! Come osi tu, miliardario col ciuffo biondo, osare di abbattere l’appena riedificata Torre di Babele? Perché giochi a farti Dio? Non si possono sparigliare nuovamente i popoli, essi devono costruire il tempio-torre delle libertà e dell’unità di tutti i popoli. Nei tempi arcaici la Bibbia descrisse un Dio irato che divideva i popoli per nazioni e lingue, che dunque abbatteva l’unità primigenia. Ora, grazie a 200 anni di accecante luminosità massonica, siamo finalmente liberi, uguali, e fratelli, nella morte, nel caos, e nella schiavitù alla libertà dei pochi miliardari che vogliono così amorevolmente unirci tutti. Perché una fossa comune è pur sempre il raggiungimento di un unità.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

Come mai persone normali si comportano in modo perverso

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Immagine tratta da Web

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

Bisogna non solo esprimere un’indignazione, ma sforzarsi di comprendere con la nostra ragione l’origine del fenomeno. Di una pratica nichilista.
Quando compiono un’azione si prefiggono uno scopo politico.
All’immaginario di arrampicate sociali , ma anche ad elaborare una nuova identità in sintonia con lo Stato.

Ci invita a considerare due fenomeni: da un lato lo sradicamento culturale dovuto all’incapacità di fare i conti con la tradizione di appartenenza; da un altro lato l’incapacità della nostra società di offrire dei valori morali di riferimento in grado di riempire questo vuoto culturale.
Quale è allora la soluzione? Un buon rapporto con le nostre tradizioni (valori immateriali) può aiutare i giovani a non cadere nel fascino del nichilismo.

Se pensassimo che agiscono solo di riflesso, come effetto dei condizionamenti, toglieremmo loro la principale peculiarità degli esseri umani, che hanno sempre la possibilità di scegliere.
Per questo il ruolo fondamentale che devono avere gli intellettuali o persone di prestigio sociale.

Si tratta di affrontare la complessità del fenomeno, non con una ricetta pronta, ma sviluppando il più alto confronto di idee. Solo l’inizio la forza del dialogo, del confronto e del pluralismo. Se si frequentano solo quelli che la pensano esattamente come me, sarebbe stata una vita teleguidata.

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

I social network come una piazza

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Immagine di repertorio Web.

Tratto da :Onda Lucana by Salvatore Loviso

Una piazza dove tutto può accadere, ma dove dovrebbero valere le stesse regole di convivenza civile e di rispetto degli altri che si dovrebbero applicare tutti i giorni.
Quindi io sono d’accordo sulla punizione delle “notizie Fak “ma da applicare anche alla politica, di troppe persone che sulle pseudo verità hanno costruito carriera e posizione. I più grandi crimini del mondo non sono commessi da chi infrange le regole, ma da persone che ossequiosi ai perbenismi dominanti le seguono.
In realtà questo può incrinare la struttura elitaria e i privilegi.
Repressione significa intimidire = POTERE.
Creare un mondo perfetto prive di notizie false, dove solo LORO hanno autorità. Ciò che non possono ottenere con le leggi la ottengono con la menzogna.
Quindi bisogna fare una sana autocritica, moderando i toni nelle piazza non solo virtuali, ma anche e soprattutto di chi fa dei negazionismi e normalizzazioni una merce di scambio.
Potenti e politici chi di menzogna ferisce …….
Le pseudo verità non possono essere una vostra esclusiva!!!

Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

I sogni in una stanza

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Tratto da:Onda Lucana by Salvatore Loviso

Dove passano tanti giorni a soffocare i propri talenti, a contemplare muri di una stanza che proiettano ambizioni. Come nel mito della caverna. Una volta bastava sentire un rumore per scendere in strada a giocare o litigare, ora tutto tace in questo paese fantasma.
Qui si sono perse le sfumature, troppo facile dire bianco è nero, giusto è sbagliato.
Anni passati, parte vinte o perse e molta gente che ha de localizzato o emigrato che non ho più rivisto.
Uomini come persi nel vento di bisogni materiali, per costruire e consolidare posizione sociale. O magari persi nel vento di aspettative o illusioni. Magari facendo finta di non vedere, abbassando gli occhi per non sfidare POTERE. E quante case chiuse, di troppa gente già morta?
Di troppe scuse e nega Pietro. San Pietro negò e si salvò, negò per tre volte. Ma poi si è assunto la responsabilità di una nuova fede, pagando fino al martirio. E non di facili scuse e tradimenti ad oltranza. Ma si sa non si vive di aria e di sogni, e il materialismo costa è dispendioso, per costruire e consolidare futuro costa è dispendioso. Speculare sulle sofferenza è il modo migliore , le sofferenze generano potere. E il potere si evince in comode sistemazioni.
“Blowin’ in the Wind” ( vola via nel vento). Bob Dylan ha vinto il premio Nobel.
A Calvello molti sarebbero candidati al premio IGN/obile per alto tradimento ai valori Etici, e per distruzione e vilipendio ai valori immateriali. Avete scommesso sul fallimento del paese e avete capitalizzato: AVETE VINTO.
Risultato finale: PAESE FANTASMA
Purtroppo per voi non si può denunciare per divergenza di opinione.
Ma il vento di aspettative e illusioni porta tutto altrove. De localizzazione non solo le fabbriche ma anche le vostre posizioni. Qui mancano due cose fondamentali ETICA del LAVORO ed Etica sociale.

Tratto da :Onda Lucana by Salvatore Loviso