RASCHIANO IL FONDO DEL BARILE. IL NOSTRO, NATURALMENTE. — Blondet & Friends

Maria Etruria Boschi vuole “aggredire” i  contanti  che avete in casa.

Disperati, i nostrio governanti non eletti vogliono mettere le mani su favoleggiati 200 miliardi che  “nascondiamo”, e impedirci di usare i contanti per i pagamenti.

Voglio ricordare che Etruria Boschi  ha la disponibilità insindcabile dei fondi della Presidenza  del Consiglio, segretariato generale, salito da 400 a quasi 800 milioni annui.  Da questi fondi Etruria Boschi ha trovato i soldi necessari per pagare questo signore, che forse riconoscete:

Francesco Spano, messo a dirigere l’UNAR, L’Ufficio per la Lotta contro le Discriminazioni, che in realtà era il centro di finanziamento di localini gay  tutti sesso, droga, prostituzione maschile,  a cui lo stesso Spano era abbonato. Si dice che l’emolumento di Spano, fosse sui 200 mila euro l’anno. Adesso Spano è passsato ad altro stipendio pubblico: mesi fa, Dagospia lo dava prossimo a “salire in cattedra alla prestigiosa Sna, la Scuola nazionale dell’ amministrazione, della presidenza del Consiglio dei ministri.  La cattedra sarebbe una sorta di premio per il modo in cui Spano ha lasciato, senza far troppe storie, la sua poltrona di responsabile dell’ ufficio contro le discriminazioni, una struttura nata con il compito di lottare essenzialmente contro il razzismo, ma che da anni era diventata la punta di lancia avanzata delle campagne a favore dei gay”.

Ecco perché al governo i soldi non bastano mai, e Maria Etruria Boschi  ha bisogno di  “aggredire” le banconote che teniamo in casa. Forse dovrebbe cominciare a risparmiare su Spano, ed anche sulla Scuola di Amministrazione, un tempoo prestigiosa formatrice di grand commis, ora evidentemente santuario di parassiti scartati da altri posti.

SPESE DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GESTITE DA MARIA ETRURIA BOSCHI. Senza renderne conto.

L’articolo RASCHIANO IL FONDO DEL BARILE. IL NOSTRO, NATURALMENTE. è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

via RASCHIANO IL FONDO DEL BARILE. IL NOSTRO, NATURALMENTE. — Blondet & Friends

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GAMBERO ROSSO PREMIA LA LUCANIA

Tratto da: Onda Lucana by Antonio Morena

Complimenti al Made in Lucania,sempre più in espansione con i suoi talenti intelligenti, i quali consolidano la propria posizione nel mondo delle attività produttive mettendo in evidenza il proprio stile e apportando qualità e novità,settore quello della gastronomia sempre molto competitivo tra tradizione antica e storici capiscuola emerge il nostro Salvatore Gatta della nota pizzeria “Fandango”in loc. Scalera comune di Filiano (pz).

E’ veramente un grande successo personale quello di Salvatore,riuscire ad entrare nel mondo dell’ élite nazionale,i “Tre Spicchi” conferiti dalla prestigiosa guida Pizzerie d’Italia 2018 del Gambero Rosso.

Inseriamo il link sottostante ,affinchè, possiate consultare la lunga lista dei vincitori regione per regione:

http://www.gamberorosso.it/it/food/1045892-guida-pizzerie-d-italia-2018-del-gambero-rosso-elenco-dei-migliori-e-dei-premiati

 

 

Vince per la categoria:”Pizzerie d’italia”,settore: pizza napoletana,sembra quasi un gioco che un lucano riesca a superare,quantomeno a compararsi con chi ha sempre nella storia della pizza praticato  la tradizione dei maestri napoletani,eppure,gli scherzi della vita portano buoni successi per chi resta nella competenza del lavoro dedito  nella esplorazione verso nuove tecniche e nella spasmodica ricerca di nuovi prodotti applicati,un vero talento,fiducioso dei propri mezzi che con maestria e dopo una lunghissima gavetta si fa strada in un ambito non sempre facile.

Tratto da: Onda Lucana by Antonio Morena

 

 

 

 

 

 

MONICA

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Immagine tratta da web.

Tratto da:Onda Lucana by Gerardo Renna

MONICA

Cammini male,
però mi piace tanto….vederti passare!

Ogni volta che ti vedo arrivare
lo sguardo dal lavoro distolgo,
che avido su di te si posa!

Sui tuoi capelli biondi,
sul tuo viso bello,
che intorno brilla come una stella!

Nell’incedere un po’ spedito
il tuo corpo polposo e il tuo seno prosperoso
vedo, sbalordito,
che m’accendono il desi0….!

Il desiderio irrefrenabile
di “gustar” il tuo seno grosso,
che ad ogni passo in petto ti balla!

Ogni volta che ti vedo, nel letto ti vorrei,
nuda, rosea, come sei,
per godere la tua bellezza, la tua morbidezza
e la tua calda sofficità prorompente…!

Bologna, luglio 1970

Tratto da:Onda Lucana by Gerardo Renna

L’ITALIA STA RICOPRENDO DI ARMI IL MEDIO ORIENTE

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Cosa succede quando l’emiro di Kuwait ha il garage già pieno di Ferrari e Lamborghini e il suo faraonico palazzo arredato in un trionfo di poltrone Frau? Succede che inizia ad acquistare cacciabombardieri, ma rigorosamente Made in Italy. Una decisione che negli ultimi due anni ha contribuito al balzo dell’export di armi italiane nel mondo, con cifre che in 27 anni di monitoraggio non si erano mai viste.

Un boom che si traduce nei 14,6 miliardi di euro del 2016 rispetto ai 2,6 del 2014 – per chi ama le percentuali, si parla di un aumento del 452% in soli due anni. E il merito è proprio di quegli emiri e di quei principi dei Paesi del Golfo Persico che, fatta incetta di cavallini, tori, tridenti e bolidi tricolori, hanno deciso che se gli ospedali in Yemen andavano bombardati, bisognava farlo con stile.

L’euforia ha contagiato anche il Governo italiano: per convincersene basta leggere le frasi encomiastiche sulla “capacità di penetrazione e flessibilità dell’offerta nazionale all’estero” nella Relazione sul commercio e sulle autorizzazioni all’esportazione di armi per il 2016. Toni compiaciuti ai limiti del buon gusto, che non stupiscono nei comunicati stampa di Avio o di Leonardo (ex Finmeccanica), ma che ti lasciano piuttosto perplesso se messi nero su bianco dall’organismo imparziale che si dovrebbe limitare a monitorare la vendita dei nostri sistemi d’arma entro i limiti imposti dalle convenzioni internazionali. E che soprattutto dovrebbe verificare che la vendita di armamenti non infranga la Legge n. 185 del 1990, per la quale “l’esportazione e il transito di materiali di armamento sono vietati verso i Paesi in stato di conflitto armato” – in violazione dell’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite –, verso quelli “la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione” e quelli “responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani”.

 

Ma per potersi vantare di essere usciti dalla crisi grazie alla “capacità di penetrazione e flessibilità dell’offerta nazionale” ed essere presenti negli arsenali di un’ottantina di nazioni – terzi al mondo dopo Usa e Francia – non si può andare tanto per il sottile quando si tratta di clienti. E se la Legge n. 185 si mette di mezzo? Per cancellare qualsiasi vincolo basta che Governo italiano e cliente di turno stipulino un accordo intergovernativo nel campo della difesa, con menzione specifica della regolamentazione dell’import-export dei sistemi d’arma. Una volta scoperto l’escamotage, diventa molto interessante incrociare la lista dei Paesi visitati dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal suo successore Paolo Gentiloni con quella dei nostri principali clienti. Ammetterete che la domanda “Che diavolo ci andrà a fare Renzi in Turkmenistan?” aveva attraversato anche il vostro cervello.

 

In meno di due anni l’Italia si è trovata una lista di nuovi amici internazionali da far (quasi) rimpiangere i bei tempi della special relation tra Silvio e Putin, o il fu best friend Gheddafi. Al primo posto troviamo l’emirato del Kuwait, vero artefice del raddoppio delle commissioni di armi italiane nel 2016. Con l’accordo del cinque aprile dello scorso anno tra il ministero della Difesa e lo Stato del Golfo, l’Alelia Aermacchi del gruppo Leonardo si è impegnata a dotare di 28 caccia di quarta generazione Typhoon Eurofighter l’aeronautica militare del Kuwait e a fornire assistenza per i prossimi vent’anni. Un contratto da 7,3 miliardi di euro, ossia la metà del totale registrato nel 2016, stipulato tralasciando l’insignificante dettaglio che il Kuwait, con più di 3mila missioni di bombardamento, è in prima linea con la sua aviazione nella coalizione guidata dall’Arabia Saudita in Yemen: una campagna di due anni con forze di terra e soprattutto bombardamenti aerei – spesso su obiettivi civili – che hanno ucciso tra le 7 e le 10mila persone, per un terzo bambini.

 

Nel 2016 ha decuplicato gli ordini, arrivando a quota 341 milioni di euro. A seguire troviamo la Turchia, che ha assicurato la sua recente svolta democratica con un po’ di shopping: i milioni sono 133. Felici i trascorsi del 2015, con la consegna all’esercito turco dei primi nove modelli dell’elicottero d’assalto T129, prodotto da Ankara, su licenza Augusta Westland, basandosi sul modello italiano Mangusta – velivolo ultimamente utilizzato per colpire le postazioni dell’esercito curdo, nostro alleato nella lotta contro l’Isis in Siria e Iraq. Sempre nel 2015, prima dell’omicidio del ricercatore Giulio Regeni, non ci siamo fatti mancare un maxi-rifornimento di munizioni leggere e gas lacrimogeni alle forze di polizia egiziane del generale di Al Sisi, usate per reprimere le manifestazioni dei mesi successivi. Ultimi, ma non meno importanti, due piccoli miracoli all’italiana: Angola e Turkmenistan. Dopo la visita dell’allora premier Renzi, il Turkmenistan ha abbracciato il Made in Italy, passando dai 5 milioni di commesse del 2015 ai 39 dell’anno successivo. Risultato battuto però dall’exploit dell’Angola – sorvegliato speciale Onu per la sistematica violazione dei diritti umani –, passata dai 72mila euro di acquisti del 2015 agli 88 milioni di euro del 2016.

 

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli”, recita l’undicesimo articolo della Costituzione. Saggezza che si scontra con quella popolare dell’improvvisato trafficante d’armi Pietro Chiocca, interpretato da Alberto Sordi nel film Finché c’è guerra c’è speranza: «Perché vedete, le guerre non le fanno solo i fabbricanti d’armi e i commessi viaggiatori che le vendono, anche le persone come voi, le famiglie come la vostra, che voglio voglio e non si accontentano mai. Le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo, gli anellini, i braccialetti, le pellicce e tutti i cazzi che ve se fregano costano molto! E per procurarseli qualcuno bisogna depredare, ecco perché si fanno le guerre!».

Fonte:https://condividetimpera.it/2017/09/20/litalia-sta-ricoprendo-di-armi-il-medio-oriente-the-vision/

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Siae, dal 2018 addio all’esclusiva sui diritti d’autore

L’esclusiva Siae ha i giorni contati. Dal 1 gennaio 2018 ci sarà una vera e propria rivoluzione nell’ambito dei diritti d’autore: in Italia potranno nascere nuove agenzie di collecting del diritto d’autore, purché risultino enti non a scopo di lucro.

FINE DEL MONOPOLIO – Un duro colpo per il monopolio della Siae: il ministero dei Beni culturali vuole inserire una proposta nella prossima legge di Bilancio che andrà a modificare il decreto legislativo n. 35 del 15 marzo 2017, il quale, a sua volta, recepiva la direttiva Barnier.

La novità è ormai attesa da lungo tempo ed è strettamente legata alla direttiva europea del 2014, mai recepita in Italia, sulla liberalizzazione dei diritti d’autore. Una liberalizzazione discussa sia in Parlamento sia a livello mediatico, con l’intervento di diversi artisti a favore della liberalizzazione.
Lo scorso marzo l’Italia aveva comunque fatto un passo avanti permettendo di affidare la gestione a collecting societies di altri stati membri dell’ UE ma, seppur l’iniziativa sembrava preannunciare un margine di cambiamento, la situazione è rimasta quasi la stessa, spingendo il governo a trovare una soluzione più significativa. Contro Siae si era, infatti, scagliata anche l’Antitrust, la quale aveva avviato lo scorso aprile un’indagine per abuso di posizione dominante.

COSA CAMBIA – Dal 1 gennaio 2018 in Italia potranno nascere nuove agenzie di collecting del diritto d’autore, purché risultino enti non a scopo di lucro. L’attività di intermediazione potrà essere svolta dagli organismi di gestione collettiva degli altri Stati membri, mentre le entità di gestione indipendente come Soundreef potranno continuare a operare sul suolo nazionale, a patto che stringano precisi accordi con uno di loro o, addirittura, si associno.

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Regione, la casta tenta lo “scalda poltrone”. Romaniello contro l’emendamento Mollica

 

sede-regione-basilicata
19 Set 2017

Scritto da Mariolina Notargiacomo

 

POTENZA- Nonostante la tenera età è risultato da subito maturo il tempo di un riesame. Lo Statuto regionale continua ad essere interessato da un’intensa attività di revisione. A stimolare le attenzioni continuano ad essere i provvedimenti che riguardano l’assetto istituzionale tra assemblea ed esecutivo nei punti in cui si intravedono margini di manovrabilità in risposta alle esigenze più svariate.

Non si erano ancora spenti gli echi del clamore suscitato dalla modifica statutaria partorita a giugno scorso – quella battezzata “salva poltrone” per intenderci – che eccone pronta un’altra, per certi aspetti sorella. Ad alimentare il dibattito politico, riscaldando anticipatamente il solito timido ingresso dell’estate lucana, era stata – lo ricordiamo – la pdl presentata, di tutta fretta, dai componenti dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, con la quale si apportavano modifiche all’articolo 54 dello Statuto, quello riferito allo scioglimento automatico dell’assemblea in caso di dimissioni del presidente della giunta. La proposta di legge, al contrario, stabilisce la reggenza delle funzioni al vicepresidente dell’esecutivo e la prorogatio dell’attività del parlamentino lucano, se pur limitata all’ordinario, fino alla proclamazione di nuove elezioni.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

CAROTE IN PADELLA CON VINO LUCANO E FARINA

CAROTE IN PADELLA CON VINO LUCANO E FARINA

Tratto da:Onda Lucana by Antonella Lallo

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Immagine tratta da Onda Lucana by Antonella Lallo  2017.

Le carote in padella sono un contorno saporito, semplice e veloce da cucinare, adatto sia a un pranzo che a una cena.

INGREDIENTI :

– 3 carote,

– 1/2 cipolla,

– 1 noce di margarina,

– 1 filo OLIO D’OLIVA,

– sale q.b.

– noce moscata q.b.

– mezzo bicchiere di vino lucano,

– 1 cucchiaio di farina,

– prezzemolo.

PREPARAZIONE

Lavate bene le carote e tagliatele a rondelle. Pulite la cipolla e tagliatene mezza in piccoli pezzi. Mettete una noce di burro in una padella con un filo d’olio. Soffriggete la cipolla fino a farla diventare bianca. Aggiungete le carote, che avete tagliato a rondelle, con sale e abbondante di noce moscata. Aggiungete mezzo bicchiere d’acqua e fatele cuocere per almeno una decina di minuti ma controllate sempre che siano morbide prima di spegnere il fuoco. Arricchite il tutto mettendo un mezzo bicchiere di vino Lucano e un cucchiaio di farina a fine cottura, di tanto in tanto, aggiungete un filo d’acqua. Ecco pronto un contorno semplice e gustoso. Le carote sono saporite se servite con piatti di carne che di pesce.

Tratto da:Onda Lucana by Antonella Lallo