Proteo

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immagine tratta da web.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

La percezione della ripresa economica dell’ex belpaese è narrata dagli analisti con l’enfasi tipica di un cinegiornale Luce degli anni ’30. Con l’unica differenza che al tempo esisteva uno Stato, e che una vera ripresa economica non ci sarà mai fintanto che lo Stato vivrà, come Persefone, ostaggio del mondo di sotto, il Regno dell’Ade economico; nient’altro che il regime plutocratico, e mi fermo qui, potrei proseguire ma non è il caso. Dunque soffermiamoci al dio compagno di Ade, Pluto, ricchezza nascosta: nel mito Pluto è figlio di Demetra e, da dio agricolo finisce a custodire le ricchezze minerarie, in pratica governa il mondo infero. I greci, come sempre, avevano capito già tutto. Ancora oggi il mercato, l’economia, domina di nascosto, scava mine sotto il castello del signore in armi e ne provoca il crollo. Al principe non resta che seguire Pluto, legato con catene d’Oro, come Artavasde re d’Armenia lo fu al carro di Marco Antonio. Ovviamente, in questo sperticar di elogi, antesignani sono sempre loro, gli utili sinistri liberal, lato illuminato, o se preferite affiorante dal regno del potere sotterraneo di Ade-Pluto. E’ bene ricordare che le sinistre italiane, e ne fanno gran vanto, sono quelle che più si sono prodigate nel privatizzare anche le corna dell’ex belpaese. Infatti la cornucopia dei beni statali fu letteralmente svenduta ai privati, spesso stranieri, con lo straordinario risultato di avere servizi più costosi e meno efficienti rispetto al tempo della prima Repubblica! E il guaio è che non sono ancora soddisfatti, non hanno finito il saccheggio; da Monti, uno che dell’Italia non gliene frega un emerito pil, in poi, si è registrata un impennata di investimenti esteri che fanno il popolo italiano ancor più servo di quanto fosse prima. Col risultato, utile per loro, di vedere oltre centomila giovani emigrare all’estero, per intenderci gente che è in età fertile, e che dovrebbe essere coccolata, (ma si sa che le 35 euro giornaliere sono “messe a disposizione” dei nuovi italiani dall’afrore esotico di savana), altrimenti gli irresponsabili di ogni ordine e grado come effettuano la sostituzione etnica? E poi, una volta compiuti i loro capolavori di ingegneria sociale, i sinistri “liberator” scappano in tivvù per far gara a chi le spara più grosse: Ci vogliono 8 milioni di immigrati, e di corsa! Abbiamo bisogno di 20 milioni di africani! Ma no, 30 forse è meglio, ma sì, dove mangiano in 30 possono mangiare in 50… e via discorrendo con simili deliri. A questo punto noi, che lo ricordiamo, siamo uomini semplici, non professoroni, ci chiediamo alcune cose, anche perché il disastro della nostra civiltà tocca da vicino, e in misura nettamente maggiore, noi semplici, humiliores si diceva un tempo, perché siamo noi dei ceti meno abbienti a costituire la prima linea nella lotta per la sopravvivenza a cui i poteri transnazionali, appoggiati in Italia dalla sinistra parlamentare, ci hanno costretti. E dunque è facile constatare alcune semplici situazioni: Innanzitutto, fin dall’alba dei tempi, in tutte le civiltà di ogni parte di questo globo terracqueo, si è sempre avuto un rapporto numerico tra i ceti sociali che vede una schiacciante maggioranza degli humiliores rispetto agli optimates; quindi, i ricchi hanno e continuano a rappresentare la minima parte di una popolazione. Ora, l’operazione che si è sempre fatta, nel corso dei secoli e nei regimi più responsabili, è stata quella di calmierare i prezzi dei prodotti di primo sostentamento, in modo da evitare rivolte delle plebi, ma, a volte anche di frenare le ambizioni dispotiche delle aristocrazie e dei sovrani: Famoso è stato il calmiere di Diocleziano, che frenò la crisi economica dell’impero romano. Dunque la chiave del successo risiede nel ridurre la forbice della ricchezza tra i primi e gli ultimi, non l’eliminazione di una delle due estremità della piramide sociale. L’operazione in corso ai nostri tempi, al contrario di quanto fatto fino ad ora, prevede la dissoluzione dei ceti meno abbienti autoctoni tramite l’immissione sine limite di milioni di africani e asiatici in Europa. I liberal insistono a dire che questa gente favorirà la crescita economica, se non altro la competitività sui mercati di tutto il mondo. In pratica, come loro uso, edulcorano una situazione che non è nient’altro che la riproposizione dello schiavismo! Immissione di milioni di esseri umani senza substrato assembleare e sindacale, privi di identità sociale, intesa come classe lavoratrice in grado di riconoscere il momento storico in cui la cosiddetta forbice dei redditi tra i fortunati e i meno abbienti si allarga smisuratamente, e per questo rivendica lotte salariali per adeguarli ai nuovi tempi. E qui ritorniamo ai temi di sempre: il bengalese che prende l’aereo, sbarca in Egitto e poi prosegue con i mezzi da fuoristrada lungo i deserti di Cirenaica per arrivare a imbarcarsi sui gommoni che partono per l’Italia, (E che agendo in questo modo commette un atto disonesto, perché ha i soldi per arrivare in aereo ma preferisce rischiare la vita in mare pur di usufruire dei benefici derivanti dallo status di rifugiato) è originario di un Paese dove non esiste un passato “parlamentare”, una Bulè, un Senato o dei Comizi Tributi, per cui gli sembrerà normale arrangiarsi a fare qualsiasi cosa i mercati (potenti come gli antichi numi!) gli chiedano: dal vendere la birra a tutte le ore del giorno e della notte, a lavorare nei campi e nelle stalle restando reclusi al loro interno H24. E’ progresso questo? Gli immigrati rappresentano la costante per abbassare i costi di produzione. Inoltre: quando inizieremo a tenere conto della densità di abitanti? Il rapporto, l’abbiamo detto prima, tra humiliores e optimates sarà sempre numericamente superiore nei primi, dunque, se non si applica un calmiere, e non si limitano gli ingressi degli allogeni, avremo l’identica periferia a perdita d’occhio, India style: megalopoli di baracche! E poi si chiedono esterrefatti, codesti sapienti: Chi sono questi miserabili (ricordo che così sono stati definiti dalla Clinton gli elettori di Trump) che votano Grillo in Italia, Trump in America, Le Pen in Francia e Corbin nel Regno Unito? Ebbene, dovrebbero saperlo che appartengono ad una stessa categoria di persone che non si distingue, o sarebbe meglio dire, che non vuole più sottostare al giochino destra-sinistra, tra le quali dividevano i popoli lorsignori ottimati. Semplicemente questa “plebe” è gente che è stata dimenticata dai veri grandi discriminatori, feroci discriminatori: i mercati! Gestiti questi, ovviamente, dagli stessi che favoriscono l’emigrazione degli africani e asiatici in Europa, che opprimono gli autoctoni del vecchio mondo, il tutto compiendo il capolavoro assoluto: l’eliminazione dello Stato! La popolazione che potrebbe essere ascritta in schiacciante maggioranza tra gli ultimi e che ha votato per i personaggi elencati sopra, è stata dunque progressivamente emarginata dai cicli di produzione perché sottoposta alla feroce selezione da aziende che non rispondono più a nessuno, né leggi pubbliche, né tribunali, perché inafferrabili come Proteo, e come questo dio mutano forma di continuo fuggendo in ogni angolo del mondo pur di non rispondere ad una sacrosanta vertenza sindacale, o ad un aumento di stipendio. Questo Proteo transnazionale avrà sempre il suo paradiso fiscale ove occultare i denari pubblici, i nostri, dei nostri stati nazionali! E se proprio qualcuno, eroico governante, ce ne sono ancora in giro, riesce ad incastrarli e legarli ad un suolo, ecco che Proteo reagisce scatenando i suoi ben prezzolati saputelli, che sul mainstream reciteranno la filastrocca del migrante utile; ovviamente continuando l’opera di mistificazione e demonizzazione dello Stato, e che bisogna privatizzare perché nel pubblico si ruba. Questo ultimo degli ultimi non solo non avrà mai una manifestazione glamour de sinistra in suo sostegno, in compenso viene regolarmente insultato con l’epiteto più idiota e del tutto gratuito mai inventato dai vari padroni del discorso: Populista! Che cacchio di gioco semantico vogliano sottintendere, con questo termine, resta un mistero. Di un cosa siamo certi, l’autoctono è stanco di angherie mascherate da progresso: del falso pubblico, di retrocedere agli ultimi posti nelle graduatorie di assegnazione degli alloggi popolari, di disoccupazione impostagli, di salari miseri e agenzie di lavori temporanei che lo chiamano a firmare tutti i giorni un contratto; come nel mito di Adone nasce e rinasce ogni giorno, per far statistica e quotare in borsa l’azienda che l’assume. Gli ultimi dell’Occidente hanno nostalgia dello Stato, non dell’assistenzialismo, del fascismo, comunismo e altre idiozie fuori tempo che farebbero spaventare i “mercati”, ma in realtà dette per rincoglionire i popoli e farli dimenticare del tempo libero dei padri: dei lavori, Pubblici, veri, di cittadinanza!

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

IL PAESE DAL KAOS PERFETTO!!

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Vignetta tratta da repertorio di Onda Lucana by Antonio Morena 2017.

Tratto da Onda Lucana by Ivan Larotonda   Antonio Morena

Dalla prima repubblica ,che pareva  il male assoluto ,siam finiti nelle braccia del Dio Pluto.

Finale odierno dell’indecisionismo politico critico.

Il Renzisconellum fatica a prender vita ;la madame Boldrini ha illuminato i tabelloni e sono usciti i franchi provoloni .

Cosi’ finisce con il malocchio una legge nata papocchio, chi ci salvera’ da questa calamita’………!?

Intanto, con queste azioni sono maturate le pensioni, il parlamentare campera’ beato e il popolo sara’ sempre piu’ affamato .

Dal Mattarellum  all’italicum, dal Porcellum al Rosatellum per finire al  Tedeskellum,

il futuro del paese sara’ un………. Macellum .

Tratto da Onda Lucana by Ivan Larotonda   Antonio Morena

 

 

La giusta misura

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Immagine tratta da Web ed elaborata da Antonio Morena.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

La giusta misura

Il mito è la rappresentazione della norma vigente, un allegoria dei codici morali e giuridici di un mondo, quello arcaico, che mostrava ai popoli, tramite gli aedi, i cantastorie, come bisognava agire dinanzi alle varie problematiche che interessano le comunità. E mi riferisco solo a queste, dato che nel mondo greco primigenio non veniva concepita un etica privata. In una seconda fase della storia ellenica, quando l’apporto della scrittura e del pensiero socratico, ontologico, posero serie problematiche riguardo le esigenze dei singoli in rapporto alla vita civile, e più ancora nel mondo successivo romano, quando la persona dispose giuridicamente di diritti di proprietà ben separati dal destino comunitario, si può parlare di un inizio di vita a duplice livello, pubblico e privato, (e per questo motivo l’età romana fu vista da Hegel come momento di interruzione del cammino dello spirito verso l’assoluto). Dunque, fatta questa necessaria premessa, possiamo ora affrontare meglio la questione del rapporto che ogni singola comunità arcaica ellenica possedeva col resto del mondo, inteso anche come confronto, agonistico, con le altre comunità greche. Uno dei miti educativi che venivano diffusi ad esaltazione del Dio della giusta misura, Apollo, riguardava la storia di Coronide, madre del Dio della medicina Esculapio il cui simbolo, il serpente attorcigliato a una verga, per volere della massoneria dominante in occidente, campeggia sulle autombulanze e le farmacie in sostituzione della croce, ritenuta troppo escludente delle altrui realtà etniche! Ma non dilunghiamoci. Parlavamo di Coronide, ebbene, sul perché, per un greco arcaico la sua vicenda mitica risultò così importante ce lo spiega Pindaro nella sua Terza Pitica, una sorta di lettera a Ierone di Siracusa. Figlia di un cavaliere di Lakereia di Tessaglia, Coronide fu amata, come spesso accade nelle storie mitologiche greche, dal Dio Apollo. Ora, da lui fecondata restava in attesa che lo stesso Dio o suo padre scegliesse per lei il marito utile a fare da padre putativo del futuro bambino semidivino. Pindaro, nel descrivere la situazione che verrà a crearsi a breve, assume già le vesti di severo giudice morale, feroce custode dell’integrità etnica della comunità. Infatti, la fanciulla è descritta con i seguenti versi: << Essa (Coronide) vagheggiava l’ignoto, come tanti altri. La specie più stolta fra gli uomini è quella che disprezza il paese in cui si è nati e anela a cose lontane, inseguendo con folli, con vane speranze le ombre>>. Coronide si innamora di uno straniero, un arcade per la precisione, dunque appartenente alla stirpe preellenica rimasta isolata sui monti del Peloponneso settentrionale, la regione detta dell’Arcadia, e scampata alla furia degli invasori nordici achei e dori, ai quali appartenevano gli eroi dell’epopea micenea (ed anche i tessali della gente di Coronide). Lo straniero porta il nome di Ischi, e si congiunge con la tessala amata dal Dio. Apollo, che tutto vede, da qui l’epiteto Lossia, scopre l’atto che i greci definivano hybris, la contaminazione con lo straniero, e per questo motivo la punizione colpisce anche chi sta intorno alla fanciulla. Irato non per il tradimento, era consuetudine, come detto, che intervenisse un mortale a impalmare la fanciulla amata dal Dio, ma per il fatto che Coronide abbia sovvertito l’ordine unendosi ad uno straniero e per giunta barbaro, Apollo invia la sorella Artemide affinché trafigga con frecce giustiziere chi ha commesso l’ibridazione. In seguito, sulla catasta incendiata per il rogo funebre, torna ad intervenire il Dio Apollo, a spartire le fiamme che lambivano il corpo di Coronide affinché il divino seme che era nel grembo della sciagurata non andasse perduto. Tratto fuori il piccolo Asclepio, in seguito fu consegnato al centauro Chirone dallo stesso Apollo.

Una vicenda cruda, per noi inconcepibile, ma educativa per un antico greco. A questo punto però è ora di chiederci se anche noi agiamo nel giusto, se sia giusto l’esatto opposto di quanto facevano gli antichi greci, ossia spalancare le frontiere e devastare tutto. Manifestare contro i muri, come nella cialtronesca sfilata di Milano, è un azione responsabile? Contro quali muri hanno sfilato Bonino e Sala, vorrei tanto saperlo; dato che la protezione giuridica non solo è stata abolita per ciò che concerne le frontiere nazionali, ma anche per le abitazioni private, la cui violazione con annessa sovente brutalizzazione dei residenti, beneficia di un caleidoscopio di esimenti. Apollo, se non altro, nella sua crudeltà salvava il suo futuro e quello del popolo ellenico, Asclepio. La società occidentale salva tutti tranne i suoi. La signora Bonino ci spieghi perché ha fatto abortire tante ragazze, anche con la pompa di bicicletta da lei personalmente manovrata, ed oggi inneggia all’accoglienza di un miliardo di stranieri perché, dice lei, non ci sono più figli. Non era meglio che nascessero quegli innocenti la cui unica colpa fu quella di essere stati concepiti in un mondo dal tipo di crudeltà inversamente proporzionale a quella arcaica?

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

Un complotto internazionale risalente a 1900 anni fa!

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Immagine tratta da Web.

Tratto da : Onda Lucana by Ivan Larotonda

Un complotto internazionale risalente a 1900 anni fa! Seconda Parte

Dunque, siamo negli anni 112-113, teniamo bene in mente queste date, Plinio il giovane è legato imperiale per la Bitinia, una sorta di commissario speciale inviato colà per ripristinare la situazione economica della provincia, allorquando viene interessato da un incrocio di lettere provenienti dalla sponda nord del Mar Nero, il succitato Regno del Bosforo Cimmerio nonché dirimpettaio della sua provincia di competenza. Una volta spediti a Roma, a Traiano, sia il corriere del procuratore Virdio Gemellino che l’inviato del re Sauromate, per Plinio la faccenda pareva essersi conclusa, ed invece una grana, ancor più grossa, lo rimetteva al centro di un attività diplomatica che si può definire, a buon diritto, prodromica a ciò che sul fronte orientale dell’Impero Romano era in procinto di accendersi, ossia la guerra contro i parti. Vediamone i dettagli. Un distaccamento di militari impegnati in servizio d’ordine, sempre all’interno della Bitinia, esegue l’arresto di un tizio di nome Callidromo. Costui era fuggito dal forno in cui lavorava e, giunto in mezzo al foro di Nicomedia, capitale della provincia di Bitinia, aveva chiesto asilo all’Imperatore mediante l’abbraccio alla statua di Traiano lì presente. L’istituto dell’asylum tramite l’espediente di abbracciare statue, busti o immagini varie dei principi, era stato ridotto drasticamente perché era diventato il pretesto all’impunità sfruttato da ogni genere di delinquente, ma dinanzi a questo caso gli inquirenti mostravano un insolita prudenza. Callidromo in effetti dichiarò, ai magistrati cittadini, di essere un ex schiavo di Laberio Massimo, legato nella Mesia inferiore (attuale Bulgaria) nell’anno 100. Durante la guerra che portò Traiano, tra il 100 ed il 105 d. C., a invadere e conquistare la Dacia (attuale Romania) questo Callidromo, al seguito del suo padrone, comandante di una delle legioni impegnate nella guerra, fu catturato da Susago, non si sa bene se quest’ultimo sia stato un generale di Decebalo, ultimo re di Dacia nonché acerrimo nemico di Roma e Traiano in particolare, o di un suo alleato. Fatto sta che Decebalo di questo Callidromo decise di farne un regalo speciale da spedire al suo alleato, Pacoro, il re dei parti! (popolo che all’epoca dominava sull’antico Iran). In seguito Callidromo, dopo essere stato al servizio del re dei re asiatico per anni, fuggì dal regno dei parti e, immaginiamo in seguito a una perigliosa fuga attraverso i monti asperrimi dell’Armenia, riuscì a tornare nell’Impero Romano; per confermare questa sua avventura mostrò a Plinio una di quelle rocce azzurre, il turchese, che abbondano ancora oggi sui monti dell’Afghanistan (quest’area rientrava nell’impero dei parti) con essa avrebbe voluto consegnare anche un sigillo raffigurante Pacoro, che però aveva perso. Nonostante la mancanza di questa preziosa testimonianza Plinio era comunque venuto in possesso di materiale sufficiente per giustificare l’invio dell’ex schiavo, assieme ad una lettera e la pietra, a Traiano. A questo punto immaginiamo nel giovane legato quali pensieri si siano affollati; le domande che si sarà posto riguardo il suo ruolo in quella delicata provincia. Forse era solo una scusa la faccenda del riassesto della Bitinia, e dunque l’Imperatore Traiano l’aveva inviato laggiù proprio perché lo giudicava il migliore a preparare il terreno per una prossima invasione dell’impero dei parti? Oppure erano gli eventi ad essere precipitati fino al punto da richiede, in Plinio, il necessario sangue freddo utile a gestire la situazione. Dopotutto nient’altro che la disposizione, impartita ai suoi uomini, di fermare ogni corriere in viaggio da oriente a occidente e passante dalla sua provincia. Forse era stato proprio per effetto di simili ordini che l’ex schiavo Calllidromo è stato portato in sua presenza, e dato che ad un Principe, specie di quelli antichi, non si chiede mai il perché di ogni azione, Plinio ha pensato bene di svolgere una sorta di indagine preliminare su questi corrieri e schiavi fuggitivi che risultavano a vario titolo implicati nella faccenda dell’alleanza tra la Dacia e la Partia. Questo anche se, per ciò che concerne il fronte europeo, le cose per Roma si erano messe al meglio dato che Decebalo era stato sconfitto e ucciso, e il suo regno inglobato dall’Impero Romano; il problema rimanente era quello di sempre, ossia il vasto ed estraneo mondo della Persia partica. Un nemico sempre sfuggito alle armi romane e che ha fatto delle sterminate distese dell’altopiano iranico un bacino di arrolamento per la sua micidiale cavalleria. La faccenda di Callidromo comunque era la prova schiacciante di sospetti che risalivano a un decennio prima, quando per l’appunto Traiano mosse guerra ai daci, sospetti di una alleanza dalle prospettive esiziali per l’impero romano, qualora si fossero concretizzate: l’attacco da due fronti, i daci dal Danubio e i parti dall’Eufrate, e che avrebbe potuto portare al crollo di tutto l’Oriente romano. Ma allora da dove nascevano tutte queste premure eccessive? In verità, anche se la minaccia dacica era svanita non erano certo scomparsi gli altri alleati dei daci, quei guerrieri delle steppe ucraine, chiamati a quei tempi sarmati e su parte dei quali si sospetta comandasse quel Susago che catturò Callidromo; e qui siamo giunti, forse, alla saldatura dei due episodi. Nella prima parte ho descritto dell’epistolario inviato dal re di Crimea Sauraomate, tramite Plinio, nel quale si chiedeva urgentemente l’interessamento del Principe Traiano in merito a questioni gravi. Ebbene, a questo punto diversi storici hanno ipotizzato che, cessato il regno dei daci gli ex alleati di Decebalo, i sarmati di Susago, abbiano continuato nei loro progetti ambiziosi di mantenere, con i parti, un fronte unico antiromano. Inoltre, l’unica via attraverso la quale i due fronti alleati potevano saldarsi tra loro era la vasta steppa che abbraccia, a nord, il Mar Nero e il Mar Caspio. L’unico ostacolo, geopolitico, era rappresentato dal regno del Bosforo Cimmerio, cliente di Roma. Par di capire quindi che Sauromate aveva ricevuto l’incarico, da parte di Traiano, di monitorare plausibili ambasciate o addirittura spostamenti di contingenti di cavalleria pesante sarmata verso il Caspio, dove era l’impero dei parti e viceversa, movimenti di eventuali elementi partici attraverso i territori della steppa ucraina, luoghi di origine dei sarmati. Di tutto questo, come detto in apertura della prima parte, non sappiamo in che grado fosse a conoscenza Plinio, fatto sta che in quegli anni, inverno 112-113 Traiano si imbarca a Brindisi con un primo contingente di legionari ai quali si affiancheranno distaccamenti di legioni militanti sul Danubio, e passeranno proprio per la Bitinia diretti a oriente, a invadere l’Impero dei Parti. Purtroppo in questo periodo cessa l’epistolario di Plinio con Traiano e dunque non sappiamo cosa si siano detti, o meglio quali ordini abbia ricevuto il giovane legato. Siamo certi solo che Plinio venne a mancare, misteriosamente, in una data imprecisata posta tra gli anni 113-114, comunque successiva al passaggio dell’armata di Traiano diretta a oriente. Esattamente nell’anno in cui iniziava la marcia trionfale dell’esercito romano, forte di ottantamila uomini e guidato dall’Ottimo Principe, attraverso il Caucaso, l’Armenia, la Mesopotamia fino a sfociare nel golfo Persico. Credo, alfine, che l’arguzia e l’intelligenza del legato Plinio sia stata notevole anche in questa circostanza, e che anche se non tutto gli era chiaro dei piani di Traiano, era certo conscio che l’ora della vendetta romana sulla Partia era ormai prossima, si attendeva solo il casus belli: intendiamoci, si discute ancora oggi se i romani, almeno in tale circostanza, abbiano avuto o meno intenzione di ripetere l’alessandrina conquista della Persia, di sicuro volevano sconfiggere il nemico arsacide spostando le frontiere del mondo romano fino ai piedi dell’altopiano iranico, mossi da quello che era più di una certezza: un gigantesco complotto antiromano fra i giganti dell’asia e le nazioni barbare d’Europa. E il nostro Plinio, in questa circostanza, ha svolto il compito che oggi si direbbe di intelligence, da buon funzionario di Stato ha preparato il terreno diplomatico all’arrivo dell’armata romana guidata dall’imperatore in persona.

Tratto da : Onda Lucana by Ivan Larotonda

Un complotto internazionale risalente a 1900 anni fa!

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Immagine tratta da web.

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

Un complotto internazionale risalente a 1900 anni fa! Prima Parte

La vicenda in questione vede coinvolto, non si sa fino a che punto conscio di quello che stava per venir fuori, uno dei personaggi più noti del mondo antico romano: Gaio Plinio Cecilio Secondo, per semplificazione detto il giovane onde distinguerlo da suo zio, ammiraglio della flotta imperiale di Miseno, scienziato famoso per aver scritto la monumentale “Naturalis historia” e morto nella celebre eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Eruzione che proprio il giovane Plinio, trovatosi nella villa di famiglia a Capo Miseno, poté descrivere fin nei minimi dettagli, risultando per questo l’autore della prima testimonianza storica dell’intera umanità su un fenomeno del genere. Enorme riconoscenza gli tributano ancor oggi i geologi, i quali nominano il tipo di eruzione esplosiva, quella vesuviana, col nome di pliniana.

Ma non è di questo che tratteremo, tale presentazione è d’obbligo per pesare la caratura del personaggio in questione. E Plinio ebbe davvero una vita intensa; finendo col diventare uno dei migliori servitori dell’amministrazione imperiale. Da avvocato, sia pur di nobili ascendenze, soprattutto grazie al celebre zio, in breve tempo ha svolto un eccellente cursus honorum: dai diversi patronati ricoperti nella difesa dei provinciali vessati da governatori corrotti, alla cura delle vie fluviali, fino all’incarico maggiore, nelle casse dell’erario, il cosiddetto Tempio di Saturno; in pratica ministro del tesoro del tempo. Per questa sua predisposizione alla cura degli affari economici, nonostante la sua formazione professionale sia stata, come detto, forense, l’Imperatore Traiano volle inviarlo nel 111 d. C. nella provincia di Bitinia, attuale Turchia nordoccidentale, per ristabilirvi le casse dissestate di modo che, con il risanamento far ripartire una serie di lavori pubblici per migliorare le condizioni sociali ed economiche della provincia. A giudicare dall’epistolario tra Plinio il giovane, Legatus Augusti pro Praetore di Bitinia, e Traiano, il compito sembra essere stato svolto ottimamente. In esso si parla spesso di richieste di invio tecnici da Roma per il ripristino di un alveo di fiume o per una bonifica, per delle strade, o addirittura se sia possibile autorizzare la costituzione di reparti di vigili del fuoco con elementi del luogo. In mezzo a questa corrispondenza da rigido e fedelissimo funzionario, fino a rendersi petulante, capita di leggere anche l’altra grande testimonianza che Plinio fornisce alla storia e sempre ricoprendo tale incarico in Bitinia: Come comportarsi dinanzi alla presenza di una cospicua comunità cristiana, se perseguirla o astenersi. La risposta di Traiano in merito è mite al punto tale da fargli guadagnare, mezzo millennio dopo, le preghiere di S. Gregorio Magno affinché l’anima dell’Optimo Principe giunga in Paradiso. E certo il giovane Plinio doveva avere un forte potere di attrazione per i grandi eventi, gliene capitavano davvero di ogni sorta! Anche quella di trovarsi un giorno a Nicea, (città sempre nella provincia di sua competenza, la Bitinia) e siamo al nocciolo di questo racconto, ed essere visitato da un corriere proveniente nientemeno che dalla Crimea, inviatogli dal re di quell’area, un certo Tito Giulio Sauromate. Costui governava, per conto di Roma, i vasti territori che andavano dalla penisola fino al mar d’Azov e le foci del Don, nonché un’altra grossa fascia costiera a est del grande fiume. Questi territori rientravano nel regno detto del Bosforo Cimmerio, un’entità statale cliente di Roma, leggi vassalla, fin dal tempo in cui Pompeo mise piede in Asia alla rincorsa di Mitridate. Ora, questo Sauromate, pregava il governatore di inoltrare verso Roma, dall’imperatore, una lettera della quale purtroppo non conosciamo il contenuto ma sul quale diversi studiosi hanno avanzato suggestive supposizioni; ma intanto proseguiamo con l’esposizione dei fatti. Assieme al corriere del re cliente giunge, a poca distanza di tempo, anche il corriere del liberto Licorma, nient’altro che un funzionario del procuratore, di Ponto e Bitinia, Virdio Gemellino. Ricordiamo che la carica di Procuratore, ricoperta anche dal celebre Ponzio Pilato, era di natura prevalentemente fiscale, sovrintendeva al pagamento dei tributi delle provincie e degli stati clienti. L’ipotesi fatta, al proposito di questo viaggio da Plinio, è che il suddetto Licorma abbia avuto degli screzi con il re Sauromate, riguardo ai tributi che il regno del Bosforo versava a Roma, o addirittura alle sovvenzioni che lo stesso Impero Romano, a volte, versava agli stati clienti, (vuoi per la costruzione ed il mantenimento di fortezze e guarnigioni legionarie in suddetti territori, oppure per donativi utili a legare alla causa romana le élite del luogo). D’altronde la Crimea, penisola sempre al centro della storia così come sta geograficamente al centro del Mar Nero, ospitava sulle sue coste, e già da due secoli, diverse basi navali della flotta romana. Come stiano le cose, sono tuttavia ancora secondarie rispetto al grande disegno geopolitico che si stava dipanando sotto gli occhi del governatore Plinio. Le beghe, supposte o reali, intercorse tra Sauromate e Licorma, celavano gravi fatti di cui si chiedeva l’immediato intervento del principe Traiano. In una successiva lettera Plinio informa Traiano di aver concesso un salvacondotto al corriere del re Sauromate, perché costui aveva urgenza di informare Roma. (continua)

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

Alla radice

 

 

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Si ringrazia Nardi per la vignetta .

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

Alla radice (versione integrale)

Ciò che segue potrebbe essere giudicato come retorica populista di semianalfabeti, ignoranti afflitti da sindromi ricorrenti di complottismo… e ancora: delirio di frustrati internauti dediti all’onanismo, nullafacenti o bamboccioni perditempo… e via con la sequela di insulti di tal genere provenienti da quelli che hanno sempre ragione. Per chi non avesse ancora capito, mi riferisco a coloro che, magnifici accademici, esperti economisti del mondo libero global e che, pur continuando a non azzeccarne una, vanno in giro a divulgare la verità rivelata del “tutto senza frontiere” e della crescita continua. Ma, dato che simili fesserie, dogmi incrollabili per codesti, attraggono sempre meno persone, avvertono la necessità di avvalorarle tramite figure messianiche in grado di guidarle in questa difficile guerra al populismo. Ecco perché si recarono a Davos a plaudire il cinese Xi Jinping, oppure si sono precipitati in massa ad omaggiare l’Obama milanese perché costui è il giusto, l’ultimo messia di un mondo nuovo in corso di realizzazione, che si presenta ai convegni di questi sapienti accademici dal rigore facile (però da applicare solo allo spendaccione e miserabile parassita popolaccio) si toglie la cravatta e tutti corrono ad imitarlo sbracandosi. L’ex presidente USA (e getta) è diventato come il Bay di Agapur del film di Totò “L’imperatore di Capri”, (in quest’opera cinematografica da rivedere, sempre, il finto Bay lanciava tutte le mode bizzarre: tuffo in acqua vestito, serpente nel cappello e mille altre furfanterie….). Così si presentano gli accademici-imprenditori, e sapienti a vario titolo che giocano a mostrarsi finti casual sempre più facili all’endorsement nei confronti di mammona: in definitiva null’altro che pseudopolitici pret a porter.

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E poi parlano male di Ezra Pound, quando invece dovrebbero farlo studiare in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Questa necessaria premessa è utile a introdurre la materia che noi ignoranti proveremo a spiegare nelle righe seguenti e che, in questa sede, abbiamo definito per semplificazione di linguaggio: radice. Specificatamente la radice del cambiamento europeo in atto e che, tanto cara alle illuminate menti delle oligarchie al potere in questo angolo di mondo volutamente chiamato, sempre da loro, occidentale, a noi sempliciotti è sempre sfuggita; almeno fino a pochi anni fa, quando l’informazione pare essere sfuggita al controllo del politicamente corretto. E allora ci chiediamo: Possibile tutta questa libertà improvvisa? Eppure da oltre 200 anni i volti di questi illuminati sono trasfigurati dalla luce della sapienza e della ragione, ne hanno fatto pure un culto nella loro culla geografica, l’ex regno di Francia! Potremmo asserire che, eccessivamente allampanati fino all’accecamento, codesti nostri padroni, che tutto sanno e prevedono, in anticipo sui secoli, non si siano resi conto che la radice del loro mondo pian piano si sarebbe svelata e dunque rivelata anche agli umili con rischi, a questo punto esiziali, per le élite illuminate? Di Satana non bisogna mai sottovalutare gli stratagemmi, e se dunque oggi chiunque può scoprire le radici: origini ed evoluzione di quella creatura pseudopolitica chiamata Unione Europea, è perché crediamo, nella nostra mente semplice, che oramai gli illuminati si sentono così al sicuro del fatto che i giochi siano chiusi, da poter favorire la diffusione pubblica delle loro intenzioni malefiche.E purtroppo sembra, anche a giudicare dalle ultime elezioni “francesi”, che sia una strategia giusta, perché ormai più nessuno ha la forza né la volontà di scrollarsi dal collo il giogo paneuropeo. Non resta che elencare i dati, e non “fakke nius”, di una lenta ma inesorabile marcia, (en marche!) effettuata nel corso degli ultimi due secoli dagli ambienti massonici i quali  hanno in mente, e questa è la radice di tutti i mali, di eliminare i popoli europei e con essi la stessa cultura del continente.Non stiamo qui a riprendere le teorie più ardite riguardo le origini del grande progetto di genocidio europeo, ci limitiamo a ripercorrere le fasi salienti di un processo iniziato nel cosiddetto secolo dei lumi che portò al trionfo delle realtà imprenditoriali a scapito delle antiche feudalità militari e terriere. Quando le élite borghesi riuscirono ad innestarsi negli antichi casati nobiliari; ma le differenze rispetto all’ancien regime si mostrarono da subito sostanziali. I parvenue erano ben lontani dal contentarsi del semplice sussidio che gli garantiva il possesso di un feudo, e che rappresentava l’ordinarietà per tutta l’antica aristocrazia. Questi borghesi puntavano al profitto, al divenire, all’accrescimento delle ricchezze, in linea con una visione del mondo non più circolare, come nell’evo antico, ma puntato a folle velocità verso una sola direzione, il futuro, il progresso. Per il raggiungimento del quale tutto il passato è visto come un fardello più che una ricchezza. In linea con i principi produttivi nuovi, facilitati dalla rivoluzione industriale, i nuovi “nobili” mostrarono da subito la loro pericolosità, Napoleone e i suoi massacri giacobini ne furono solo l’inizio. E tutto sommato il genio corso era ancora un nemico facilmente battibile, quel che è arduo combattere sono le azioni subdole, passate sotto traccia, che scavano come mine sotto le cinte murarie, e purtroppo l’assediato, il mondo tradizionale, se ne rese conto solo quando si aprirono le brecce per via dei crolli. Fu così che le azioni della massoneria continuarono a svolgersi nei palazzi dell’antica nobiltà, occupati nei più svariati modi, ad esempio acquisendo titoli per via matrimoniale, cosa che fece Saint Yves d’Alveydre dopo aver sposato la contessa Keller. Ovviamente il titolo di conte doveva essere sfruttato per far approvare le direttive del nuovo mondo tra le corti europee. Ridotti allo stremo, impauriti e decimati dagli orrori giacobini, i superstiti delle antiche nobiltà pur di sopravvivere accettarono qualsiasi diktat loro imposto. Ebbe così gioco facile il Saint Yves d’Alveydre nel far recepire alla “gente che conta” la necessità, tutta massonica, di un governo mondiale retto da élite di banchieri e tecnici, con addirittura un ruolo primario da affidare al popolo ebraico, guida delle nazioni!

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In questo grande progetto rientrava, come era prevedibile, anche la riduzione del cattolicesimo ad una semplice organizzazione umanitaria attraverso lo svuotamento di tutti i suoi contenuti trascendentali. Fatto curioso è che tra i centri di guida di questo governo tecnico europeo, teorizzato dall’Alveydre, oltre alle comprensibili Londra e Parigi, veniva indicato anche un piccolo borgo di mercanti, Bruxelles; anche dal fatto che, nel secondo dopoguerra, i padri dell’UE l’abbiano eletta a capitale, si comprende la pedissequa, sinistra e inesorabile prosecuzione dei piani degli antichi maestri.Tuttavia eravamo solo agli inizi, perché a seguire queste indicazioni troviamo l’altro conte, l’ormai celebre Richard Coudenove Kalergi. Celebre perché se oggi anche le televisioni ed il mainstream ne parlano è grazie ai social, gestiti da gente etichettata dagli accademici con gli epiteti posti all’inizio di questo articolo. E comunque nessuno ha potuto smentire che tale conte nel suo volume <<Praktischer Idealismus”>>, abbia sintetizzato con le seguenti parole il futuro del continente europeo: “Gli abitanti dei futuri Stati Uniti d’Europa non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale”. In seguito prosegue l’esposizione del suo delirante progetto sul fatto che ciò debba essere favorito non ostacolato!: “E’ necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere.” Negli anni ’30 del novecento queste frasi suonavano bizzarre ai più, nessuno dava credito a simili idiozie… i guai invece erano solo all’inizio. Infatti a dar retta a questo visionario erano alti esponenti della classe dirigente europea, su tutti Winston Churchill e Konrad Adenauer. E noi oggi comprendiamo, alla luce dello spostamento dell’intera Africa in Italia, che i lavori di Kalergi non erano un semplice capriccio letterario ma un vero e proprio programma politico; un manuale in mano a capi di stato di un continente devastato dalla follia nazista, peraltro incentivata da alcuni di questi ambienti “illuminati”. Inoltre, che nonostante le reazioni di uomini del calibro del generale De Gaulle, che parlò dell’UE come di una associazione di patrie libere e indipendenti tra loro, non di melassa sovranazionale, il progetto proseguiva inesorabilmente. Forse per questo motivo si decise, da subito, di favorire l’allargamento dei consensi esponendo, sempre in forma subdola ovviamente e tra il cosiddetto establishment, i grandiosi progetti politico-sociali. Il mezzo migliore, in ogni epoca, è quello di coinvolgere un numero sempre più elevato di intellettuali da arruolare in favore della causa, della radice di tutti i mali. Così l’influente Theodor Herzl, (1860-1904) amico del conte Kalergi nonché considerato l’inventore del sionismo, aderì alla guerra per la liquidazione degli europei. I suoi manifesti, o proclami, preconizzavano la nascita dello stato di Israele, e questo lascia supporre che costui era ben conscio che gli inglesi avrebbero favorito la fondazione dello stato ebraico. E’ più di un sospetto dato che suoi correligionari erano arrivati ai vertici del più potente impero d’Occidente, quello britannico. E mi riferisco ai signori Antony de Rothschild, insignito del titolo di baronetto nel 1847, e Benjamin Disraeli, primo ministro britannico nel 1868 e poi dal 1874 al 1880, era chiaro che la superpotenza dell’epoca avrebbe svolto un ruolo attivo per la restituzione della Palestina al popolo eletto. Cosa che fece nel 1947. Al di la di questi fattori, “personali”, sono degne di nota alcune sue considerazioni razziali del tipo: nessun ebreo dovrebbe contaminarsi con le genti europee, ne scadrebbe il sangue ed anche la cultura abramitica ne risulterebbe compromessa! E non è finita, lo scrittore si spingeva oltre sperando nella distruzione dell’identità europea, dichiarando come necessaria la contaminazione delle genti europee. Questa era l’unica strada per la liberazione del popolo ebreo che, sempre secondo le sue idee, era ridotto in stato di schiavitù e oppressione dalle nazioni cristiane d’Europa. Bisogna tener conto che il genocidio hitleriano è ancora lontano dal verificarsi, per cui tali frasi di Herzl risultano assurde e gratuitamente maligne, non sono scusabili nemmeno come una giusta reazione ad un torto subito.Fatto sta che qualsiasi cosa simili personaggi abbiano pronunciato o scritto, esso si sostanziò nell’immediato dopoguerra.Da semplice accordo commerciale di libere nazioni, la comunità economica europea si trasforma, in breve tempo, in un nodo scorsoio che si stringe sempre di più intorno al collo dei popoli del vecchio mondo. Questo anche grazie ad altri personaggi che hanno ereditato dagli antichi maestri il compito di devastare la civiltà europea. Tra i migliori esponenti in questa attività s’è mostrato Peter Sutherland, già: “Commissario europeo per la concorrenza, gli affari sociali e l’istruzione”, in seguito “Commissario europeo per la concorrenza e le relazioni con il parlamento europeo”, inoltre “Direttore generale dell’organizzazione mondiale del commercio”. Ha più volte sostenuto: “bisogna affossare l’omogeneità degli stati nazionali”. Forse per questo motivo ha curato lui l’istituzione del “Progetto Erasmus”, il metodo più efficace per annichilire le coscienze nazionali nei giovani europei! Che dire, l’UE “kalergiana” è terribilmente metodica nel devastare; come Proteo muta mille forme, sfugge ad ogni attacco, ma persegue un unico obiettivo, in questo caso: Eliminare gli europei! Il succitato Sutherland ha dichiarato alla camera dei Lord nel 2012: “L’Unione Europea dovrebbe fare del suo meglio per attaccare, indebolire l’omogeneità culturale degli stati nazionali, perché la migrazione è una dinamica cruciale per la crescita economica in alcuni stati membri, per quanto difficile potrebbe essere spiegarlo ai cittadini di quegli stati.”E ancora: “Costruire giocoforza stati multiculturali… A differenza degli Stati Uniti, dell’Australia e della Nuova Zelanda, che rappresentano società frutto di migrazione e che sono più versatili nell’integrare chi viene da altre realtà, noi coltiviamo ancora un senso di omogeneità e differenza rispetto agli altri. Questo è precisamente ciò che l’Unione Europea, secondo me, dovrebbe distruggere.”Resta da presentare un ultimo personaggio, come i precedenti terribilmente potente; si tratta dell’eminenza grigia del presidente Macron, il banchiere ebreo Jacques Attali. Costui si vanta di essere stato al vertice della politica francese fin dai tempi di Mitterand, da quando smise di giocare, com’era ovvio, a fare il sessantottino per poi passare all’azione propagando ed eseguendo l’antico progetto consistente nella dissoluzione del mondo tradizionale, nella fattispecie europeo. Ha affermato più volte: “Ogni uomo diventerà un essere senza padre né madre, senza antenati, radici né posterità, un nomade assoluto.”(Pare essere una fissazione dei nostri fratelli maggiori l’internazionalismo e la cancellazione delle identità, degli altri ovviamente. Lo stesso fecero Marx, Lenin e Trockij, tutti e tre invariabilmente di cultura ebrea che, per la realizzazione del “paradiso comunista” sacrificarono 80 milioni di esseri umani di nazionalità russa! Lo ha confermato anche recentemente Vladimir Putin) Attali ha inoltre spiegato, già nel 1981 in un intervista rilasciata nel libro L’“Avenir de la Vie”, come risolvere il problema dei non produttivi: “L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali del nostro futuro” aggiungendo: “In una società capitalista, delle macchine, permetteranno di eliminare la vita quando questa sarà insopportabile o economicamente troppo costosa”. Che dire? Il progresso non può trascinare vecchietti in carrozzella, rallenterebbe i cicli di produzione! E poi costano troppo alla sanità: per ognuno di loro si spendono pedane di medicinali al mese! Oltre a queste genialate il signor Attali, come i precedenti, è favorevole all’abbattimento di ogni moralità, che loro chiamano barriere, e si sa quanto tali signori detestino ogni forma di recinzione, sia essa geografica, di proprietà, di talamo! Al proposito Attali spinge anche per l’accettazione del cosiddetto “poliamore”. Ancora uno sforzo e l’UE autorizzerà anche il matrimonio degli umani con cani, gatti e porci, senza offesa per questi ultimi, sia chiaro.Parodiando Shakespeare mi vien da dire: Questi signori paneuropei sono fatti della stessa materia con cui sono fatti gli incubi. Il guaio per tutti noi è che questi loro sogni, e nostri incubi, sono in via di realizzazione!

Tratto da :Onda Lucana by Ivan Larotonda

Alla radice

vignettadautore4_giugno
Si ringrazia  Cecigian per la vignetta.

Tratto da : Onda Lucana by Ivan Larotonda

Alla radice III parte

Da semplice accordo commerciale di libere nazioni, la comunità economica europea si trasforma, in breve tempo, in un nodo scorsoio che si stringe sempre di più intorno al collo dei popoli del vecchio mondo. Questo anche grazie ad altri personaggi che hanno ereditato dagli antichi maestri il compito di devastare la civiltà europea. Tra i migliori esponenti in questa attività s’è mostrato Peter Sutherland, già: “Commissario europeo per la concorrenza, gli affari sociali e l’istruzione”, in seguito “Commissario europeo per la concorrenza e le relazioni con il parlamento europeo”, inoltre “Direttore generale dell’organizzazione mondiale del commercio”. Ha più volte sostenuto: “bisogna affossare l’omogeneità degli stati nazionali”. Forse per questo motivo ha curato lui l’istituzione del “Progetto Erasmus”, il metodo più efficace per annichilire le coscienze nazionali nei giovani europei! Che dire, l’UE “kalergiana” è terribilmente metodica nel devastare; come Proteo muta mille forme, sfugge ad ogni attacco, ma persegue un unico obiettivo, in questo caso: Eliminare gli europei! Il succitato Sutherland ha dichiarato alla camera dei Lord nel 2012: “L’Unione Europea dovrebbe fare del suo meglio per attaccare, indebolire l’omogeneità culturale degli stati nazionali, perché la migrazione è una dinamica cruciale per la crescita economica in alcuni stati membri, per quanto difficile potrebbe essere spiegarlo ai cittadini di quegli stati.”

E ancora: “Costruire giocoforza stati multiculturali… A differenza degli Stati Uniti, dell’Australia e della Nuova Zelanda, che rappresentano società frutto di migrazione e che sono più versatili nell’integrare chi viene da altre realtà, noi coltiviamo ancora un senso di omogeneità e differenza rispetto agli altri. Questo è precisamente ciò che l’Unione Europea, secondo me, dovrebbe distruggere.”

Resta da presentare un ultimo personaggio, come i precedenti terribilmente potente; si tratta dell’eminenza grigia del presidente Macron, il banchiere ebreo Jacques Attali. Costui si vanta di essere stato al vertice della politica francese fin dai tempi di Mitterand, da quando smise di giocare, com’era ovvio, a fare il sessantottino per poi passare all’azione propagando ed eseguendo l’antico progetto consistente nella dissoluzione del mondo tradizionale, nella fattispecie europeo. Ha affermato più volte: “Ogni uomo diventerà un essere senza padre né madre, senza antenati, radici né posterità, un nomade assoluto.”

(Pare essere una fissazione dei nostri fratelli maggiori l’internazionalismo e la cancellazione delle identità, degli altri ovviamente. Lo stesso fecero Marx, Lenin e Trockij, tutti e tre invariabilmente di cultura ebrea che, per la realizzazione del “paradiso comunista” sacrificarono 80 milioni di esseri umani di nazionalità russa! Lo ha confermato anche recentemente Vladimir Putin) Attali ha inoltre spiegato, già nel 1981 in un intervista rilasciata nel libro L’“Avenir de la Vie”, come risolvere il problema dei non produttivi: “L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali del nostro futuro” aggiungendo: “In una società capitalista, delle macchine, permetteranno di eliminare la vita quando questa sarà insopportabile o economicamente troppo costosa”. Che dire? Il progresso non può trascinare vecchietti in carrozzella, rallenterebbe i cicli di produzione! E poi costano troppo alla sanità: per ognuno di loro si spendono pedane di medicinali al mese! Oltre a queste genialate il signor Attali, come i precedenti, è favorevole all’abbattimento di ogni moralità, che loro chiamano barriere, e si sa quanto tali signori detestino ogni forma di recinzione, sia essa geografica, di proprietà, di talamo! Al proposito Attali spinge anche per l’accettazione del cosiddetto “poliamore”. Ancora uno sforzo e l’UE autorizzerà anche il matrimonio degli umani con cani, gatti e porci, senza offesa per questi ultimi, sia chiaro.

Parodiando Shakespeare mi vien da dire: Questi signori paneuropei sono fatti della stessa materia con cui sono fatti gli incubi. Il guaio per tutti noi è che questi loro sogni, e nostri incubi, sono in via di realizzazione!

Tratto da : Onda Lucana by Ivan Larotonda